Intervista a Paolo Cento: “Fecondazione assistita, oltre il referendum”

Se persino il pacioso Paolo Cento, leader di minoranza dei Verdi del Nord-Est, sente il bisogno di “aprire una riflessione” sul tema della procreazione assistita, delle due l’una: o il clima medial-papalino gli ha preso la testa o a qualcuno le semplificazioni laicaleggianti di Capezzone cominciano ad andare strette. Diciamolo: la bioetica potrebbe essere un po’ troppo “in” per lasciarla alle sconclusionate butade teocon di Ferrara. E il referendum potrebbe essere la risposta giusta a una legge pessima e medioevale. Ma non necessariamentte la più lungimirante.

La cura per l’ecosistema comporta un’analoga attenzione all’ecologia umana? Malgrado le accuse di “guerra di religione” lanciate da certi ambienti laicisti, il confronto sulla legge 40 in vista della consultazione popolare si profila come un’affascinante sfida culturale per chi abbia il coraggio di raccoglierla. Il verde Paolo Cento, nonostante l’impegno referendario e l’intenzione di andare a votare, sente la necessità che su alcune questioni, come il limite della scienza o il rapporto scienza-etica, anche nel fronte referendario si apra «un dialogo serio sui temi dell’etica che non sia ideologicamente schierato in maniera pregiudiziale». E poi ci tiene a precisare che «non è uno scandalo che la Chiesa abbia dato un’indicazione di impegno sul referendum attraverso l’astensione. Nessuno sta minando la laicità dello Stato».

Perché onorevole sente l’esigenza di un dibattito sul rapporto scienza-etica?

È pesante il rischio che attraverso la procreazione medicalmente assistita si apra una manipolazione sull’uomo e sulla donna.

Questa preoccupazione è una conseguenza del vostro orientamento ecologista?

Noi Verdi, che siamo molto critici sugli organismi geneticamente modificati, non possiamo non porci il problema dei limiti della fecondazione assistita. Io dico che bisogna aprire un dibattito anche dentro il mondo verde, che non sia un dibattito pregiudizialmente già schierato.

Ma sulla legge 40 cosa pensa?

Io ho firmato i referendum, credo che la legge approvata dal Parlamento sia una legge in gran parte sbagliata. Dico anche, però, che in questa discussione da aprire bisogna mettere in chiaro due punti. Due punti che nel centrosinistra sono sottovalutati.

Quali?

Il primo è che non è uno scandalo, anzi è legittimo, che la Chiesa su una materia come questa intervenga, e inviti, se lo ritiene giusto, anche all’astensione. Io andrò a votare, ma riconosco che non c’è nulla contro la laicità nell’intervento della Chiesa.

E il secondo punto?

È un punto di merito. Bisogna aprire una riflessione sui rischi che partendo dal diritto alla procreazione, il passaggio alla procreazione medicalmente assistita, e ad una scienza senza limiti può portare in maniera pericolosa ad una manipolazione progressiva del genere umano. Su questo da ecologisti e da verdi dobbiamo dibattere.

Finora la discussione è stata insufficiente?

È un dibattito troppo scientista e troppo ideologico nel versante dello schieramento referendario per il “sì”. Invece è nella tradizione degli ecologisti e nella tradizione del movimento delle donne porre questioni su tali temi. Anche da sinistra si può affrontare questa tematica in maniera diversa da come il dibattito è finora emerso. Io credo che tra la posizione della lista Luca Coscioni, che afferma che “progresso e ricerca sono sempre e comunque un bene” ed una posizione totalmente proibizionista ci sia dello spazio da occupare. E i Verdi forse sono l’unica forza politica che può farlo, per cultura e per la posizione molto trasversale che hanno avuto storicamente su questi temi. Possono, perciò, aprire questa discussione anche nel centrosinistra.

Anche il movimento delle donne sembra aver dimenticato le sue diffidenze nei confronti della manipolazione del corpo femminile.

Io credo che, in realtà, anche nel movimento delle donne ci sia una riflessione che andrebbe promossa. Non c’è dubbio che l’idea della donna che passa da soggetto ad oggetto della procreazione è un’idea che in qualche modo nega alcuni fondamenti della riflessione che negli anni ’70 il movimento delle donne fece. Penso perciò che vi sia lo spazio per avviare questa discussione. Dall’altro lato anche noi ecologisti questo dibattito lo possiamo affrontare in maniera non ideologica, diversamente da quanto sta avvenendo in queste settimane.

Nell’88 approvaste insieme alla Dc una moratoria sulla sperimentazione sugli embrioni?

Me ne ricordo. Vorrei comunque sottolineare che se è vero che i verdi stanno tra i promotori del referendum, e sono impegnati nella campagna referendaria, in realtà, anche dentro il comitato referendario – forse non lo abbiamo fatto ancora con grande visibilità – però una serie di questioni e di limiti in questa discussione li abbiamo avanzati. E sono condivisi anche da Alfonso Pecoraro Scanio. Il leader del “Sole che ride” è d’accordo con un’impostazione meno tesa ad una ricerca senza limiti, è d’accordo cioè a porli questi limiti. È vero che il referendum non tocca il tema della clonazione…

Ma il primo quesito non introduce la clonazione mediante il trasferimento di nucleo?

Sì, però rimangono intatti i divieti dell’altra parte della legge. È evidente che la ricerca senza limiti sul tema dell’embrione, in una società dove l’etica ha lasciato il posto al profitto e dove le multinazionali del settore spingono sull’acceleratore per un uso liberista di questo tipo di tecniche invasive, rischia di passare in maniera rapida, nei prossimi anni, all’accettazione della clonazione umana. Del resto la clonazione animale è qualcosa di più di un rischio. Su questo dovremmo aprire una grande discussione per porre un confine ferreo e rigido. Nel movimento referendario questa questione c’è, ma non è ancora emersa con grande forza.

Un’area di sinistra dovrebbe riflettere sul business che c’è dietro?

Un’altra questione è proprio quella del supermercato. Cioè il pericolo è che alla fine il bimbo in provetta, lo andiamo a scegliere tra gli scaffali del supermercato. C’è dunque da una parte una spinta economica, costituita dai profitti nel settore della procreazione assistita. E dall’altra il rischio, che se non si pongono dei limiti anche rispetto alle modalità e alle tecniche della procreazione assistita, ognuno si possa scegliere il gene migliore, arrivando quindi ad una sorta di super-razza, una selezione a tavolino della razza umana, con effetti da un punto di vista etico, ma anche materiale, devastanti.

Allora che fare?

Dentro a questo scenario i Verdi possono svolgere e dare un contributo di riflessione, noi apriremo una discussione al nostro interno nelle prossime settimane, anche tenendo conto della trasversalità che abbiamo su questi temi . Partendo, ovviamente, dal fatto che abbiamo promosso il referendum, e riteniamo che esso sia uno strumento che comunque c’è. Ma nel referendum ci sono tre scelte: il sì, il no e l’astensione. E anche scelte articolate rispetto ai quesiti.