“Sono onorata che mi abbiate invitato a venire a parlare dell’esperienza francese in materia di assistenza medica alla procreazione, soggetto appassionante e delicato.
Riconosco uno dei primi talenti del Partito Radicale, Emma Bonino, che è quello di obbligare spesso ciascuno di noi a confrontarsi su temi che non abbiamo l’abitudine di trattare e anche difficili da trattare. Ringraziate per questo.
Tra questi temi complessi c’è certamente quello dell’assistenza medica alla procreazione, perché tocca in definitiva da molto vicino quello che potremmo chiamare “il mistero della creazione”, e spiega il fatto che provochi a volte dibattiti appassionati.
Sono consapevole che l’espressione che ho appena utilizzato, e che ho scelto anche con cura, “il mistero della creazione”, è proprio il fatto che una rappresentante laica di una Repubblica laica si esprima così e riconosce così che per questa ragione senza nessun dubbio è un tema che crea dibattito nelle nostre società.
Tutto questo, la delicatezza del tema, è ciò che può spiegare il fatto che la Francia e l’Italia abbiano fatte delle scelte diverse su questo punto, anche se i nostri paesi condividono lo stesso solco dei diritti fondamentali e in particolare lo stesso attaccamento al principio dell’inviolabilità della persona umana e hanno tutte e due una ricerca scientifica dinamica. Senza dubbio la nostra storia spiega queste differenze.
Il diritto è un tentativo di razionalizzazione, mi sarà di grande aiuto ciò per spiegarvi lo stato dell’arte del dibattito sul tema in Francia, anche se dirò di seguito qualche parola anche sul dibattito in corso.
Qual è lo stato della legislazione in Francia? Quali sono i principi sui quali si fonda? Quali sono le evoluzioni recenti per ciò che concerne l’utilizzo degli embrioni per la ricerca?
Noterete subito che utilizziamo più volentieri il tema assistenza medica alla procreazione piuttosto che procreazione medicalmente assistita, perché in Francia non è la procreazione in quanto tale che è retta dalla legge, ma è l’attività medica che eventualmente consente la procreazione.
Una volta che è stata fatta questa precisazione ovviamente AMP e PMA, ricoprono la stessa realtà.
Come in Italia l’assistenza medica alla procreazione si è innanzitutto sviluppata in Francia fuori da qualsiasi quadro giuridico dalla nascita del primo bambino in provetta, a Manden, nel 1982 e da allora questo ha avuto evoluzioni una decina di anni più tardi.
La Francia ha fatto la scelta nella sua legge di bioetica del ’94 confermata di seguito dalle leggi del 2004 e del 2011 di definire l’AMP come una pratica medica che punta a rimediare alle disfunzioni nella procreazione naturale e non come un’alternativa alla procreazione naturale.
L’AMP, così, non può che avere due finalità: rimediare all’infertilità della coppia oppure impedire la trasmissione di una malattia molto rara al bambino che deve nascere o all’altro membro della coppia. Di conseguenza il legislatore ha tentato, per quanto possibile, di calcare l’AMP sul livello della procreazione naturale e quindi l’AMP è limitata alle coppie eterosessuali che hanno ciò che la legge chiama un progetto parentale.
Scegliendo questa idea che si potrebbe chiamare medica il diritto francese punta, dunque, a conciliare questi due principi fondamentali e in questo modo lo ha ricordato il nostro Consiglio costituzionale a numerose riprese dopo il 1994.
Il primo principio è la salvaguardia della dignità della persona umana, il corpo umano, quindi, non deve potere essere considerato come un oggetto, come una merce, come si dice talvolta, e da questo primo principio ne discendono in particolare la proibizione della clonazione umana, l’anonimato e la gratuità del dono dei gameti e la proibizione dell’utero in affitto.
Il secondo principio è il diritto alla protezione della salute stabilito dalla nostra Costituzione. È questo diritto che giustifica, per esempio, l’autorizzazione alla diagnosi genetica pre-impianto quando una coppia abbia una grossa probabilità di dare la luce a un figlio affetto da una malattia genetica riconosciuta come incurabile.
