Articolo di Marco Perduca per Il Riformista
A quasi due anni dai fatti, ieri si è concluso il procedimento a carico di Marco Cappato per aver accompagnato Fabiano Antoniani, meglio noto come DJ Fabo, a ottenere il suicidio assistito in una clinica Svizzera. La Corte di Assise di Milano ha assolto il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni perché il fatto non sussiste. A seguito di un incidente stradale che lo aveva costretto a letto e alla progressiva perdita della vista, DJ Fabo aveva manifestato pubblicamente il proprio desiderio di non voler più soffrire nelle condizioni in cui era costretto e da cui non sarebbe mai più potuto tornare indietro. «Le mie giornate sono intrise di sofferenza e disperazione», aveva scritto al Presidente delle Repubblica Mattarella nel 2017 confessando di non trovar più alcun senso in quella sua vita, «ritengo più dignitoso e coerente, per la persona che sono, terminare questa mia agonia». Una lettera simile, nella determinazione, a quella inviata da Piergiorgio Welby nel 2006 e indirizzata all’allora presidente Giorgio Napolitano.
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L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.