La Corte Costituzionale — è notizia di mercoledì — ha salvato la legge 194, che consente e disciplina l’interruzione volontaria di gravidanza dal lontano 1978. «Manifestamente inammissibile», a detta della Consulta, la questione di legittimità costituzionale sollevata da un giudice tutelare di Spoleto. Tuttavia, a 34 anni dall’entrata in vigore della discussa normativa di legge (discussa ovviamente dalle sigle pro-life…), cresce esponenzialmente il numero dei medici obiettori di coscienza. Che hanno cioè messo nero su bianco il proprio no all’intervento abortivo.
Certo, in prevalenza per motivi ideologici o per fede, ma anche per fare carriera (perché chi interrompe una gravidanza indesiderata, ormai lo sanno tutti, difficilmente farà carriera e spesso e volentieri sarà emarginato dai colleghi). Un fenomeno in ascesa anche in Lombardia, dove il 67 per cento tra i ginecologi e quasi il 50 per cento tra gli anestesisti rifiutano di dare applicazione alla legge 194, riprendendo i dati forniti dall’assessorato regionale alla Sanità in risposta ad un’interrogazione di sette consiglieri regionali lombardi prima firmataria Sara Valmaggi. Numeri alla mano, la provincia di Varese rappresenta uno zoccolo duro dei medici obiettori. In effetti, la media di ginecologi e ostetrici che hanno scelto la strada dell’obiezione si attesta attorno al 78 per cento. Nello specifico: trentuno su 43 tra i dottori in forza nell’Azienda ospedaliera di Macchi di Varese (72,1 per cento); 24 su 34 nell’Azienda ospedaliera di Busto Arsizio (70,6 per cento); addirittura 21 su 23 al Sant’ Antonio Abate di Gallarate (91,3 per cento). Un percentuale record, quella dell’ospedale gallaratese. In nessun altro nosocomio pubblico lombardo si registra una percentuale tanto alta di medici obiettori. Quanto alla speciale classifica degli anestesisti obiettori in Lombardia, dopo l’Ao di Treviglio, dove obiettano 24 medici su 25 (96 per cento), si piazza, al secondo posto, l’Azienda ospedaliera di Busto Arsizio con 38 medici su 50 (76 per cento). Alte le obiezioni anche a Varese (13 su 21; 61,9 per cento) e a Gallarate (16 su 30; 53,3 per cento). Gallarate risulta essere per altro l’ospedale lombardo con il maggior numero di infermieri obiettori di coscienza: ben 42 su 46 (il che equivale al 91,3 per cento). A seguire Busto Arsizio con 57 appartenenti al personale medico non sanitario su 85 (67,1 per cento); e Varese con 74 paramedici su 145 (51 per cento). Quante sono state le interruzioni volontarie di gravidanza nel 2011? Secondo i dati dell’assessorato regionale alla Sanità, poco di più di 18.600, di cui 1.400 nel solo Policlinico di Milano. In provincia di Varese, spicca il dato dell’ospedale Del Ponte di Varese con 692 casi. Poi, 172 aborti all’Opera Pia ospedale di Circolo di Saronno; 151 all’ospedale Galmarini di Tradate; 144 all’ospedale di Circolo di Busto; 137 al Sant’Antonio Abate di Gallarate; 65 all’ospedale Ondoli di Angera; e 59 al presidio ospedaliero del Verbano di Cittiglio. «Tra le conseguenze più gravi degli alti tassi di obiezione, c’è la dilatazione dei tempi di attesa — hanno denunciato i rappresentanti regionali del Pd -. Per il 44 per cento delle richiedenti, tra la certificazione e l’intervento passano almeno 15 giorni, mentre nel 28 per cento dei casi si va anche oltre i 22 giorni. Oltre al fenomeno della migrazione verso altre Asl ci sono le conseguenze per i sanitari non obiettori, penalizzati nella carriera e costretti ad effettuare quasi esclusivamente interruzioni volontarie di gravidanza». Da parte sua, l’assessore regionale alla Sanità, Luciano Bresciani, rispondendo all’interrogazione in commissione, ha ammesso che sì, esistono criticità, legate al fatto che il numero di medici obiettori è molto alto, ma ha sostenuto al contempo che il diritto delle donne alla "maternità consapevole" è comunque una priorità da garantire.