Gianni Borsa
Le sfide nel campo della bioetica sembrano non finire mai. Don Michele Aramini, docente di Introduzione alla teologia all’Università Cattolica di Milano, pone costante attenzione a questi temi, cui ha dedicato diversi studi. Collaboratore per la sezione bioetica della rivista Aggiornamenti sociali, già docente di Bioetica presso la Pontificia Università «Regina Apostolorum», ha dato alle stampe lo scorso anno il volume La fecondazione artificiale. Che cosa dice la legge e che cosa insegna la Chiesa (edizione Portalupi). Tra i suoi libri più conosciuti, La procreazione assistita (Paoline, 1999), Introduzione alla bioetica (Giuffrè, 2001), Bioetica. Manuale semplice per tutti (Portalupi, 2003). Lo abbiamo intervistato.
Gli italiani saranno chiamati tra pochi mesi a pronunciarsi sui quattro referendum relativi alla legge 40 sulla fecondazione assistita. Qual è la «posta in gioco»?
«In una parola la posta in gioco è la capacità delle società avanzate come la nostra di apprezzare e difendere il valore fondamentale della vita. Tale valore, per essere riconosciuto in modo vero e non a parole, deve essere difeso anche, e soprattutto, nei casi in cui la vita è debole. In quei casi in cui è affidata alla libertà responsabile degli adulti e della società. Detto questo sono in gioco anche altri valori collegati alla vita».
Quali, ad esempio?
«In primo luogo il valore della generazione umana come dono di sé che i genitori fanno verso i figli. Sembra che questa disposizione morale tenda a sparire per far posto al diritto al figlio, come se sulle persone si potessero avere diritti. In secondo luogo si tenta di far passare il principio che la ricerca scientifica, per il solo fatto di ottenere buoni risultati, non debba essere sottoposta alle regole etiche che tutte le attività umane sono chiamate a rispettare. In terzo luogo è esplicitamente in gioco la difesa dei diritti del concepito. Una posizione oltranzista e ideologica vorrebbe cancellarli per non vedere messa in discussione in alcun modo la cattiva legge 194».
Come possono «convivere» la tutela della vita fin dal suo concepimento, il diritto della coppia ad avere un figlio, la libertà di ricerca?
«La convivenza si può attuare comprendendo che in materia di soggetti umani non ci sono lasciapassare senza condizioni. La libertà di ricerca non è un idolo che può rivendicare la violazione di ogni diritto, ma è un’attività preziosa che deve svolgersi a servizio della vita, di tutte le vite. Quindi è necessaria una gerarchizzazione dei valori: al primo posto viene la vita. Quanto ai genitori, il diritto alla generazione non è assoluto in quanto è relativo alla persona umana; non si è neppure padroni in assoluto delle cose, a maggior ragione non si ha un diritto assoluto al figlio. I genitori dovrebbero essere i primi a sostenere l’impegno della salvaguardia e promozione della vita».
Per gli elettori non è semplice informarsi su temi tanto complessi e delicati e non a tutti è chiaro il contenuto della legge.
«Questo segnalato è un vero problema. Anche le persone di buona cultura fanno e faranno fatica a comprendere la portata delle singole disposizioni della legge e dei quesiti referendari. Motivo in più per non andare a votare. Infatti la complessità della materia richiede competenza e riflessione, non si può sbrigare la questione con qualche convinzione superficiale o con qualche indicazione di partito. La cosa più importante da capire è la seguente: con questa legge non nascono meno bambini di quanti ne nascevano prima della sua entrata in vigore. Non viene leso perciò il “diritto
Gli italiani saranno chiamati tra pochi mesi a pronunciarsi sui quattro referendum relativi alla legge 40 sulla fecondazione assistita. Qual è la «posta in gioco»?
«In una parola la posta in gioco è la capacità delle società avanzate come la nostra di apprezzare e difendere il valore fondamentale della vita. Tale valore, per essere riconosciuto in modo vero e non a parole, deve essere difeso anche, e soprattutto, nei casi in cui la vita è debole. In quei casi in cui è affidata alla libertà responsabile degli adulti e della società. Detto questo sono in gioco anche altri valori collegati alla vita».
Quali, ad esempio?
«In primo luogo il valore della generazione umana come dono di sé che i genitori fanno verso i figli. Sembra che questa disposizione morale tenda a sparire per far posto al diritto al figlio, come se sulle persone si potessero avere diritti. In secondo luogo si tenta di far passare il principio che la ricerca scientifica, per il solo fatto di ottenere buoni risultati, non debba essere sottoposta alle regole etiche che tutte le attività umane sono chiamate a rispettare. In terzo luogo è esplicitamente in gioco la difesa dei diritti del concepito. Una posizione oltranzista e ideologica vorrebbe cancellarli per non vedere messa in discussione in alcun modo la cattiva legge 194».
Come possono «convivere» la tutela della vita fin dal suo concepimento, il diritto della coppia ad avere un figlio, la libertà di ricerca?
«La convivenza si può attuare comprendendo che in materia di soggetti umani non ci sono lasciapassare senza condizioni. La libertà di ricerca non è un idolo che può rivendicare la violazione di ogni diritto, ma è un’attività preziosa che deve svolgersi a servizio della vita, di tutte le vite. Quindi è necessaria una gerarchizzazione dei valori: al primo posto viene la vita. Quanto ai genitori, il diritto alla generazione non è assoluto in quanto è relativo alla persona umana; non si è neppure padroni in assoluto delle cose, a maggior ragione non si ha un diritto assoluto al figlio. I genitori dovrebbero essere i primi a sostenere l’impegno della salvaguardia e promozione della vita».
Per gli elettori non è semplice informarsi su temi tanto complessi e delicati e non a tutti è chiaro il contenuto della legge.
«Questo segnalato è un vero problema. Anche le persone di buona cultura fanno e faranno fatica a comprendere la portata delle singole disposizioni della legge e dei quesiti referendari. Motivo in più per non andare a votare. Infatti la complessità della materia richiede competenza e riflessione, non si può sbrigare la questione con qualche convinzione superficiale o con qualche indicazione di partito. La cosa più importante da capire è la seguente: con questa legge non nascono meno bambini di quanti ne nascevano prima della sua entrata in vigore. Non viene leso perciò il “diritto