Dichiarazione Giandomenico CAIAZZA, avvocato dei ricorrenti, Radicale, Presidente della Camera Penale di Roma, e Marco CAPPATO, Deputato europeo, Capolista della Lista Bonino-Pannella
Le motivazioni della sentenza confermano pienamente la fondatezza e le ragioni dei ricorrenti, e di tutti coloro che da subito avevano denunziato la evidente irragionevolezza ed iniquità di una legge ispirata da principi e finalità ideologiche, senza rispetto alcuno per la logica, la libertà della scienza e la salute della donna.
La sentenza infatti, dopo avere ribadito che la tutela dell’embrione non è assoluta, ma invece temperata dalla esigenza di bilanciamento con “la tutela delle esigenze di gravidanza”, chiarisce che sia la previsione del limite dei tre embrioni fecondabili, sia l’obbligo di contemporaneità dell’impianto, violano innanzitutto la libertà del medico ed il suo diritto-dovere di adeguare i protocolli terapeutici alle peculiarità e diversità dei casi concreti che egli è chiamato a risolvere.
La Corte ribadisce con fermezza il principio per il quale la discrezionalità del legislatore non può spingersi al punto da fissare protocolli medici, pena il sacrificio – oltre che della funzione stessa del medico- della libertà di ricerca scientifica e di evoluzione della scienza medica.
Inoltre, la Corte ribadisce che il limite massimo dei tre embrioni e l’obbligo di contemporaneità dell’impianto producono effetti irrimediabilmente pregiudizievoli per la salute della donna, costituzionalmente tutelata, attesa la conseguente necessità di ripetizione delle pratiche di stimolazione e fecondazione embrionali.
La cancellazione dell’obbligo di contemporaneità dell’impianto, e la restituzione alla responsabilità ed alla valutazione del medico del numero degli ovuli da fecondare (sempre nel rispetto del principio di fecondabilità di un numero di embrioni mai superiore a quello “strettamente necessario”) e, tra questi, di quelli da impiantare, comporta come conseguenza – chiarisce la Corte- la deroga al principio di crioconservazione degli embrioni che il medico dovesse ritenere non necessario impiantare.
Risultano dunque accolte integralmente, senza riserve ed eccezioni, tutte le questioni poste a base dei ricorsi, e sostenute nella discussione avanti la Corte Costituzionale.
Ai Giudici della Consulta va dunque il riconoscimento per avere scritto una pagina importante per la libertà e la laicità del nostro Paese.