Sulle unioni civili, in Europa , l’Italia allineata a sei paesi ex comunisti: cose bulgare!

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Carlo Troilo

Hanno le nozze gay la Francia, la Gran Bretagna, la Spagna, l’Olanda, il Belgio, la Svezia, la Norvegia, la Danimarca, l’Islanda e l’Irlanda.

Hanno le unioni civili la Germania, la Repubblica Ceca, l’Ungheria, l’Austria, la Finlandia, la Croazia e l’Irlanda del Nord.

Non hanno né le nozze gay né le unioni civili l’Italia, la Grecia, Cipro e sei nazioni dell’Est europeo: Slovacchia, Polonia, Lettonia, Lituania, Romania e Bulgaria.  

In Italia la legge Cirinnà (PD) sulle unioni civili per le coppie omosessuali –  appoggiata da Renzi senza passione – non riesce ad essere approvata soprattutto per la fronda di un partito che sostiene il governo, il Nuovo Centro Destra.  

Uno scatenato Giovanardi ne rallenta l’iter presentando migliaia di emendamenti, mentre l’astuto Sacconi si inventa il rischio che con la registrazione delle unioni civili diventino automaticamente realtà (a causa  – dice minacciosamente – “della giurisdizione europea”) l’equiparazione al matrimonio (incubo della Chiesa e degli ormai pochi italiani seguaci dei suoi veti sui diritti civili) e la reversibilità pensionistica, che la legge Cirinnà non prevede.

In questa situazione – penosa per l’Italia, per il Parlamento e per il governo – ci si attenderebbero coraggiose prese di posizione se non di Renzi (troppo preoccupato per i fragili equilibri di governo) almeno della Boldrini, sempre molto aperta sui diritti civili, dei capi di SEL e di Cinque Stelle e dei dissidenti “a sinistra” del PD. 

Non basta dire “ma io sono favorevole”. Alzino la voce, si facciano sentire e almeno sulle unioni civili portino l’Italia al livello degli altri paesi europei.

 

 

 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.