Mentre si attende il via libera del CdA dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) domani mattina a Roma verranno presentati i primi dati sull’esperienza italiana con la RU486 che confermano l’efficacia, la sicurezza e la praticabilità dell’aborto medico in Italia.
L’occasione è la Conferenza Nazionale dei Ginecologi Consultoriali (A.Gi.Co – www.agico.it) “Il consultorio nella prevenzione dell’interruzione volontaria della gravidanza” che è in corso da ieri presso l’Hotel Central Park di Roma (16-17-18 febbraio).
Domani, mercoledì 18 febbraio, alle ore 10.30, nell’ambito della tavola rotonda “Applicazioni pratiche dell’aborto medico” è prevista la relazione del Dott. Silvio Viale che riporterà l’esperienza di otto centri italiani con la RU486 per un totale di 1778 interventi.
Nel 2008 il mifepristone, il vero nome del farmaco che si cela dietro al sigla RU486, è stato utilizzato da 25 centri italiani mediante una farraginosa procedura di importazione caso per caso. La pratica di registrazione per procedura europea di mutuo riconoscimento è sul tavolo del Consiglio di amministrazione dell’AIFA da parecchi mesi. La commissione tecnico scientifica dell’AIFA aveva dato parere favorevole nel marzo scorso.
L’EMEA (Agenzia europea del farmaco) nel 2007 ha uniformato le indicazioni per il mifepristone nell’UE: aborto medico fino a 9 settimane, aborto del secondo trimestre, morte endouterina e preparazione del collo dell’utero per l’aborto chirurgico. La RU486 è stata registrata in Francia nel 1988, nel Regno Unito e Svezia dal 1991, nel 1999 nella maggior parte dei paesi della UE e nel 2000 negli USA. Ora la procedura di registazione è stata richiesta per Italia, Portogallo, Ungheria, Littuania e Slovacchia.
Nel gennaio scorso il GIP di Torino ha archiviato l’indagine nei confronti dei medici e del direttore generale che approvarono e condussero lo studio clinico sperimentale svolto in Day Hospital presso l’Ospedale S.Anna di Torino nel 2005. Il Dott. Silvio Viale, che propose quello studio nel 2001 e che è attualmente il responsabile del Day Hospital dell’Ospedale S.Anna di Torino, alla luce delle esperienze italiane, concluderà la sua relazione sottolineando come “non vi siano motivi scientifici, sanitari e legali che possano ritardare la registrazione del mifepristone in Italia da parte del Consiglio di amministrazione dell’AIFA”.
Torino, 17 febbraio 2009.
(Silvio Viale 339.3257406)