«Ho combattuto per Eluana e per la dignità» Beppino Englaro stasera con Mina Welby a Putignano.

La Gazzetta di Bari
di MARIA GRAZIA RONGO

 «Una rivoluzione copernicana»

Alle 19,30 incontro nell’ex Macello con proiezione del film «Lo scafandro e la farfalla»

Sono trascorsi venti lunghi anni da quella tragica notte del 18 gennaio 1992, eppure, Beppino Englaro ha ancora la lucida forza di chi ha deciso di portare avanti quella che lui stesso ha sempre definito «una battaglia di civiltà». Beppino è il padre di Eluana Englaro, la ragazza poco più che ventunenne, ridotta in stato vegetativo dopo l’incidente stradale del’92, morta i19 febbraio del 2009, che tutti abbiamo imparato a conoscere attraverso i racconti di suo padre e di sua madre e attraverso quelle parole, scritte circa un anno prima dell’incidente, nelle quali Eluana esprimeva chiaramente la sua intenzione di non ricevere cure forzate nell’eventualità che a lei potesse capitare quello che poi è successo. Questa sera Englaro sarà ospite, insieme a Mina Welby (la moglie di Piergiorgio Welby), del festival di cinema e letteratura «Del Racconto, il Film», organizzato dalla cooperativa sociale «I bambini di Truffaut» insieme a Michele Campanella, diretto da Giancarlo Visitilli in collabora-zione con Annamaria Minunno, per una conversazione sul tema «Del Racconto, la Vita». La serata, organizzata in collaborazione con il consorzio Imake, partirà alle 19.30, nell’ex macello di Putignano. Alla discussione seguirà la proiezione del film Lo scafandro e la farfalla di Julian Schnabel. Englaro, sono passati venti anni dall’incidente di sua figlia. Una data che segna un punto fondamentale nella nostra storia di cittadini


«È stata praticamente una rivoluzione copernicana. Prima era il medico a poter decidere cosa fare in casi come quelli di Eluana, ora è la persona. E vero, esiste un prima e un dopo Eluana. La sentenza della Cassazione del 2008 ha stabilito che né un medico né un’istituzione può decidere di impormi una cura se io non la voglio, anche se sono in stato vegetativo, e anche se l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione forzata significano la morte, ma che una persona, se ha espresso in precedenza le sue intenzioni, deve essere ascoltata».

É proprio quello che ha fatto Eluana attraverso lei e sua moglie «Io e mia moglie, sin da subito, non abbiamo fatto altro che questo, dare voce alla volontà di Eluana, e lei sapeva benissimo che noi non avremmo mai fatto qualcosa di contrario alla sua volontà». Lei però è stato definito «boia», e «assassino», come si convive con questi appellativi? «Non mi hanno toccato minimamente. La mia battaglia non è mai stata contro qualcuno, ma per qualcuno, perché una persona ha il diritto di decidere tutto della sua vita, ecco perché il testamento biologico. Sono stato attaccato dai movimenti pro 

life, ma non sono mai stato pro morte». Alla vicenda di Eluana è stato dedicato un documentario «7giorni» di Ketty Riga e Giovanni Chironi. e c’e anche un film che Marco Bellocchio sta realizzando «La bella addormenta-ta.. «11 documentario ricostruisce gli ultimi sette giorni di vita di Eluana. Il film di Bellocchio ha avuto alcune difficoltà nella sua reali77azione. Vede, il problema centrale di questa storia è l’importanza dell’assunzione di responsabilità, e in Italia, non tutti sono pronti. Una cosa però è fondamentale, ora di qu

este cose si parla».