Intervista allo scrittore Mauro Covacich: “Basta medicine a oltranza il suicidio non sia più un tabù”

covacich.jpg
La Repubblica
Caterina Pasolini

Io sono per la libertà di scelta. Perché chi vuole possa continuare a curarsi a oltranza e chi invece subisce la malattia e si sente umiliato, offeso nella sua dignità, abbia il diritto di morire». Mauro Covacich, scrittore triestino, è autore del romanzo A nome tuo (Einaudi) dal quale è stato tratto il film Miele diretto da Valeria Golino.

Un libro che segue la storia, gli incontri, i dubbi di una giovane che di mestiere fa proprio “l`angelo della dolce morte”. 

Lei è favorevole all`eutanasia? «Adesso le dico che sono assolutamente favorevole, eppure capisco quelli che magari vivono dentro a un polmone di acciaio in condizioni che a me ora paiono avvilenti, inaccettabili davanti alle quali invece io proprio non ce la farei ad andare avanti. Ognuno ha il suo limite nella malattia, oltre il quale ritiene di non volere e potere più andare avanti e che magari si sposta e cambia col tempo. Vorrei solo che fosse rispettato nei suoi desideri, espressi lucidamente. Che si riuscisse a svincolare la fine della vita dalle medicalizzazionì a oltranza, che fosse risparmiato, a chi non la vuole, un percorso spesso sadicamente inutile».

Le è capitato di volere la morte? «Non la mia, ma mia nonna, che è morta a 103 anni, ha vissuto gli ultimi tre come un pacco, spostata a peso dal letto alla sedia. Lei non avrebbe desiderato giorni così e io ho anche pensato molte volte che avrei voluto aiutarla a morire. Da quei giorni è nato il libro, da una profonda spinta affettiva, dai pensieri che mi attraversavano la testa in quelle ore, dai dubbi, da alcune certezze». 

Quali certezze? «la libertà dì scelta in caso di malattia incurabile, mentre francamente non so se io darei il farmaco a chi mi dice di essere semplicemente stufo di vivere, anche se il termine ha decine di sfumature, di declinazioni». 

Il suicidio è un tabù? «Nella nostra società lo è sicuramente, non lo era. Lo è diventato dopo l`avvento del cristianesimo che ci ha trasmesso il senso di colpa mentre prima, in epoca greca e romana, il suicidio aveva un suo senso, un suo valore, un significato, era una possibilità onorevole». 

Come Seneca? «Sì, come gli stoici. Il concetto è che quando uno non si sente più ín sintonia con il corso delle cose, con l`universo, sceglie di andarsene, di farla finita. Non è ribellarsi, né diminuire la sacralità della vita, non è una sceltablasfema, anzi ha una sua parte di religiosità». 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.