La battaglia per la ricerca sugli embrioni umani

Marisa Jaconi

di Marisa Jaconi

 

Dipartimento di Patologia, Università di Ginevra

È davvero un onore per me essere qui. Nel ripensare a quanto è successo negli ultimi anni, devo dire che sono trascorsi dieci anni da quando abbiamo iniziato questa battaglia sulle cellule staminali. Era il 2004, l’anno in cui abbiamo lanciato il Primo Congresso Mondiale. Tra il 2002-2003 ho compreso quanto fosse importante per i ricercatori avere un contatto diretto con i politici. Ho dovuto confrontarmi spesso con i politici, essendomi trovata a essere l’unica ricercatrice in Svizzera a chiedere di lavorare con le cellule staminali embrionali. Mi sono anche resa conto che talvolta siamo soli in questa battaglia, specie quando abbiamo colleghi che non vogliono esporsi troppo e temono i media o la reazione della comunità o di altri ricercatori. Tutto questo mi ha motivata a sostenere l’Associazione Luca Coscioni, che in tutti questi anni ha condotto battaglie per creare un luogo di discussione aperto e lanciare ogni tipo di iniziativa legata alla libertà di ricerca e non solo. Inoltre l’associazione ha affrontato temi e preoccupazioni che toccano tutti i gruppi della nostra società: persone sane, malati, familiari di malati, medici, ricercatori, scienziati. Tutto ciò ci ha anche permesso di capire in che modo questi gruppi influenti possono interagire con i politici che devono fungere da nostri portavoce. Poiché in Svizzera si pone molta enfasi sulla democrazia diretta, è molto importante che i politici riescano ad anticipare le reazioni della cittadinanza rispetto alle leggi che vengono approvate. Essendo di origine italiana, è stato anche importante per me “fare da ponte” e condividere esempi e situazioni per far avanzare il dibattito collaborando con i miei colleghi.

Quanto alla questione dei brevetti, essi facilitano la carriera accademica, indipendentemente dal fatto che poi un brevetto venga sfruttato in qualche modo. Si stanno spingendo sempre di più i ricercatori che vorrebbero poter continuare un’attività nella ricerca fondamentale di base a giustificare quello che si fa in vista di una possibile applicazione. Questo è un attacco pericoloso alla ricerca di base in quanto ci obbligano a giustificare e anticipare le possibili applicazioni di quello che è la nostra ricerca fondamentale, che ha come scopo primario portare alla luce la conoscenza. Invece ci spingono a giustificare in modo quasi aberrante la possibile applicazione di quello che si potrà scoprire e di cui non possiamo anticipare i risultati. Questo è un paradosso da tener presente.

 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.