"IN OSPEDALE CI HANNO NEGATO LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO"
Una coppia di giovani fidanzati respinta dalla Guardia Medica. Tatarano, cellula Coscioni: “Un’indecenza che succeda ciò”. FRANCAVILLA FONTANA – Si recano al Camberlingo per richiedere la pillola anticoncenzionale del giorno dopo – Levonorgestel in gergo tecnico-scientifico – e vengono respinti da medici particolarmente solerti nel rispedirli al mittente. È accaduto ad una coppia di fidanzatini che, all’indomani di un incontro amoroso, si sono resi conto di non essere stati sufficientemente attenti. O, se si preferisce, sufficientemente fortunati: il contraccettivo ordinario non aveva sortito la protezione auspicata. Di qui, il pronto approdo in ospedale, informati della possibilità di rimediare a simile situazione attraverso il ricorso alla cosiddetta “contraccezione di emergenza”, la quale prevede appunto la concreta possibilità di ovviare ad “inconvenienti” simili in tempi rapidi. O che, almeno, tali dovrebbero essere. I ragazzi, in particolare, senza essersi persi d’animo, e avendo fatto tesoro di alcune dritte apprese qualche tempo fa grazie alla campagna di sensibilizzazione portata innanzi dalla locale cellula dell’associazione “Luca Coscioni”, lungi dal disperare, hanno pensato bene di rivolgersi in farmacia prima, al personale medico del nosocomio francavillese poi. E così come in farmacia, anche dall’ospedale si sono sentiti rispondere “picche”. E mentre nelle diverse farmacie la motivazione era giustamente legata alla necessità di una prescrizione medica, in ospedale le ragioni del “no” rimangono ancora tutte da appurare. “La pillola che richiedete – avrebbero risposto in Guardia Medica – non possiamo darvela”. Motivo? “C’è la necessità, per legge, di un maggiorenne – ha tuonato deciso il medico di guardia all’indirizzo dei due – che si assuma le responsabilità di una mia eventuale prescrizione”. Una risposta che i due ragazzi forse si aspettavano – temevano – ma che certamente speravano di non sentirsi indirizzare da chi, auspicavano, avrebbe potuto, o meglio dovuto, fornir loro il sostegno del caso. Neppure di fronte a questo diniego – un vero e proprio potenziale colpo da knock out -, però, i due coraggiosi innamorati hanno disperato. Si sono infatti ricordati dei consigli dispensati dalla “Coscioni” in occasione del “banchetto” di sensibilizzazione – circa le tematiche di contraccezione ed informazione sessuale – tenuto in Viale Lilla qualche settimana addietro.Ed è avendo contattato il presidente dell’associazione di tendenza radicale – tra gli scopi sociali il soccorso civile e morale e giuridico – che sono riusciti a venire a capo della questione, dopo essersi rivolti ad un medico, extraospedaliero, che davvero ha tenuto conto della normativa vigente, avendo prescritto alla ragazza l’agognato farmaco. Sì, proprio della normativa in vigore, considerato che ad oggi nessuna prescrizione legislativa riferisce quanto asserito dal medico del “Camberlingo”, il quale ha dapprima richiesto l’accompagnamento di un generico maggiorenne, in un secondo quello di un parente maggiorenne, infine quello di un genitore. Gente di maggiore età che avrebbe dovuto a suo dire rappresentare il “tutore” della ragazza richiesto ai fini di legge. Ciò, se non fosse che la legge appunto – nello specifico l’arcinota numero 194 del 1978 – non preveda alcuna figura di questo tipo nè tanto meno una qualsiasi generica forma di “accompagnatore” maggiorenne. Anzi. All’articolo 2 recita infatti così: “La somministrazione su prescrizione medica, nelle strutture sanitarie e nei consultori, dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte in ordine alla procreazione responsabile è consentita anche ai minori”. Tradotto: la normativa smentisce quanto sostenuto dal solerte medico di guardia. O, se si preferisce, quella del medico in questione rappresenta una vera creazione legislativa a modifica delle norme esistenti. Ed è bene precisare che non è un parlamentare, nè deputato nè senatore. Chiaro e comprensibile il rammarico per quanto accaduto da parte dello stesso Tatarano, per altro verso orgoglioso di aver potuto costituire, con l’associazione da lui presieduta, un valido punto di riferimento per i ragazzi. Queste le sue parole: “Da quando siamo attivi in città abbiamo potuto constatare da una parte l’ignoranza che in materia di contraccezione, aborto ed informazione sessuale in genere impera, dall’altra le grosse barriere poste ad impedire corretto apprendimento ed azione di chi abbia necessità. C’è una tendenza ostruzionista su questi temi: ciò che fa rabbia è che ad ostacolare la contraccezione sia la stessa gente che si oppone all’aborto. Un controsenso. La pillola del giorno dopo è uno strumento che può scongiurare un futuro aborto, a prescindere dalle tesi di quanti la considerino abortiva, prive di qualsiasi fondamento scientifico. Ciò, in quanto il farmaco non interviene in una fase successiva all’ovulazione, ma prima”. Molto spesso la confusione che viene fatta è tra pillola del giorno dopo e RU486: la prima rientra nella contraccezione d’emergenza, mentre la seconda è abortiva, potendo intervenire anche ben dopo l’ovulazione; la prima è regolarmente in commercio in Italia, la seconda non è (ancora?) arrivata nella Penisola.Argomenti che stanno certamente a cuore alla cellula, questi, ed è Tatarano a fornire conferma di ciò: “Ritengo sia uno scandalo che ancora oggi possano accadere episodi come questo, così come scandaloso è il fatto che in tutta Europa non sia necessaria la prescrizione medica per la pillola e solo qui da noi invece lo sia. Basti pensare che in Francia la somministrazione di questo farmaco, dagli effetti collaterali di fatto, esigui è addirittura gratuita. Sono gli ostacoli alla libertà di autodeterminazione esistenti – conclude il presidente della Coscioni – a provocare veri e propri drammi per una ragazza disperata costretta a peregrinare da un capo all’altro della città, con tutte le umiliazioni ed incomprensioni che ciò comporta, ed a sentirsi isolata ed anzi abbandonata al proprio sfortunato destino. C’è inoltre chi predica la teoria del rivolgersi e coinvolgere la famiglia, quando le famiglie molto spesso sono le ultime istituzioni cui una ragazza si rivolgerebbe – ovvio l’imbarazzo del caso – in situazioni simili”.
