Scoperto in Romania un mercato nero di ovuli: tra i clienti, molte coppie italiane
Quanto vale un ovocita, pronto per essere fecondato? Duecentocinquanta euro, cioè il costo di una mediocre bicicletta o di un vestito. In Romania spunta un triste mercato (utilizzatrici finali anche molte donne italiane) messo a nudo da un blitz della Direzione criminalità organizzata. Trenta gli arresti, decine le perquisizioni. Sequestrati documenti e computer. L’indagine parte da un annuncio in apparenza innocente: «(Offriamo) analisi gratuite e 250 dollari alle donne (tra i 18 e i 30 anni) che desiderano donare ovociti a donne straniere con problemi di fertilità».
Ed è tuttora appeso ai muri, nei dintorni del Politecnico di Bucarest, a cura dei fantasiosi manager della clinica Sabyc, sospettata dalla procura romena di essere coinvolta in questo traffico illegale di cellule umane. Clienti, soprattutto italiane, israeliane e inglesi che hanno scelto la Romania per sottoporsi alla procreazione assistita. In cella medici e pazienti della clinica fondata nel 1999 da medici israeliani e specializzata in chirurgia estetica e procreazione assistita. Nelle cartelle cliniche e nella memoria dei pc, gli inquietanti segreti della Sabyc: scoperta anche una banca del seme, con ovuli ed embrioni illegali e dunque mai dichiarati alle autorità sanitarie e pure minuziosamente descritti sulla home page del sito. Arresti eccellenti. Come quelli di Harry Mironescu, direttore della clinica, Yair Miron, suo figlio e socio unico, entrambi israeliani, e la segretaria Cecilia Borzea. Lei aveva il compito di reclutare le giovani donne disposte a vendere gli ovuli a prezzo di saldo. Accusa, traffico illegale di ovuli per la fecondazione in vitro. Milleduecento gli interventi che hanno coinvolto negli ultimi anni coppie con problemi di fertilità, incoraggiate dalla legislazione romena, in teoria meno restrittiva rispetto ad altri Paesi europei. Il problema, però, era «come» raccogliere gli ovuli: la donazione di cellule in cambio di soldi è illegale. Le pazienti della clinica, oltre al prezzo dell’intervento (tra i 10 e i 15 mila euro), acquistavano pure gli ovociti espiantati. Non solo. Dal 2006, secondo la nuova legislazione, tutte le cliniche che si occupano della procreazione assistita, dovrebbero essere accreditate dall’Agenzia Nazionale per i Trapianti.
«La Sabyc ha ottenuto la nostra autorizzazione solo cinque giorni fa – spiega Victor Zota, direttore dell’Agenzia – perché fino a quella data risultavano inadempienti. Di conseguenza, dal 2006 lavorano in modo illegale. Fino a quella data migliaia di stranieri venivano in Romania perché era una "no man’s land", una terra senza regole precise, ma adesso non è più così. Adesso, la pena prevista per la donazione di cellule in cambio di una ricompensa è tra le più severe nell’Unione Europea: dai 3 ai 7 anni di carcere. Una specie di baby boom artificiale: il turismo riproduttivo coinvolge ogni anno 10 mila coppie italiane che vanno all’estero per risolvere i problemi di fertilità, secondo una ricerca realizzata dalla dottoressa Anna Pia Ferraretti, direttore scientifico della Società italiana di studi di medicina della riproduzione, assieme all’Eshre (European society of human reproduction and embryology). I poliziotti hanno trovato nei meandri della Sabyc 36 donne già sottoposte al trattamento per la procreazione assistita; negli archivi una black list, con i dati falsi delle donatrici, le loro generalità e le descrizioni fisiche modificate. «Se non c’è un controllo – chiude Ferraretti -, se non c’è trasparenza sia per le coppie che per le donatrici, si incorre in gravi rischi. Le stesse ragazze venditrici sono vittime dello sfruttamento».