BOLOGNA – Si torna a parlare di un registro per il testamento biologico. Stavolta la proposta è rilanciata dalla cellula bolognese dell’associazione Luca Coscioni, in risposta all’accelerazione impressa in questi giorni alla legge sul testamento biologico (già approvata dal Senato) nella commissione Affari sociali della Camera. La cellula Cosconi di Bologna propone ora una delibera comunale di iniziativa popolare per l’istituzione di un registro. I testamenti biologici dei cittadini, secondo l’associazione, hanno infatti bisogno di un riconoscimento giuridico: consegnarle al sindaco non basterebbe, mentre il ricorso a un notaio sarebbe complicato e oneroso. Si fa strada così l’idea di un’iniziativa popolare che spinga Palazzo d’Accursio a pronunciarsi.
Per i promotori il registro dovrebbe contenere anche le indicazioni sulla rinuncia all’idratazione e alimentazione artificiale, avrebbe quindi un valore politico e dovrebbe servire anche a impugnare l’eventuale nuova legge davanti alla Corte costituzionale. Per una delibera di iniziativa popolare, secondo il regolamento comunale, servirebbero 2 mila firme. "Sono apertissimo al confronto – commenta Sergio Lo Giudice, capogruppo Pd nel consiglio comunale – anche se prima bisogna leggere la proposta". Lo scorso novembre, intervenendo in consiglio sul caso di Eluana Englaro, Lo Giudice aveva letto il suo testamento biologico e proposto un registro pubblico delle dichiarazioni anticipate di trattamento, da creare però a livello provinciale. "La provincia è secondo me l’ente più idoneo – spiega Lo Giudice – perché coordina gli incontri della Conferenza territoriale sociosanitaria, l’organismo che riunisce tutti i sindaci del territorio dell’Ausl di Bologna: un registro provinciale sarebbe più efficace e renderebbe le disposizioni simili a quelle per la donazione di organi". L’assessore provinciale alla Sanità Giuliano Barigazzi aveva raccolto la proposta di Lo Giudice, portandola all’attenzione della conferenza sociosanitaria. "Ha preso avvio un gruppo di lavoro, di cui fa parte anche Stefano Canestrari, membro del Comitato nazionale per la bioetica – continua il consigliere -, poi con le elezioni c’è stato uno stop.
Si dovrebbe riprendere quando le nuove giunte si saranno insediate". Un registo comunale avrebbe invece un valore più simbolico, utile comunque a combattere "una battaglia politica – sottolinea Lo Giudice – per avere una buona legge sul testamento biologico". "A febbraio a Bologna avevamo già raccolto 250 testamenti biologici – spiega Serafino D’Onofrio, ex consigliere comunale e membro della locale cellula Coscioni -: li abbiamo mandati al comune ma non ne abbiamo più saputo niente". Secondo l’associazione sono otto i comuni italiani ad aver istituito un registro (già operante ad esempio per oltre 2 milioni di cittadini romani), mentre in altri 5 comuni sono state presentate proposte nel consiglio comunale e in altri 8, tra cui Torino, sono state raccolte le firme per proposte di iniziativa popolare. A Salerno, Avellino e Caserta infine ci si sta muovendo per convocare referendum comunali. L’associazione Luca Coscioni invita anche chi non avesse ancora sottoscritto il proprio testamento biologico a farlo collegandosi al sito old.associazionelucacoscioni.it.