Aborto, si riapre il dibattito

Andrea di Robilant
Storace: una commissione è già al Iavoro

Si era detto e ripetuto che il referendum non riguardava la legge sull’aborto, che «la 194 non si tocca». Perfino il cardinale Camillo Ruini, il presidente della Cei, si era sentito in dovere di precisare che «noi non vogliamo modificarla». Ma all’indomani del voto, che ha fatto salva la legge 40, la discussione sulla 194 sì è di fatto gia aperta e un tabù durato un quarto di secolo è stato infranto.

Certo, non sarà questo Parlamento a rimettere mani alla legge sull’aborto, perché non ci sono i tempi tecnici per farlo. Ma, con le due leggi così come sono, le contraddizioni oggettive fra diritti dell’embrione e diritti del feto sono così marcate da rendere una revisione dei testi inevitabile. E ovviamente non si tratta solo di armonizzare due testi giuridici.

«I tempi sono cambiati», avverte Maurizio Ronconi, senatore dell’Udc, esprimendo un sentimento ormai assai diffuso nel centrodestra e nell’ala cattolica del centrosinistra. «Dopo il fallimento del referendum bisogna adeguare la legge sull’aborto. Gli italiani non sono più quelli che approvarono la 194, sono maturati e di questo il Parlamento dovrà tenere conto». Del resto già su «La Stampa» di ieri Enrico La Loggia, ministro per gli Affari Regionali, proponeva di «riaprire una riflessione» alla luce della «forte ripresa di quei principi e valori che sono a fondamento della religione cattolica».

Il ministro della Salute Francesco Storace riconosce che «i tempi sono stretti e anche l’incontro politico è difficile», ma intanto fa sapere che una commissione ministeriale «è già al lavoro» per verificare l’attuazione delle legge sull’aborto. «Io voglio capire se è stata applicata pienamente. Non sto parlando di modificarla, ma voglio sapere in che modo è stata carente l’attuazione».

Ben consapevole del carattere esplosivo della questione, Domenico Di Virgilio, sottosegretario alla Salute ed esponente di Forza Italia, si è affrettato a mettere le mani avanti: «Non c’è alcun progetto specifico riguardo alla legge 194 nè so di partiti intenzionati ad agire in tal senso». In effetti, le ultime sortite sull’argomento sono state sempre a titolo personale. Ma, prese nel loro insieme, riaprono una discussione nel Paese che finora era cresciuta solo sotto traccia.

Gianantonio Arnoldi, deputato di Forza Italia, fondatore e presidente del Comitato per il No, ritiene che «bisogna verificare se in questi anni, nell’applicazione della 194, è prevalso un rispetto della vita su eventuali atteggiamenti egoistici». E sarebbe utile aprire al più presto «un’ampia discussione in Parlamento per rendere la legge più attuale».

Ma Giulio Andreotti invita a essere cauti, perché il terreno rimane minato. Il referendum, dice il senatore a vita, ha posto «un freno salutare, ma non dobbiamo approfittame. Lasciamo raffreddare il clima». La legge sull’aborto è «un tema complesso e non riguarda solo l’Italia». Ma la sua modifica rimane un obiettivo. «E un giorno forse ci arriveremo».

Giuliano Ferrara, uno dei più attivi sostenitori della campagna per l’astensione al referendum sulla legge 40, parlando ier mattina al microfoni di «Radionews24», riconosceva che si vanno a toccare «problemi delicatissimi» che riguardano la salute della donna. «Ma per un laico – aggiungeva – non ci sono tabù, nemmeno sull’aborto», e dunque è giusto cominciare a discuterne».

Se è vero che non ci sono i tempi per affrontare la legge 194 in questa legislatura, non significa che i promotori di una sua modifica non cercheranno di avviare da subito un lavoro preparatorio. E il punto di partenza – come sottolineava ieri al «Corriere della Sera» Maria Grazia Sestini, sottosegratario al Welfare e cattolica di Forza Italia – è il conflitto evidente tra la legge sulla fecondazione assistita e la legge sull’aborto. «Bisogna considerare il primo articolo della legge 40, quello che tutela espressamente l’embrione. Ed è certamente questo articolo che la fa entrare in contraddizione con la 194». Il problema, come riconosce la Sestini, non è soltanto la mancanza di tempo: la legge 194 così com’è piace alla stragrande maggioranza degli italiani (l’84% secondo gli ultimi sondaggi). «Però di certo si può cominciare a discuterne per cambiarla».