La mobilitazione per abbattere il muro del silenzio sui referendum e sulle ragioni per abrogare in parte la legge sulla provetta, cresce. Salgono a quota 28 gli scienziati, i politici e le personalità della cultura che hanno iniziato lo sciopero della fame.
Ci sono da ieri anche Cinzia Caporale, vice presidente del comitato di bioetica; i radicali Marco Pannella, oltre a Daniele Capezzone, Marco Cappato e Rita Bernardini proseguono la staffetta. E da oggi alcune delle giornaliste e scrittrici raccolte nell´associazione “Controparola” impegnata per i diritti delle donne, aderiscono al digiuno.
Sono schierate per i quattro Sì ai referendum; da stamani inizierà lo sciopero della fame la scrittrice Mariarosa Cutrufelli, le daranno quindi il cambio Elena Doni e Paola Gaglianone.
Nel documento, che viene letto a nome di tutte dalla giornalista Chiara Valentini, denunciano «la preoccupazione e l´angoscia per la disinformazione che circola in Italia a un mese dal voto sui quattro referendum».
Lungo l´elenco delle sostenitrici, da Dacia Maraini, Giovanna Marini, Barbara Ensoli, Giuliana Sgrena, Daria Bignardi.
Un solo uomo nella lista: il campione olimpionico Yuri Chechi. La Maraini invia un messaggio: «Siamo un paese che fa sempre meno figli e così si penalizzano le coppie che li vogliono». Valentini e Barbara Pollastrini attaccano «quelle schede tv sui quesiti referendari quantomeno criptiche» e la cifra falsa di 300 mila embrioni data per buona a «Porta a porta» (se ne calcolano circa 30 mila) o l´oscuramento sul tema della ricerca scientifica.
Lo scontro è soprattutto sull´informazione: i Radicali stamani presenteranno un esposto-denuncia contro il direttore generale della Rai, Flavio Cattaneo per la «scarsa o distorta informazione» sui referendum. Ieri hanno organizzato un sit-in di protesta davanti alla commissione parlamentare di Vigilanza. Cattaneo è “processato” dai commissari dell´opposizione. Garantisce: «Nessun ostracismo sui referendum».
Una battuta, per il Comitato per il Sì che ricorda: «È stato cancellato un mese di campagna». Manifestazioni dei referendari in tutta Italia. Non ci sarà quella nazionale, che voleva Pannella. «Ne ho parlato anche con Bertinotti – commenta il ds Lanfranco Turci – meglio a questo punto mobilitazioni nelle città; il 10 giugno a Roma». (…)