Gli scienziati scendono in campo: far ripartire la ricerca sugli Ogm

Agrisole
Emilio Diffidenti

In duecento firmano una lettera indirizzata a Napolitano e Monti Duecento tra scienziati, personalità e agricoltori, tra cui Silvio Garattini, Umberto Veronesi, Luciano Maiani, Chicco Testa, hanno sottoscritto e inviato una lettera al capo dello Stato Giorgio Napolitano e al premier Mario Monti. La richiesta: «Poter finalmente riprendere, con le stesse regole che valgono in tutta Europa, la sperimentazione in pieno campo degli Ogm anche per capire quale sia la strada migliore». La missiva trae l’origine anche dalla distruzione dei campi sperimentali dell’Università della Tuscia (si veda «Agrisole» n. 25/2012) ordinati dai ministeri dell’Ambiente e delle Politiche agricole. Si trattava dell’ultimo lembo destinato alla ricerca degli Ogm in campo aperto attraverso colture sperimentali di kiwi, ciliegio e olivo. Il «desiderio» espresso nella lettera è di «sperimentare e valutare in pieno campo sia le varietà Ogm che altre soluzioni alternative non-Ogm, nel laico tentativo di identificare quelle migliori dai punti di vista ambientali, sanitari ed economici». Viene messo in evidenza come sia «l’intera comunità scientifica nazionale» a chiedere che «entro quest’anno solare possano riprendere le sperimentazioni». Questo anche «per contrastare il deficit strutturale della bilancia dei pagamenti che tra import ed export agroalimentare vede l’Italia in deficit endemico per 10 miliardi di euro l’anno». Nella missiva si chiede di «uscire» da quello che viene definito come un «secondo medioevo» secondo cui «gli Ogm sono diventati la mela proibita di un illusorio Eden». Questa «fobia antiscientifica — si legge nella lettera — ha ingannato l’intera Europa che se da un lato ha ostacolato la coltivazione degli Ogm, dall’altro ha continuato a consentire l’arrivo di milioni di tonnellate di derivati di Ogm», senza cui «scomparirebbe il meglio del made in Italy agroalimentare». Agricoltori e scienziati italiani, si osserva, si sono trovati «stritolati in una morsa che li costringeva all’impossibile scelta di schierarsi con le multinazionali della produzione di semi Ogm o con quelle della chimica e degli agrofarmaci: una scelta che ci rifiuteremo sempre di sposare». L’altro risultato, avvertono, è stato «la criminalizzazione dei ricercatori italiani». Di fatto, è stata «soppressa la libertà di ricerca per scienziati del settore apprezzati in tutto il mondo». Soddisfatta dell’iniziativa Assobiotec. «Plaudiamo a una iniziativa che denuncia una situazione drammatica — commenta il presidente, Alessandro Sidoli — dato che in Italia non esiste libertà di fare ricerca nel campo delle agrobiotecnologie. C’è un intero comparto industriale, invece, in grado di garantire competitività al nostro paese, di cui non possiamo permetterci di fare a meno, soprattutto in questo momento storico ed economico, e solamente a causa di una posizione tecnofoba e antiscientifica». L’auspicio, ora, è che il presidente Napolitano e il premier Monti, «molto sensibili ai temi della ricerca e dell’innovazione, ascoltino l’appello degli scienziati e di conseguenza consentano al più presto di far riprendere la ricerca e la sperimentazione nel settore delle agro-biotecnologie». Intanto monsignor Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e pace, in un convegno organizzato dalla Coldiretti ha affermato che «le monocolture Ogm non solo contribuiscono a diminuire la biodi-versità, ma possono rendere i contadini che le praticano dipendenti dalle multinazionali, dalle quali devono comprare ogni anno le granaglie nel caso in cui queste siano di tipo sterile».