Qualche interiore titubanza l’ha avuta, ma alla fine Piero Fassino ha accettato quel filo diretto e senza rete con gli ascoltatori di «Radio radicale». A mezzogiorno della domenica elettorale, ad urne aperte, il capo della Quercia si presenta con un guardingo «buongiorno», ma la prima telefonata è da brivido: «Sono Anna Maria Rizzoli da Treviso, non confondetemi con un’altra Anna Maria, per carità…». E’ cominciata in modo spiritoso la «prima volta» del segretario della Quercia a «Radio radicale», ma i 30 minuti successivi devono aver dato l’impressione a Piero Fassino che la battaglia per i referendum valeva comunque la pena di essere combattuta. Per la conquista di quell’elettorato laico e cattolico progressista che da qualche anno fluttua senza trovare casa politica.
Ecco Maria da Mestre: «Ho votato quattro sì, sono nn’elettrice della Margherita o meglio, lo ero. Vorrei dire all’onorevole Fassino che passo ai Democratici di sinistra perché lui mi piace e mi piace molto il suo modo di far politica mentre sono orripilata da Rutelli. Da oggi sono una ds!». Ecco una telefonata da Roma: «Sono un militante radicale e oggi per la prima volta ho comprato l’Unita perché ho apprezzato la campagna a favore dei referendum». Ecco Fabio da Napoli: «Sono un elettore di destra, ma ritengo Piero Fassino il miglior politico d’Italia, forse di sempre. Io mi asterrò, ma vorrei sapere: quale è la ratio del quorum?».
Certo, soltanto oggi Piero Fassino farà i conti dei costi e dei benefici di una battaglia referendaria nella quale il gruppo dirigente Ds ha deciso di schierare il partito. Prima dando un decisivo supporto «logistico» e organizzativo alla raccolta del le firme promossa dai radicali. E poi impegnandosi, con il suo segretario, in un rush finale, al tempo stesso energico e composto. Culminato nel faccia a faccia di una settimana fa con Giuliano Ferrara, il più bel confronto di tutta la campagna referendaria. Certo, se la partecipazione dovesse restare sensibilmente sotto il 40%, a quel punto la sconfitta sarebbe seria e diventerebbe attuale la riflessione fatta ieri pomeriggio da Fassino a voce bassa e in modo informale: «Vorrebbe dire che non abbiamo capito questo Paese…».
Ieri sera in casa Ds, sulla scorta delle notizie che arrivavano dai seggi era tornato un barlume di ottimismo, quell’ottimismo che il filo diretto in casa radicale sembrava autorizzare. Anche grazie ad una performance di Piero Fassino che non si è incrinata neppure sotto l’incalzare delle domande più dettagliate. Come quando la signora Anna Maria ha chiesto: «All’ onorevole Fassino dico che la sua campagna elettorale mi è piaciuta molto e gli chiedo: un italiano iscritto alle liste al l’estero e che ora si trovi in Italia come fa?». Sembrava una domanda da specialisti e invece il segretario Ds non ha battuto ciglio: «Se l’elettore è iscritto alle liste dell’Aire, si faccia inviare una notifica dal consolato di competenza al Comune di residenza originaria. Il tempo non è molto ma per via telematica si può fare». Ad un certo punto è arrivata persino una telefonata affettuosa da Torino: «Ho 73 anni e caro Piero ti devo chiedere una cortesia: sorridi in televisione, hai sempre l’aria un po’ preoccupata ma quando sorridi ti illumini tutto. Quando vai in televisione, ricordati di me, di quella nonna di quasi 74 anni…». Fassino: «Assicuro la nostra cara compagna che farò quel che lei mi dice, sorriderò di più».
Ovviamente nel filo diretto, condotto da Alessio Falconio, c’è spazio anche per uno sguardo sulla prevedibile polemica politica che si aprirà da questo pomeriggio e infatti, davanti all’ipotesi che Berlusconi possa rivendicare una vittoria, Fassino sbotta: «Ma no! Questa è una forzatura che sarà tentata domani conoscendo il sottobosco e la fauna di questo Paese. Oggi e domani non si vota per Berlusconi o per Prodi. Non ho mai chiesto un voto contro Berlusconi perché mi sarebbe sembrata una colossale sciocchezza». E anche se le polemiche sulla gestione del Viminale scoppieranno qualche ora più tardi, Fassino si toglie un sassolino: «Gli sms per ricordare il voto? In termini di legge il governo non era obbligato, ma un governo non compie degli atti soltanto se è obbligato. E’ stata una manifestazione di insensibilità, di parzialità grave perché il ministero dell’Interno ha una funzione di garanzia. Quando si occupa di elezioni, il ministro dell’Interno non può comportarsi come il rappresentante di Forza Italia».