L’utilizzo degli embrioni per la ricerca che interessa in questo momento la vostra Corte Costituzionale, e della quale avrete l’occasione di parlare oggi, illustra molto bene la conciliazione tra questi due principi. Su questo tema il diritto francese effettivamente ha conosciuto degli sviluppi importanti.
In un primo tempo, nel 1994, il legislatore aveva scelto, per prudenza, di proibire ogni tipo di ricerca sugli embrioni donati dopo l’abbandono del progetto genitoriale ma dopodiché è sembrato che le ricerche sulle cellule staminali embrionali che sono condotte con una finalità terapeutica non avrebbero potuto essere sostituite da alcun’altra modalità di ricerca che avrebbe posto meno problemi etici.
Per questo motivo dopo deroghe temporanee previste già dal 2004, nel 2013 è stato finalmente deciso di autorizzare, ad alcune condizioni, la ricerca sull’embrione e sulle cellule staminali embrionali.
Oggi in Francia nel momento in cui una coppia dà il proprio consenso scritto e lo conferma dopo un periodo di riflessione di tre mesi, i loro embrioni non utilizzati possono essere donati alla ricerca dopo autorizzazione dell’Agenzia della biomedicina.
Il rilascio di questa autorizzazione da parte dell’Agenzia è inquadrato dalla legge, perché la legge prevede delle condizioni strette. La prima condizione è la pertinenza scientifica della ricerca e questa pertinenza deve essere stabilita. Seconda condizione, la ricerca si deve inserire in una finalità medica. Terza condizione, non deve potere essere condotta senza il ricorso a questi embrioni. Infine i principi etici relativi alla ricerca sull’embrione devono essere rispettati.
La proibizione della creazione di embrioni a soli fini scientifici resta in vigore perché l’embrione non deve potere essere considerato un oggetto dalla ricerca scientifica, un oggetto come un altro, e quindi nel momento in cui la ricerca sugli embrioni risponde a degli obiettivi terapeutici particolarmente importanti dal punto di vista della collettività, in questo caso può essere autorizzata a condizioni molto precise. A oggi, in totale, sono 69 i protocolli di ricerca autorizzati da parte dell’Agenzia della biomedicina e tutto ciò è considerato come un successo.
Ecco lo stato dell’arte nel mio Paese dopo la legge del 2013.
Oltre a queste evoluzioni voglio ricordare altre questioni che restano in sospeso in Francia.
La prima questione che rimane aperta è l’apertura o meno nell’assistenza medica alla procreazione alle donne single e alle coppie di donne. La questione è decidere se oggi queste tecniche possano essere aperte non solo alle coppie non fertili per correggere un problema medico, ma anche per rispondere a una domanda che potremmo definire sociale.
La discussione su questa possibile apertura anche alle donne single o a una coppia di donne dovrebbe tenersi dopo che il Comitato consultivo nazionale di etica, cioè l’istituzione creata nel 1983 per fare partecipare i cittadini alla riflessione etica, avrà reso il proprio parere. Non mi chiedete quando questo comitato renderà il proprio parere perché è una delle questioni aperte.
La proibizione dell’utero in affitto, confermata dal Governo dopo avere provocato dibattiti molto vivaci, come sapete, non regola molte delle questioni sollevate, per esempio, per il bambino che nasce all’estero da una madre attraverso il procedimento dell’utero in affitto.
La prima domanda è: ma si può rifiutare un certificato di nazionalità francese a un bambino per il fatto che è nato in queste condizioni, cioè da utero in affitto con una madre all’estero? La circolare Taubira risponde a questa domanda: no, non si può rifiutare.
Un’altra domanda: bisogna trascrivere automaticamente nel registro dello stato civile francese, all’anagrafe, il suo atto di nascita all’estero riconoscendo così giuridicamente il legame dell’affiliazione dai genitori? Su questo la risposta è meno netta e le domande che si pongono sono numerose e non sono tutte risolte in un modo netto, chiaro.
Potrei menzionare anche altre questioni come la possibilità per le donne di fare prelevare e conservare i propri ovociti, oppure la questione dell’anonimato, se togliere o no l’anonimato per i donatori di gameti, questione rivendicata da alcune associazioni.
Insomma, come avrete capito, anche da noi il dibattito resta aperto.”
(Testo non rivisto dall’autore)

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.