Fecondazione, Ruini contro Fini

Com’era prevedibile,Gianfranco Fini è rimasto solo. Criticato dagli alleati, processato nel partito, giudicato un quaquaraquà dai vescovi, ieri ha potuto farsi forte solo del sostegno della moglie del fondatore del Msi, Giorgio Almirante. «Fini ha detto donna Assunta al Riformista è un grande leader: la posizione da lui assunta sui referendum sulla fecondazione assistita è validissima e anch’io voterò tre sì e un no». Per il resto, son dolori. «Gli uomini politici cattolici abbiano il coraggio di perseverare nella verità», ha detto il presidente dei vescovi italiani Camillo Ruini, ieri sera, nell’omelia pronunciata davanti ai senatori, al termine di un incontro tra lo stesso porporato e il presidente di Palazzo Madama Marcello Pera. Parole lette come strettamente correlate all’uscita di Fini. Né è tenero Avvenire, quotidiano della Cei, che accusa «la Destra» di «relativismo etico» e invita i cattolici a non votare chi «tradisce i principi etici del cristianesimo». Nell’ accorto silenzio di Berlusconi, ad attaccare Fini è la Lega mentre l’Ude, con Follini, dice: «Dissento dalla scelta di Fini, ma la rispetto. Da parte mia, non andrò a votare».

E se Buttiglione sostiene che «il voto per il no è un atto di stupidita o il cosciente tradimento di un principio che si afferma di difendere», in An i commenti non sono più lievi, lì cattolico Mantovano si chiede «quand’è che il partito ha deciso di abbandonare la linea e i valori di Fiuggi». Il cattolico Selva denuncia “il cambiamento di linea etica e politica». Il cattolico, nonché dirigente della fintamente disciolta Destra sociale, Briguglio si erge a rappresentante del «gravissimo disagio e disorientamento che si sta diffondendo nella nostra comunità politica». Il cattolico Mazzocchi,ricorda che «quella legge fu approvata da tutta An». E l’arcicattolico Pedrizzi ha guidato un vero e proprio colpo di mano. Se, infatti,sul tema del referendum An aveva lasciato libertà di coscienza,lui ha riunito la Consulta eticoreligiosa del partito e ha fatto approvare all’unanimità un documento in favore dell’astensione. Informalmente, molti dirigenti di An condividono le parole della Mussolini quando accusa Fini di «opportunismo e tradimento», ma c’e anche chi nella sua scelta vede un cambio di strategia politica: «Fini dicono vuole differenziarsi dal cattolico Casini e, con la mente rivolta alla successione a Berlusconi, intende farsi carico dell’area liberale del centrodestra».

Italo Bocchino, che di Fini condivide la scelta, giura però che «Gianfranco ha deciso per convinzione personale e non politica». Ma aggiunge che «gli elettori di An sono molto più liberi e laici della sua classe dirigente» e ammette che certe uscite spiazzanti giovano al carisma del Capo.Le parole di Fini, comunque, hanno dato voce a chi nell’Unione sostiene il referendum. Da Maccanico della Margherita a Deiana di Rifondazione, in molti ora chiedono a Prodi e a Rutelli di avere “lo stesso coraggio di Fini