Caro Furio Colombo, ho appena letto questa frase di Lorenzo D’Avack, vicepresidente del Comitato Nazionale di Bioetica: "Le nuove sfide della bioetica, che presto dovranno confrontarsi con leggi su nascita, morte, e tutti i diritti inviolabili dell’uomo, ci impongono di tutelare chi decide di non obbedire". Ovvero dei medici "obiettori di coscienza". È l’arrivo della Sharia in versione papale, non ti pare? Marta
Per orientare i lettori, occorre precisare: si intende per obiettore di coscienza il medico che, nel servizio sanitario nazionale, si rifiuta di prestare assistenza alle donne se esse richiedono interventi che sono disapprovati dalla Chiesa, per esempio la "pillola del giorno dopo" e ogni altro intervento, anche terapeutico, che venga interpretato dal religiosissimo medico come abortivo. Il primo fatto a cui prestare attenzione è l’improvvisa pandemia di religiosità fra i medici in carriera negli ospedali pubblici. Infatti una bella, vistosa, plateale obiezione di coscienza è utilissima alla carriera, serve da certificato di buona condotta, molto più della bravura professionale per avvicinarsi al primariato. E noto, infatti, che da tempo si registra il "tutto esaurito" dei medici obiettori nei principali ospedali pubblici delle grandi città italiane (certamente Roma, forse particolarmente toccata dalla grazia a causa del papato in residence). Vuol dire che ogni donna che si reca al pronto soccorso o al reparto di ginecologia di un ospedale pubblico in cerca di aiuto, corre il rischio grave di non trovarlo, perché in quel pronto soccorso o in quel reparto, nessun medico se la sente di dispiacere al vescovo o di apparire indifferente al precetto religioso. Come a Kabul. E vero che non sono previste conseguenze fisiche, per gli eventuali, rari disobbedienti al codice della obiezione di coscienza. Ma uno stop del miscredente nel percorso di una carriera è certo una consistente minaccia poco spirituale e molto concreta. La Commissione nazionale di bioetica dovrebbe esistere per bilanciare con criteri scientifici e deontologici i dettati religiosi. Invece accade il contrario. Proprio l’organo di garanzia scientifica e morale finge di non sapere che quasi tutti i medici sono già, per spontanea illuminazione, obiettori di coscienza. E decreta che bisogna proteggerli. E un vero e proprio invito a entrare nel gruppo, con una implicita promessa evangelica, per quanto riguarda il posto (dalla stabilizzazione alla promozione): "Beati gli ultimi" (più o meno bravi purché obiettori) perché di essi si affolleranno ambulatori, corsie e cattedre. Salvo fare il ginecologo a pagamento e senza tormenti di coscienza nelle cliniche private, dove si decide la tariffa, ma non la carriera.