Il 10 giugno il segretario del PD Bersani, in un messaggio al gay-pride di Bologna, prende una posizione senza se e senza ma su alcuni temi inerenti i diritti civili: “Non è accettabile che in Italia non si sia ancora introdotta una legge che faccia uscire dal Far West le convivenze stabili tra omosessuali, conferendo loro dignità sociale e presidio giuridico”. E aggiunge: Il PD si impegnerà anche su divorzio breve, introduzione del diritto di cittadinanza per i figli degli immigrati nati in Italia e testamento biologico. Su questi temi, in vista delle elezioni politiche, “si giocherà la nostra capacità di parlare al Paese”.
Il 14 giugno, dopo oltre un anno di lavoro, la Commissione del PD sui diritti civili, presieduta da Rosy Bindi, vara il suo documento conclusivo, che dovrà essere approvato a luglio dagli organi del Partito.Vediamo i punti principali, dopo aver notato che il documento usa spesso la formula, cara ai cattolici integralisti, dei “temi eticamenmte sensibili”, ed esalta ad ogni piè sospinto il ruolo della famiglia tradizionale.
Unioni civili. il documento da il via libera, anche per gli omosessuali, ma lo fa senza calore, “trincerandosi” dietro una sentenza della Corte Costituzionale – di cui cita puntualmente il numero e l’anno (138/2010) – che auspica norme per il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, anche omosessuali. Il Partito si impegnerà dunque in questo senso.
Scelte di fine vita. Il documento è nettissimo nel ribadire il no alla eutanasia. Senza mai citare il “testamento biologico”, riafferma la necessità di “preservare il rapporto di fiducia e l’alleanza terapeutica tra il medico ed il paziente” e poi afferma che bisogna rispettare “il principio per cui il convincimento libero e la volontà individuale di chi è curato non debbono subire prevaricazioni o pregiudizi”.
Aborto e obiezione di coscienza. Il documento difende ad oltranza il diritto alla obiezione di coscienza (anche all’interno del Partito, dove nessuna maggioranza numerica può costringere a rinunciare alle proprie profonde convinzioni) . Non nomina mai l’aborto e – benchè da mesi si succedano sui giornali i dati sui ginecologi obiettori (oltre il 70 per cento, con punte del 90 e addirittura del 100 per cento nel Lazio) – si limita ad un precetto di carattere generale: “È compito delle istituzioni pubbliche, da un lato, riconoscere la libertà di coscienza anche dei propri operatori, dall’altro, garantire a tutti i cittadini la protezione e l’assistenza di cui hanno diritto”.
Pocreazione assistita e divorzio breve . Benchè su questi due temi la arretratezza dell’Italia rispetto ai paesi comparabili sia abissale, neanche un accenno nel documento.
Altri temi. Il PD è impegnato a combattere contro ogni forma di violazione della libertà personale. Segue rapido elenco: la violenza sulle donne, l’omofobia e la transfobia, la manipolazione genetica, la tortura, il trattamento disumano dei detenuti nelle carceri.
L’estrema prudenza del documento si spiega naturalemente con il timore di suscitare la reazione dell’ala cattolico-integralista del PD. Che infatti non è mancata dopo le dichiarazioni di Bersani. L’onorevole Fioroni ha parlato addirittura – senza che vi fosse alcun fondamento nelle parole del segretario – di “derive eutanasiche” ed ha minacciato di candidarsi alle primarie per difendere i valori della famiglia. Per fortuna, le dichiarazioni di Fioroni – riecheggiate in modo più o meno pesante dal professor D’Agostino su “Avvenire” e con durezza da vari esponenti del PDL (Sacconi parla di “zapaterismo”) – sono bilanciate da una presa di posizione molto decisa del senatore Marino, che giudica timide le posizioni del documento: “Il PD deve dire con chiarezza da che parte sta: vogliamo o no una legge contro l’omofobia? Vogliamo o no inasprire le pene per le violenze contro le donne?”. Marino dice sì anche alle adozioni per una donna singola e per una coppia non eterosessuale, “perché l’unico criterio che conta è quello del bene del bimbo o della bimba”. Il PD non deve farsi spaventare da espressioni come “matrimonio degli omnosessuali”. Per i ventenni è scontato che due ragazzi o ragazze che si amano possano avere gli stessi diritti di una coppia etero.
Dunque, pur apprezzando il gioco di squadra (o è il preludio di uno scontro?) fra la mediatrice Bindi ed il decisionista Bersani, c’è da chiedersi se e quando il PD deciderà di darsi definitivamente i connotati di un moderno partito riformista, a rischio di lasciare per strada qualche nostagico dello Stato Pontificio.