“Il tema capita a fagiolo per due ordini di motivi. Primo, ho incardinato in Commissione sanità la revisione della Legge 40, quindi è pronta per essere discussa, dentro vi sono le cose di cui stiamo parlando oggi, cioè una correzione in senso umano di quella legge e quindi è presente la diagnosi pre-impianto, è presente la possibilità di utilizzo di embrioni a fini scientifici. Ovviamente si tratterà poi di aprire una discussione, come si suole dire, e di combattere ancora una volta perché finalmente riusciamo a modificare questa che io trovo una delle leggi più brutte che abbia mai fatto il Parlamento della Repubblica Italiana, brutta e anche crudele, come abbiamo detto tante volte.
Nel frattempo qualcosa si è mosso attraverso fatiche emendative. Siamo riusciti a fare passare l’ottemperanza alla Direttiva Europea sull’uso dei tessuti delle cellule umane per via regolamentare, quindi senza dovere aspettare una norma o un decreto.
È diventata legge il Registro dei donatori che siamo riusciti a ottenere nella legge di stabilità con un dibattito veramente complicato e anche con un post-dibattito divertente, perché a un certo momento un certo deputato ha detto: che cosa c’entra con la legge di stabilità il Registro dei donatori? Perché capite, le strade c’entrano, se parliamo invece della vita quella non c’entra. Un’idea un po’ stravagante della politica, ma ormai ci siamo abituati.
Poi c’è stato un episodio che mi ha costretto, e l’ho fatto anche volentieri, a un intervento piuttosto duro in Aula. La professoressa Cattaneo ricorderà quando in occasione del voto sulle normative che riguardano i trapianti, quindi i divieti di illeciti e quant’altro, il traffico di organi umani, a un certo punto è saltato fuori un emendamento che vietava l’importazione di tessuti e cellule umane. Niente sangue, niente staminali, niente più ricerca. C’è stato un certo parlare e questo emendamento è diventato un ordine del giorno, quindi si è già un po’ declassato e andava un po’ meglio, ma non erano contenti. Hanno fatto interventi pesantissimi in quanto il grande problema era questo improvviso risentimento nei confronti delle donne ucraine che donavano, o meglio commercializzavano gli ovociti, e quindi sarebbe stato un disastro, saremmo stati invasi da bambini biondi e nerboruti che parlavano in russo prima ancora di cominciare a camminare.
Abbiamo fatto quella confusione non esplicita ma che si fa un po’ nelle retrovie e abbiamo detto che mai avremmo votato un ordine del giorno del genere, mai, mai e poi mai, perché non si può continuare a modificare le leggi in via surrettizia, una pratica dei fondamentalisti che esiste anche in questo Parlamento e che non è tollerabile. Per questo alla fine da ordine del giorno è diventata una raccomandazione, quindi neanche messa in votazione.
Ho ritenuto opportuno un mio intervento per dire che il Parlamento, le istituzioni non possono continuare a rimanere così separate dalla vita, dalle necessità dei cittadini del loro Paese, e la ricerca è una parte fondamentale. Se anche la ricerca è sponsorizzata, anche se non è ricerca indipendente ma se raggiunge i risultati perché dobbiamo dire di no? Che cosa ci costringe a dire di no? Un’idea di mercato? L’ipocrisia è che poi compriamo dall’estero. Noi ufficialmente la ricerca non la possiamo fare, però gli altri possono farla e noi usufruiamo dei frutti di quella ricerca senza esserne mai protagonisti. Allora, è ora davvero di finirla, penso che ci sia bisogno di uno scatto, di un colpo d’ala deciso anche sui temi della ricerca perché bisogna ampliare le possibilità e le sinergie, del resto la ricerca transnazionale del resto questo è, ed è ciò che manca al nostro Paese. Bisogna aprire e in questo senso aprire anche alle istituzioni.
Iniziative come questa sono pregevoli perché ci aiutano a capire. Fare il parlamentare è un’occupazione che dura una parte della vita, ma in quella parte della vita noi ci occupiamo del futuro del nostro Paese.
La deliberazione informata, un concetto a cui tengo tantissimo, diventa centrale se vogliamo usare quel tempo che ci è dato per fare qualcosa di buono per gli altri. Grazie!
Filomena Gallo: Grazie anche per avere voluto portare qui in anteprima la notizia che si è incardinata una discussione sulla riforma della Legge 40 in Commissione. Quali sono i tempi e da quali testi siete partiti?
Siamo partiti dal mio testo, dai testi che ci sono, che sono tre, uno del senatore Manconi, uno mio e uno della senatrice Bianconi. Bisognerà scegliere il testo base, una volta che c’è il testo base si aprirà la discussione generale e dopo la discussione generale gli emendamenti e dopo gli emendamenti la terribile Commissione bilancio! A un certo punto gli emendamenti vanno portati in Commissione bilancio che decide se sono onerosi o meno, questo richiede un po’ di tempo, e dopo è votata in Commissione e calendarizzata in Aula.
Quali sono i tempi? Con i tempi che corrono non mi sento di prendere impegni, però penso che sia già un passo in avanti l’incardinamento.”
(Testo non rivisto dall’autore)

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.