Gli psicologi hanno capito, dall’espressione con cui ha accompagnato le sue parole, che la ragazza era sincera. E hanno dato un parere positivo affinché potesse realizzare un desiderio. Donare ovociti alla sorella maggiore, sterile a causa di una malattia curabile soltanto con un intervento difficile da accettare quando si sogna una famiglia. L’asportazione delle ovaie che può equivalere alla rinuncia della maternità. Invece la vita si è di nuovo spalancata grazie al gesto della persona a lei più cara e vicina. Lo scambio è andato a buon fine. Il bambino nascerà a marzo. Avrà una mamma e una zia speciale. È la storia di due sorelle di origine cinese, in Italia fin da quando erano piccole, 21 e 34 anni rispettivamente. Si sono rivolte a un centro di procreazione medicalmente assistita del nord dove ad aprile, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il divieto di fecondazione eterologa (con gameti, dunque spermatozoi e ovociti donati), è ripartito un programma bloccato nel 2004, quando la legge bandì queste tecniche.
Le reali motivazioni della sorella minore sono state attentamente valutate. Una volta accertata l’idoneità fisica, è stato dato il via libera al primo caso di eterologa con gameti di consanguinei. Sulla carta la donazione dovrebbe essere anonima e dunque lo scambio avrebbe dovuto essere negato.
Lo prevede il documento approvato dalla Conferenza delle Regioni che, in mancanza di linee guida del ministero della Salute o di una legge, dovrebbe sostituirsi alla normativa nazionale. Però queste regole, varate a settembre, hanno un valore amministrativo, non implicano sanzioni e valgono solo per gli ospedali pubblici. Dunque in teoria non esistono vincoli nel privato.
In Italia le donazioni spontanee di ovociti di donne fertili scarseggiano. Si cercano soluzioni alternative. Il 20% delle donne che affrontano trattamenti di fecondazione assistita non eterologa acconsentono al cosiddetto egg sharing, cioè cedono una parte dei loro gameti alle coppie che non ne producono per infertilità. Appena il 5% di questo patrimonio biologico risulta idoneo e può essere utilizzato. Alcuni centri invece risolvono il problema acquistando gameti nelle banche estere, soprattutto Spagna. In Europa prevale la linea di proibire donazioni fra consanguinei. Negli Stati Uniti è possibile. Secondo Antonino Guglielmino, direttore dell’Istituto di medicina e biologia della riproduzione Hera, Catania, sono circa una trentina le fecondazioni di tipo eterologo eseguite in Italia da aprile ad oggi: «Venti da noi, sei donne sono in dolce attesa, le prime nascite la prossima estate». Gli altri casi tra Veneto, Toscana e Roma. Calcoli approssimativi.
Il quadro reale si avrà solo tra due anni attraverso il registro dell’Istituto Superiore di Sanità dove sono raccolti i dati comunicati obbligatoriamente dai centri. Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni, non entra nel merito della storia delle due sorelle cinesi: «Il principio dell’anonimato andrebbe rispettato. È importante rispettare poi i criteri di sicurezza sanitaria come mi sembra sia avvenuto in questa circostanza. Noi chiediamo che il ministero avvii una campagna di informazione per far sapere alle donne chi può dare i gameti e sviluppare il concetto della solidarietà».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.