Sviluppi nelle tecnologie di procreazione assistita

Joep Geraedts

di Joep Geraedts

Professore di Biologia genetica e cellulare, Università di Maastricht

 Rispetto al 2009, anno della mia ultima visita al Parlamento europeo, molto è cambiato nel campo della procreazione assistita. L’oratore che mi ha preceduto[1] ha parlato di art and science (“arte e scienza”). A tal proposito non dimentichiamo che ART è anche l’acronimo che sta per Assisted Reproductive Treatment o Assisted Reproductive Technology (“trattamento” o “tecnologia della procreazione assistita”), tema cui fu dedicata una sessione del Secondo Congresso Mondiale[2].

 

A organizzare quella sessione fu l’ESHRE, la Società europea per la Riproduzione umana e l’Embriologia. All’epoca presiedevo l’organizzazione e ci sembrava necessario tenere una sessione sull’argomento, perché la procreazione assistita è sempre stata sotto attacco sin dai suoi albori. Forse sapete che il pioniere di questa tecnica fu Bob Edwards. Allora, come oggi, nel mondo anglosassone si parlava di fecondazione in vitro. Negli anni Settanta del secolo scorso, Edwards e Patrick Steptoe inventarono la procreazione assistita e nel 1978 nacque Louise Brown, la prima persona concepita in vitro. Nei primi anni Ottanta, Bob Edwards ritenne necessario istituire un’organizzazione a livello europeo per promuovere un approccio più scientifico e produrre pubblicazioni sul tema. Poiché la procreazione assistita veniva attaccata da più parti ed era difficile pubblicarne i risultati e ottenere fondi, Bob Edwards pensò: “Quando avremo una nostra organizzazione potremo esporre la procreazione assistita al pubblico e in questo modo sarà accettata”. Ci è voluto molto tempo prima che la tecnica fosse accettata, e tuttora qualcuno è contrario – ne parlerò più avanti. Soltanto nel 2010, trentadue anni dopo la nascita di Louise Brown, Bob Edwards è stato insignito del Premio Nobel. Purtroppo per lui era troppo tardi: Edwards era ancora vivo, ma non poté recarsi a Stoccolma per ricevere il premio di persona.

La procreazione assistita è sempre stata un tema caldo e quindi, nel 2009, l’ESHRE ritenne necessario organizzare una sessione ad hoc al Secondo Congresso Mondiale per la Libertà di Ricerca Scientifica. Oggi, a quattro anni di distanza, pensiamo sia opportuno tenere una sessione sulla procreazione assistita in occasione del prossimo congresso, perché c’è ancora molto di cui dibattere, o almeno di cui parlare, perché in ogni Stato europeo si osservano differenze nella ricerca sugli embrioni, sul piano scientifico ma anche nell’applicazione.

Se si guarda alle diverse leggi, si notano differenze in materia di ricerca sugli embrioni. La creazione di embrioni ai fini della ricerca è consentita in pochi Paesi. In molti Stati, oltretutto, è vietata la ricerca sugli embrioni residui derivanti dai trattamenti di fecondazione in vitro e donati per scopi di ricerca. Molti Paesi, dunque, regolano in modo diverso la ricerca sugli embrioni e i trattamenti dell’infertilità. Io sono un genetista e mi sono avvicinato all’ESHRE perché volevo condurre studi genetici sugli embrioni ai fini di quella che oggi viene chiamata “diagnosi genetica pre-impianto”. Anche su quest’ultimo punto si registrano differenze notevoli tra i vari Stati europei. In diversi Paesi – soprattutto quelli germanofoni, ma non solo – è molto complicato effettuare questo tipo di diagnosi. Tra i Paesi in cui la diagnosi pre-impianto è consentita, poi, le applicazioni variano.

Oggi abbiamo ascoltato esempi sulla malattia di Huntington e sul tumore ereditario alla mammella. In molti paesi non è consentito diagnosticare queste patologie sugli embrioni prima che siano impiantati. Anche le applicazioni (non solo mediche, ma anche sociali) consentite o rimborsabili variano molto da Paese a Paese. Per esempio, in molti casi le coppie omosessuali che desiderano accedere alla procreazione assistita devono recarsi in altri Paesi. Inizialmente si parlava di “turismo riproduttivo”, mentre oggi si preferisce l’espressione “assistenza riproduttiva transfrontaliera”. Questo fenomeno è il risultato del tentativo, da parte di vari individui, di cercare soluzioni all’estero.

Se parliamo di libertà, quindi, dobbiamo constatare che non c’è n’è molta in questo momento. Pertanto la nostra organizzazione auspica che si tenga una sessione sulla procreazione assistita al prossimo congresso, in modo tale da poter discutere degli ostacoli, delle loro cause e di cosa vi sia all’origine dei timori della gente. Oggi abbiamo sentito parlare di dignità umana. Se parliamo di dignità degli embrioni, c’è molto da dire: avremmo pane per i nostri denti. L’ESHRE spera quindi che al prossimo congresso siano previste una o più sessioni sul tema, visti anche i recentissimi sviluppi. Mi riferisco all’iniziativa dei cittadini europei “Uno di noi”, di cui finora non si è parlato e che ha raccolto oltre due milioni di firme[3]. La raccolta firme si è conclusa il mese scorso e ha interessato quasi tutti gli Stati membri; la petizione rappresenta quindi una minaccia per la ricerca a livello europeo e, in particolare, per il finanziamento della ricerca sulle cellule staminali embrionali entro i confini dell’UE. L’ESHRE, in quanto organizzazione, ritiene di dover agire. Sappiamo che le organizzazioni non possono intraprendere una propria iniziativa, ma stiamo riflettendo sull’opportunità che alcuni soci dell’ESHRE avviino una raccolta firme in vari Stati membri. Deve essere chiaro, infatti, che pur essendo stata firmata da due milioni di persone, l’iniziativa “Uno di noi” non rispecchia l’opinione della maggioranza dei cittadini europei. A nostro avviso moltissime persone e organizzazioni di pazienti si diranno fermamente contrarie alla petizione non appena ne valuteranno le ripercussioni negative sulle possibilità di trattamento medico. Vorremmo dimostrare che esistono altre opinioni. Questo è un primo punto. L’altro, come vi ho già detto, è che vorremmo avere una nostra sessione al prossimo congresso. È questo il messaggio che vi porto a nome dell’ESHRE.

 

 



[1]Lucio Piccirillo

[2]Tenutosi al Parlamento europeo a Bruxelles nel 2009, si veda http://www.freedomofresearch.org/second-meeting-2009

[3]Si veda http://www.mpv.org/uno_di_noi/

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.