Rivendicano il merito di avere portato avanti per dieci lunghi anni una battaglia, quella sulla fecondazione assistita, che solo oggi sta dando i suoi frutti. I radicali italiani, Emma Bonino in testa ma anche Marco Cappato, presidente dell’Associazione Luca Coscioni, il segretario Antonella Casu, la deputata Farina Coscioni, gli avvocati Filomena Gallo e Gianni Baldini
ieri hanno riunito stampa e tv nel quartier generale di Torre Argentina per discutere della sentenza della Corte Costituzionale che il primo aprile ha abrogato parte della legge 40. E non una parte qualsiasi, ma i commi dell’articolo 14 che prescrivono il limite dei 3 embrioni e successivamente obbligano il medico ad impiantarli tutti, contemporaneamente nell’utero della donna. Una pratica che ha prodotto un aumento esponenziale dei parti trigemini in Italia e che i radicali e associazioni come "Amica Cicogna" e "Madre provetta" hanno a lungo denunciato come nociva per la salute della donna. L’abrogazione è dunque un risultato "importante", "una vittoria della società civile, di chi ha creduto che questa legge potesse essere cambiata" dice Filomena Gallo. li capitolo tuttavia non si chiude con il pronunciamento della Consulta (che peraltro deve ancora emettere le motivazione della sentenza), al contrario si aprono ora una serie di questioni sociali, politiche e legislative anche lontane dalla materia in questione. Emma Bonino affronta di petto uno dei temi sul tappeto: "Vorrei che fosse chiaro esordisce riferendosi alle polemiche in corso – che questa sentenza non crea nessun vuoto legislativo. Non fornisce alibi per eventuali rimaneggiamenti restrittivi della legge. Sento proporre nuove linee giuda e ricordo che a norma dell’articolo 7 della legge 40, le linee guida danno indicazioni solo sulle procedure e non sui contenuti. E dunque se si devono rifare devono essere coerenti con la sentenza della Corte. Ad esempio – continua – non possono stabilire il divieto di diagnosi preimpianto". Era stato il segretario al Welfare Eugenia Roccella lo scorso mercoledì a definire "molto dubbi gli effetti della sentenza della Corte costituzionale sulle pratiche che devono essere adottate nei centri" annunciando subito dopo la messa a punto di "nuove linee guida" e profilando uno scontro tra Parlamento ("le leggi si fanno lì") e altre istituzioni che secondo i radicali invece non sussisterebbe (perché da sempre che la Consulta giudica l’illegittimità delle leggi). C’è poi la questione delle libertà individuali "perché il problema in fondo è sempre quello – interviene ancora Emma Bonino – la libertà della persona di poter scegliere della propria vita". Segue autocritica. "Per me – continua la dirigente radicale – fin dall’inizio questa è stata una battaglia di libertà ed è stato un errore incanalarla sui binari di una diatriba scientifica che ha confuso l’opinione pubblica. Ad un certo punto – ricorda – era impossibile fare dibattiti senza lo scienziato di turno". Questo il passato. Oggi i radicali, ottenuto (‘obbiettivo "minimo" dell’abrogazione (il massimo sarebbe poter rifare tutta questa legge che ha un impianto profondamente illiberale) come continueranno la battaglia? Innanzitutto "speriamo che quanto è successo abbia ricadute positive anche sul testamento biologico e comunque sottolinea il segretario Casu – ora è necessario che questa sentenza venga rispettata e non la si aggiri come già si sente dire". E poi "continueremo a prestare a chiunque ce lo chieda ‘soccorso civile’, siamo a disposizione delle singole persone sia per fornire un aiuto dal punto di vista giudiziario, sia per trovare centri di fecondazione anche all’estero". E coppie pronte a presentare ricorso contro altri aspetti della legge 40 ci sono già.
Dopo questa sentenza è lecito aspettarsi altre sorprese.