Botta e risposta a distanza dagli opposti fronti referendari. «Invito il ministro Pisanu, nella sua responsabilità, a usare tutti i mezzi possibili per informare i cittadini, compresi gli Sms», dice il segretario dei Ds Piero Fassino nel corso di una conferenza stampa a Padova. «Siccome – fa notare – viviamo nell’epoca della comunicazione in tempo reale anche attraverso gli sms, sarebbe auspicabile che, così come è stato fatto per le elezioni, si facesse altrettanto oggi».
Secondo il segretario della Quercia sarebbe «una grave manifestazione di insensibilità istituzionale e di asimmetria se invece non lo si facesse». Insomma, non mandando gli Sms di fatto il governo una posizione la prenderebbe e come. Aiuterebbe l’astensione. Di tutt’altra opinione il ministro Carlo Giovanardi che fa sapere: «Il governo non può e non deve intervenire con invio di Sms in occasione di una consultazione referendaria nella quale ormai è chiarissimo che il non voto è una delle opzioni legittimamente esercitabili». Secondo il ministro è giusto, invece, che Pisanu comunichi come sempre i dati di affluenza alle urne. Per il resto meglio il silenzio. Sarebbe in gioco, azzarda, la «neutralità» dell’esecutivo. In realtà l’unica cosa davvero in gioco è il quorum e la preoccupazione del ministro è il non raggiungimento del tetto del 50% più 1 degli elettori.
Ecco perché, come d’altra parte era avvenuto anche in occasione delle consultazioni europee di un anno fa (ma a ruoli invertiti), gli Sms diventano una questione di scontro. I messaggi che il governo dovrebbe inviare conterrebbero non l’invito al voto, ma la notizia dell’appuntamento elettorale e gli orari di apertura dei seggi, fanno notare dal Comitato per il Sì. Eppure, in questo momento in cui il quorum è in leggero aumento (seppure i sondaggi continuino a essere pessimisti) il fronte degli astensionisti teme sorprese dell’ultimo momento. I referendari chiedono un testo essenziale: «Si vota domenica 12 dalle 9 alle 22 e lunedì dalle 9 alle 15. Necessari documento e tessera elettorale». Pisanu a due giorni dall’appuntamento con le urne tace. Intanto stamattina dovrebbe presentarsi davanti al giudice civile del tribunale di Roma che lo ha convocato.
Il Codacons (l’associazione di consumatori), infatti, ha presentato un ricorso e l’udienza è fissata per oggi. L’associazione ieri ha annunciato che presenterà un provvedimento d’urgenza che obblighi in via cautelare il ministro a inviare gli Sms. Carlo Rienzi, presidente dell’associazione, ha detto che il giudice ha convocato per oggi lo stesso ministro Pisanu «per sapere come mai ha inviato Sms prima delle elezioni europee per ricordare agli elettori i giorni e gli orari del voto, e non per i referendum di domenica prossima. È evidente, infatti, indipendentemente dalle scelte personali in materia che competono ad ogni singolo cittadino, che l’Amministrazione deve fare in modo che tutti i cittadini italiani siano, comunque, perfettamente informati delle modalità di svolgimento del voto». Davanti al giudice compariranno anche i costituzionalisti Cassese e Mirabelli, nonché Marco Pannella, Daniele Capezzone, Emma Bonino e Luca Coscioni.
Clemente Mastella, dell’Udeur, confessa, dal canto suo, di «non capire» perché il governo dovrebbe inviare gli Sms. Lapidario il tesoriere del Comitato promotore, il ds Lanfranco Turci: «Non è l’unica cosa che Mastella non capisce»: Altro botta e risposta, stavolta a suon di carte bollate, anche su un altro fronte. Il comitato «Scienza e Vita», in prima linea contro i referendum, ha promosso un’azione legale contro il Comitato per il Sì e contro i Ds «per appropriazione e uso indebito dello slogan “Sì alla vita”».
Lo slogan – spiega in una nota il movimento guidato da Carlo Casini – è stato utilizzato dai Ds e dal Comitato per il Sì al referendum «per indurre gli elettori italiani a votare l’abrogazione della legge 40/2004 confondendo il messaggio e lo slogan con il nome “Sì alla vita”, da anni titolo del mensile del Movimento edito dalla Coop. La Pira di Roma, che esprime contenuti opposti» a quelli dei sostenitori dei Sì. Forse sta davvero crescendo il numero di persone che voteranno. E i Ds rilanciano l’appello: andare ai seggi già domenica mattina, per incentivare gli indecisi a recarsi alle urne se i primi dati sull’affluenza dovessero essere «confortanti».