Figli in provetta. La teleastensione

Giovanni Valentini
Non dovrebbe essere così difficile capire che l’uomo è una creatura, un essere speciale che porta in sé una dignità che dobbiamo rispettare sempre nell’altro, anche se ci appare senza grande valore, antipatico o qualcosa di diverso

(da un intervento di Joseph Ratzinger in “Dio esiste?” – Il fondaco di MicroMega, 2005 – pag. 43)

Non dovrebbe essere così difficile capire che l´uomo è una creatura, un essere speciale che porta in sé una dignità che dobbiamo rispettare sempre nell´altro, anche se ci appare senza grande valore, antipatico o qualcosa di diverso

(da un intervento di Joseph Ratzinger in “Dio esiste?” – Il fondaco di MicroMega, 2005 – pag. 43) Ora che perfino i benpensanti si sono accorti che la Rai – a un anno ormai dall´approvazione della famigerata legge Gasparri e dalle dimissioni del “presidente di garanzia”, Lucia Annunziata – non ha un vertice integro e legittimo, forse si può sperare che la vicenda stia finalmente per concludersi. Hanno ragione i radicali a dire che la battaglia intorno a viale Mazzini è il “paradigma di una concezione etnica e non istituzionale della politica”. Di questo passo, si finirà per rivalutare perfino la vecchia lottizzazione della Prima Repubblica.

In base alla riforma che porta il nome dell´ex ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, il futuro Consiglio di amministrazione sarà un “parlamentino” di nove membri: sette eletti dalla Commissione parlamentare di Vigilanza e assegnati verosimilmente quattro al centrodestra e tre all´opposizione; gli altri due indicati dal ministero dell´Economia, in quanto azionista di riferimento della Rai, tra cui il nuovo presidente che deve ottenere però una maggioranza qualificata dei due terzi e quindi il gradimento del centrosinistra. Ma gli opposti schieramenti non si fidano l´uno dell´altro e ancora meno si fida dei suoi alleati il presidente del Consiglio: come dice il proverbio, dagli amici mi guardi Iddio… con quel che segue.

Per non rischiare di perdere il controllo della televisione pubblica, dunque, Berlusconi pretende che almeno uno dei due nomi proposti dal governo sia sicuro e garantito al cento per cento, in modo da lasciare soltanto un posto agli infidi centristi di Follini e “blindare” la maggioranza del Cda per i prossimi tre anni, oltre la scadenza elettorale del 2006. Finiscono così nel tritacarne della politica romana candidature di rispettabili professionisti, in un vortice di voci e indiscrezioni che destabilizzano direzioni, condirezioni e redazioni dei giornali, con un logoramento di immagine e credibilità che già ipoteca la nomina delle “nove muse” di viale Mazzini.

In attesa che termini il balletto delle poltrone, c´è una questione urgente che il servizio pubblico deve comunque affrontare: la campagna per il referendum del 12 e 13 giugno sulla legge n. 40 del febbraio 2004, intitolata “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”. La Commissione parlamentare di Vigilanza ha appena approvato un regolamento, in cui si stabilisce correttamente che gli interventi per l´astensione vanno collocati all´interno degli spazi per il No, nel rispetto della legge sulla “par condicio” che prevede un´equa ripartizione dei tempi tra favorevoli e contrari. Ed essendo richiesto il “quorum” del 50 per cento dei votanti per la validità della consultazione, questo potrebbe essere un fattore decisivo per l´esito finale, tanto più dopo l´invito a non votare rivolto dal cardinal Ruini ai cittadini di religione cattolica.

La Rai non sembra orientata, però, ad applicare le disposizioni della Vigilanza. I radicali denunciano, per esempio, che il 28 aprile in un breve tg curato dalla Testata servizi parlamentari sulla Rete Uno, il neosottosegretario alla Sanità Di Virgilio ha parlato a favore dell´astensione per 22 secondi, per il No Gianfranco Rotondi (Gruppo misto-Ecologisti democratici) per 21″, mentre per il Sì è intervenuto Alfonso Pecorario Scanio (Verdi) per 12″ (dati del Centro di Ascolto dell´Informazione Radiotelevisiva). Su 55 secondi complessivi di campagna referendaria, insomma, ben 43 sono stati appannaggio dello schieramento contrario ai quesiti referendari.

Ma la polemica non risparmia neppure la televisione privata e qui bisogna chiamare in causa la nuova Authority sulle Comunicazioni a cui spetta il controllo sull´applicazione della “par condicio”. Secondo gli stessi radicali, in un´ipotetica gara di oscuramento Mediaset batte di gran lunga la Rai. Su 2880 ore di programmazione, appena sette saranno dedicate al referendum.

È chiaro che per andare a votare e votare a ragion veduta, bisognerebbe quantomeno conoscere il testo dei quattro quesiti, comprenderne gli effetti e le conseguenze, essere in grado di valutarli sul piano medico e scientifico. Anche questo è un problema di comunicazione.

Cominciamo allora dal titolo, vagamente blasfemo e comunque ambiguo: “Procreazione assistita”. Se la Creazione per i credenti compete in esclusiva al Padre eterno, la procreazione spetta in sua vece alla donna o forse sarebbe meglio dire all´uomo e alla donna, insomma alla coppia che si unisce e mette al mondo un figlio. L´idea di “assistere” la procreazione, perciò, è già di per sé offensiva per il buon Dio e irrispettosa per i genitori terreni, almeno per quelli di fede e religione cattolica che ritengono la vita un dono del Signore di cui loro stessi sono soltanto tramite e strumento. Per i non credenti, la procreazione resta un evento naturale, fisiologico, che caso per caso può essere più o meno aiutato dalla scienza e dalla medicina, prima o durante il concepimento come al momento del parto. Per gli uni e per gli altri, è più corretto perciò parlare di fecondazione assistita, posto che a questa può anche non seguire la procreazione perché la gravidanza viene interrotta o non va a buon fine.

Passando poi dal titolo al contenuto della legge, per maggiore chiarezza i quattro quesiti potrebbero essere riformulati in questi termini: 1) volete che la ricerca scientifica sia libera di sperimentare sull´embrione nuove cure contro malattie come l´alzheimer, il parkinson, la sclerosi e il diabete? 2) volete che sia possibile creare in vitro anche più di tre embrioni per poi impiantarli in tempi successivi nell´utero materno? 3) volete che i diritti dell´embrione non siano considerati equivalenti a quelli delle persone già nate? 4) volete che sia ammessa la fecondazione eterologa, cioè l´utilizzazione di un gamete (ovulo o sperma) di un donatore esterno alla coppia?

Si può votare Sì, per permettere tutto ciò e abrogare le norme che lo impediscono. E si può votare No, per confermarle. Chi si astiene e non va neppure a votare, contribuisce ad abbassare il “quorum” e quindi, di fatto, rafforza il No. Ma un´informazione corretta, almeno da parte del servizio pubblico, non può contemplare il Nì.