MILANO – Ci sarebbe la faccenda dei trentacinque ex dirigenti e militanti che hanno firmato un appello per andare alle urne, con buona pace dell’astensione indicata dai vescovi e simili «escamotage umilianti», ma il presidente Luigi Bobba non pare darsene pensiero: «Guardi, io rappresento le Acli di oggi, non quelle di trent’anni fa». Non che ce l’abbia con loro, «persone rispettabilissime che fanno parte della nostra storia, per carità, non giudico né scomunico», però il dissenso, assicura, è marginale: «Siamo un sistema aperto e informato, l’astensione è stata decisa all’unanimità dalla direzione nazionale, abbiamo coinvolto i circoli, e non sono stato certo sommerso da lettere di protesta». Del resto «ho fatto una quantità di incontri per l’Italia, di questi tempi, e ho visto come le persone, con un ragionamento chiaro, si convincano facilmente che il non voto è la strada più efficace». Sorride: «Ai cattolici non è chiesto soltanto di essere coerenti, devono anche cercare di non essere stupidi, e votare no è dare una mano ai sì».
Le Acli contano 450 mila iscritti, con le associazioni collegate arrivano a 816 mila. C’è chi ha parlato di «intimidazione» dei fedeli, quelli che votano nei piccoli verrebbero indicati a dito…«Ma per favore!», esclama il presidente della Acli, «mica siamo nell’Italia del ’48, la gente è in grado di ragionare con la propria testa, ascoltare i propri vescovi e decidere in coscienza: pensare che siano intimiditi nel 2005 è surreale». E poi non siamo neanche nel ’74, replica a coloro che accusano le Acli di avere «tradito» se stesse: «Noi fummo i primi a rompere il collateralismo con la Dc, e allora la pagammo anche cara, ma leggere la situazione di oggi con quelle categorie non ha davvero senso: non c’è la Dc, non c’è nessun involucro da rompere, e soprattutto questo referendum segnala problemi totalmente nuovi, divorzio e aborto non c’entrano nulla».
La questione, comunque, resterà aperta anche se il referendum fallisse: «Nessuno considera questa legge come la migliore delle norme possibili o un dogma di fede. Certo, ha messo un punto fermo contro il Far West, dopodiché vedremo: se qualcosa non funzionasse, c’è sempre un Parlamento che abbiamo eletto e che potrà correggerla. Prima, però, vediamo almeno come funziona. Questione di buon senso».
Gian Guido Vecchi