“La piccola uguaglianza” di Michele Ainis: una “bozza di programma” per una nuova Rosa nel Pugno

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Carlo Troilo

Quel che più colpisce nel libro di Michele Ainis “La piccola eguaglianza” (*) è la capacità di dare, in 136 pagine, un quadro esauriente ed impressionante delle disuguaglianze nel nostro paese.  La proposta del libro – che l’autore definisce “minima, ma non minimale” –  è quella di cercare un minimo di uguaglianza fra gli individui.

Ainis sottolinea la centralità dei  diritti sociali (al lavoro, alla istruzione, alla salute),  sanciti dalla Costituzione e  riaffermati in frequenti   sentenze della Suprema Corte,   e spiega come i diritti sociali siano la precondizione per la nascita e la tutela dei diritti civili, perché “non c’è libertà senza uguaglianza”. 

L’autore individua poi alcune delle principali disuguaglianze, che colpiscono fra gli altri  le donne, i bambini e gli immigrati. Le pagine su questi ultimi suscitano profonda indignazione:  le loro donne  – scrive Ainis – “sono le nostre puttane” (40mila, a fronte di 7 mila italiane).

Alcune pagine particolarmente vivaci  riguardano i privilegi della Chiesa Cattolica – “l’unica religione al mondo eretta a Stato”-  rispetto alle altre confessioni, in particolare ai musulmani (un milione e 200mila), ancora privi di un’intesa con lo Stato italiano.  E quantificano questi privilegi in  4 miliardi e mezzo l’anno, in un paese che non trova mai i soldi per rendere effettiva, fra le altre,  la priorità della famiglia, sempre invocata dal centro destra.

E’ questo uno dei meriti del libro: usare una notevole  quantità di dati  per illustrare e sostenere le  tesi e le proposte. Così Ainis ci ricorda, ad esempio,  che il fondo per la famiglia è passato da 346 milioni nel 2008 a 31 milioni nel 2012; e che le Regioni, che nel 2008 avevano in  cassa 656 milioni per le politiche sociali, nel 2012 hanno speso 10 milioni.

Senza pretesa di completezza perché non è questo l’obiettivo primario del libro, Ainis non si sottrae all’impegno di individuare alcune misure per ridurre le disuguaglianze,  “aprendo” su alcuni punti alle proposte del Movimento 5 Stelle: dal reddito di cittadinanza alle gabbie salariali, dalla abolizione degli ordini professionali alla nascita di giurie popolari che vigilino sull’operato degli eletti (anche con il ricorso all’istituto del recall, la revoca degli eletti, sperimentato da anni e  con successo da molti stati americani.

Il libro – che denuncia l’ostilità della destra ma anche “la nuova indifferenza” della sinistra verso il principio di uguaglianza – si conclude con una secca condanna della dottrina del “pauperismo”, che mi ricorda la sciagurata strategia berlingueriana della “austerità”.

“Il desiderio  dominante – scrive Ainis – non è la (mia) felicità quanto la (tua) infelicità. Non un sentimento ma un risentimento, un rancore collettivo. Come se anni di crisi economica e morale ci abbiamo lasciato in dote una cifra di disperazione, l’incapacità di volgere  lo sguardo verso il futuro e di immaginarlo più propizio”.

“La piccola uguaglianza” tocca in modo particolare la sensibilità di chi, come me, è stato per tutta la vita un  militante socialista e un simpatizzante radicale. Ainis riconosce ripetutamente i meriti dei Radicali e delle loro  ostinate battaglie. Non cita esplicitamente i socialisti, ma io ritrovo nel suo libro due delle grandi linee strategiche del vecchio PSI: il “socialismo possibile” di Antonio Giolitti e del suo brain trust; la teoria de “i meriti e i bisogni”, elaborata da  Claudio Martelli ma fatta propria da tutto il Partito.

Se un giorno – dopo la sua troppo breve  stagione  – tornasse a rifiorire la “Rosa nel pugno”, certo il libro di Ainis potrebbe esserne una delle basi politiche e morali.  

(*)  Edizioni Einaudi, 11 euro

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.