Si inginocchiano alla Cei e si ribellano a Fini, il movimento giovanile di An (Azione giovani), Adriana Poli Bertone e Roberta Saltamartini, vice al ministero delle pari opportunità. Lanciando, con magliette rosa e celesti e al grido di «Siamo tutti ex embrioni», una campagna di astensione attiva al referendum. E Carlo Costalli, presidente del Movimento Cristiano lavoratori, che rivendica l’ossequio al diktat di Ruini da primo della classe, «senza bisogno di nessun ulteriore richiamo». Anche «Famiglia cristiana» si astiene, ma sente il bisogno di motivare la scelta, annunciando inserti dedicati ai quattro quesiti referendari. Un bisogno che rivela quanto, al di là dell’invadenza mediatica dei porporati, il referendum sulla procreazione assistita scuota e divida il mondo cattolico. Rivelando quella realtà tutt’altro che compatta e omogenea (e non da oggi) che il carisma del papa santo subito aveva per così dire contenuto e oscurato. «Se il diritto del più forte schiaccia il più debole», titola il primo piano del settimanale cattolico. Dove chi sia il più forte e chi il più debole è fin troppo facile da intuire. La legge 40 «non ci soddisfa pienamente», ma ha il merito, «di aver dettato alcune regole, là dove prima vigeva la legge del far West, quella del più forte. E l’embrione “forte” non lo è di certo». Ed è per difendere quel «minimo di regole» che il settimanale cattolico si batte per un doppio no: ai quesiti e al referendum.
Ma è proprio l’ex direttore di «Famiglia cristiana», Leonardo Zega, ad aver firmato tra i primi l’appello «Per il rispetto della sacralità della coscienza», promosso da cattolici e lanciato dall’Adista online. Netto contro l’astensionismo. «Compito dei vescovi è indicare valori, non imporre ai credenti scelte che competono alla coscienza e alla fede di ognuno. Il cristianesimo non è mai stato solo potere e lotta fra poteri. Il Vangelo e la profezia hanno incessantemente animato la crescita dell’umanità lungo l’asse dei valori democratici, fra cui il primato della coscienza, il pluralismo, l’etica della responsabilità. Che dire allora di questa chiamata all’ubbidienza verso l’autorità e all’appartenenza ecclesiale in occasione del referendum? Che ne è del primato della coscienza, che ne è del pluralismo, che ne è dell’etica della responsabilità? Che ne è della lettera e dello spirito del Concilio?». Il rapporto «fra la legge umana imperfetta e la legge divina perfetta» non si può risolvere con il richiamo all’autorità, al primato dell’appartenenza, né tantomeno con «un nuovo intruppamento dietro il potere che si fa scudo di Dio».