Dall’idea all’impresa ecco come farsi finanziare i progetti

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Francesco Spini

Le vie dell’impresa che, nonostante tutto, cerca di essere più forte della crisi sono infinite. E talvolta passano anche da una festa. Chiedetelo agli 800 che, un mese fa, hanno affollato lo «StartuParty», a Milano. Lì si sono ritrovati aspiranti imprenditori armati idee e pochi soldi, semplici curiosi come pure investitori a caccia di talenti. Nell’era in cui il posto fisso vacilla, crearsi un lavoro anziché cercarselo può essere l’alternativa. Ma la sfida è sapersi muovere in un ecosistema che in Italia ancora non ha trovato una chiara divisione di ruoli tra mentor, incubatori, business angels, venture capital.

«In Italia siamo ancora indietro rispetto ad altri Paesi – spiega Bruno Er-molli, presidente di Promos e componente della giunta della Camera di commercio che settimana scorsa ha riunito a convegno gli attori di tale ecosistema -, ci sono fior di facilitatori per la nascita di imprese, ma ci sono anche persone che si fanno pubblicità gratis». Come procedere? «Semplificando, attraverso l’adozione di uno standard certificato per i documenti con cui presentarsi ai potenziali investitori. Noi stiamo lavorando su questo con banche e assicurazioni». Quel che conta è non sbagliare i passaggi dall’idea alla realizzazione della start-up. E necessario anzitutto mettere a punto un prototipo del prodotto o del servizio che si vuole offrire e mettere insieme la squadra che gestirà i destini dell’impresa. E occorre mettere a punto il proprio «pitch», la presentazione sintetica del proprio business a potenziali interessati, «descrivendo i bisogni che il progetto crea o risolve, gli aspetti tecnologici, il modello di business, le necessità fmanziarie, il curriculum del team e così via», spiega Enrico Gasperini, presidente di Digital Magics, uno di quegli incubatori che si occupano di supportare le imprese appena nate, «e che spesso intervengono anche come soci nella fase di lancio». Possono essere anche di emanazione pubblica: a Milano c’è ad esempio Lib (Laboratorio innovazione Breda), «con costi diversi rispetto agli operatori di mercato – spiega il responsabile incubazione, Luca De Venezia -: cerchiamo di utilizzare fmanziamenti pubblici a disposizione delle imprese che nascono». Per farsi notare, poi, ecco feste e incontri. Due volte l’anno, a Milano, c’è StartuParty, o con maggio- re frequenza c’è Startuppami, iniziativa ideata da Marco Ottolini, imprenditore seriale: «Sono occasioni – dice – per ascoltare, una volta al mese, esperienze di successo a cui invitiamo anche 4 start-up a presentarsi. Tempo a disposizione: 3 minuti. Più altri 7 per domande e risposte». E c’è chi, come SiamoSoci, «riunisce sulla stessa piattaforma online imprenditori e potenziali investitori», spiega l’ad Dario Giudici. Sulla base di informazioni standardizzate, i business angel decidono «se investire, anche riuniti in club deal, diventando soci di una nuova iniziativa, a cui possono apportare anche la propria esperienza professionale».