ROMA – D’ora innanzi anche le coppie fertili portatrici di patologie genetiche potranno fare ricorso alla fecondazione assistita e, dunque, alla diagnosi pre-impianto. La Corte Costituzionale ha fatto cadere un altro divieto previsto dalla legge 40 dopo quello sulla produzione di non più di tre embrioni e, il più recente, sull’eterologa.
Nell’arco di dieci anni le norme del 2004 sono state svuotate dalla Consulta. Le motivazioni della decisione presa ieri in camera di consiglio si conosceranno solo tra qualche settimana, una volta depositate dal relatore Rosario Morelli. Dal fitto riserbo della Corte trapela che i 12 giudici presenti avrebbero votato a larghissima maggioranza, ma solo dopo avere a più riprese limato una bozza frutto di una discussione che si protraeva da un mese, da quando cioè gli avvocati Filomena Gallo e Angelo Baldini avevano sostenuto in udienza pubblica le ragioni di incostituzionalità di quel divieto.
In aula, quel giorno, c’erano anche Fabrizio e Valentina, Armando e Mariacristina, le cui storie lunghe e dolorose avevano indotto il Tribunale di Roma a portare la questione davanti alla Consulta. Per la prima coppia il problema è una malattia che produce una malformazione incompatibile con la vita (e per questo Valentina ha subito 5 aborti di cui 4 spontanei), per l’altra la patologia è la distrofia di Becker.
I PALETTI
Esulta Filomena Gallo, che è anche segretario dell’associazione Luca Coscioni: «ci aspettavamo una sentenza in tal senso, che rispettasse i diritti delle coppie che chiedono l’accesso ai trattamenti sanitari affinché siano rispettati diritto alla salute e principio di uguaglianza». Sono infatti migliaia le coppie che, se pur feritili, potranno fare ricorso alla fecondazione assistita. Ma, a quanto pare, la Consulta, nell’emettere una sentenza ”additiva” di illegittimità, avrebbe fissato due paletti ben precisi. Il primo: il divieto per le coppie fertili cade solo nel caso di patologie gravi già menzionate dall’art.6 della legge 194 in base al quale l’aborto è consentito anche oltre il terzo mese. Il secondo: l’accertamento della patologia dovrà essere effettuato solo da strutture pubbliche.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.