Magari sono molti i laici a nutrire dei dubbi sulla fecondazione eterologa o comunque su uno dei quattro quesiti referendari riguardanti la procreazione assistita. Ma bisogna comunque votare sì, per l’abrogazione della legge 40.
Questo, in sintesi, il commento unanime dei sostenitori del referendum circa i «dubbi» sulla fecondazione eterologa che D’Alema ha espresso due giorni fa durante un convegno a Trento. Pur condannando la «dogmatica durezza» della Chiesa nelle questioni morali e pur essendo completamente contrario alla legge che pone rigidi paletti alla fecondazione assistita, il presidente Ds ha infatti espresso qualche perplessità sull’uso di seme di donatore ignoto. «Servono limiti», ha detto, «un padre anonimo lede i diritti del bambino». «Non sarei contrario ad usarla solo nei casi in cui esiste il rischio di malformazione del feto», ha poi concluso.
Immediata la reazione di Katia Zanotti (Ds), componente del Comitato referendario nazionale: «Vorrei dire a D’Alema che il rischio di malformazione si verifica solo attraverso una diagnosi pre-impianto che questa legge vieta costringendo al male maggiore, l’aborto terapeutico». Zanotti poi riassume l’utilità della fecondazione eterologa: «riguarda quelle coppie affette da grave sterilità derivante, ad esempio, da cure chemioterapiche. Perché togliere a quelle coppie la possibilità di fare un figlio anche attraverso una legge rigorosa che li garantisca?». Poi però la parlamentare diessina viene incontro ai dubbi dalemiani: «Nel mondo c’è un dibattito aperto sulla segretezza del genitore biologico in caso di eterologa. In molti paesi europei è stato risolto dando modo a chi lo desidera di avere le informazioni sul genitore biologico». Anche per Graziella Mascia (Prc) «Ci deve essere rispetto per i dubbi di tutti». E se per il presidente dei Ds il problema è quello del diritto del bimbo nato da fecondazione eterologa a conoscere l’identità del padre donatore, «io credo che sia più importante che i figli crescano in una famiglia che dà loro tutto l’amore e l’appoggio di cui hanno bisogno». Mascia fa un parallelo con l’adozione alle coppie gay, «cui sono favorevolissima perché appunto garantisce a bambini altrimenti destinati a rimanere negli istituti una famiglia che li ha davvero voluti». Al di là delle opinioni, chi apprezza che la stampa abbia dato risalto al dibattito trentino che vedeva tra gli ospiti anche Adriano Sofri (in videocollegamento dal carcere) è il segretario dei Radicali italiani, che invita ora tutti i politici italiani a non fare «i pesci nel barile» e ad aprire «un con fronto vero» sul tema della fecondazione. Capezzone ricorda l’importanza epocale del referendum del 12 e 13 giugno: «Siamo dinanzi a una scadenza che segnerà la storia dei prossimi anni, come accadde solo con il referendum del 1974 con il voto sul divorzio». Per i radicali, dunque, è necessario che i leader della politica «si esprimano, parlino chiaro, adottino l’evangelico sì sì, no no». Insomma, smettano di nascondersi e dicano come la pensano, per chiarezza nei confronti degli elettori, visto che le elezioni del 2006 sono vicine: «come potranno gli elettori fidarsi di chi avrà cercato e trovato ogni scusa per non pronunciarsi?». Capezzone si riferisce alla lunga serie di motivazioni addotte finora dai politici italiani, che di fronte alla domanda