La nuova legge apre all’eterologa, niente limiti sugli embrioni. Potranno sottoporsi alla pratica pure gli stranieri. Condanna dei vescovi: «Effetti imprevedibili»
La Croazia ha una nuova legge che regolamenta la fecondazione artificiale. Ieri una maggioranza di 88 parlamentari, a fronte di 45 contrari e 2 astenuti, si è espressa a favore di un nuovo testo che ha causato in questi ultimi mesi le proteste dei cattolici e di tutto il mondo pro-life croato.
La Conferenza episcopale e i medici cattolici del Paese si erano espressi molto duramente contro quella che a tutti gli effetti appare come una legge permissiva su ogni aspetto. Dal numero di embrioni che si possono produrre per ogni ciclo, alla crioconservazione di questi, passando per la fecondazione eterologa e per il cosiddetto turismo procreatico, la Croazia sembra voler aprire le porte ad un fenomeno totalmente fuori controllo.
«Immorale», «inumana» e «dalle conseguenze imprevedibili» è stata definita la legge in un comunicato ufficiale del Consiglio permanente della Conferenza episcopale croata, che ne ha sottolineato anche la forte caratterizzazione eugenetica dovuta al permissivismo sulla diagnosi preimpianto. I medici cattolici si sono appellati ai governanti affinché la legge fosse bocciata, in nome dell’articolo 21 della Costituzione croata, che prevede il diritto alla vita per ogni essere umano, calpestato da un tecnica come la fecondazione artificiale che implica un altissimo numero di embrioni sacrificati. La legge andrà a rimpiazzare quella voluta dal precedente governo conservatore, datata 2009, e renderà possibile per i concepiti con gameti di donatori conoscere i propri genitori biologici. «Con le novità introdotte dalla nuova maggioranza di sinistra – dice ad Avvenire Vincent Batarelo dell’associazione Vigilare, che ha raccolto 133mila firme contro la legge – si potranno produrre fino a 12 embrioni alla volta, congelando quelli non impiantati». Critici anche gli aspetti relativi al diritto di usufruire delle tecniche: non vi sono limiti di età per le donne e, inoltre, continua Batarelo «donne single potranno sottoporsi alla fecondazione». La raccolta di firme è stata un test importante per il referendum che si prevede per l’autunno prossimo.
Da adesso, la Croazia apre quella che potrebbe diventare una corsia preferenziale per le coppie italiane. Oltre agli aspetti descritti, infatti, la legge permetterà alle coppie straniere di andare in Croazia per sottoporsi ai cicli di fecondazione in vitro, non contenendo alcun accenno ai requisiti di nazionalità delle pazienti. «Molti degli esperti interpellati dal governo per la stesura della legge sono proprietari di cliniche private: quello che si configura è un vero e proprio conflitto di interessi», afferma l’esponente di Vigilare. Contro la legge si era espresso decisamente anche il nunzio in Croazia, l’arcivescovo Alessandro D’Errico, che era stato molto critico nei confronti delle autorità politiche croate.