Comunque finirà stasera, uno sconfitto già c’è. La settimana appena passata ci consegna le cemeri di quel caposaldo della democrazia rappresentativa che è l’autonomia della politica. O del politico, se volete, inteso come categoria e come individuo. Forze extra-democratiche, estranee cioè al gioco del consenso, non investite dal carisma della sovranità popolare, irresponsabili nel senso inglese del termine (cioè non accountable, perché non rispondono del proprio comportamento, davanti al corpo elettorale), hanno preso il sopravvento, dettato il corso degli eventi, ordinato alla politica di tacere, o di parlare, a seconda delle convenienze. Ruini ha detto di tacere, e che silenzi hanno ottenuto. Il grande silenzio organizzato dell’astensione, che si incista su una debolezza della democrazia, l’apatia, per farsene beffe. Ricucci ha indotto invece la politica a parlare, a “mettersi la maglia
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