Con sentenza del 9 aprile Corte Costituzionale ha fatto cadere il divieto alla fecondazione eterologa previsto dalla legge 40 del 2004.
La ministra della sanità Lorenzin, intervistata da De Bac[1], alla domanda «La coppia potrà scegliere il donatore?» risponde:
«Assolutamente no. Niente cataloghi con le caratteristiche estetiche di chi dà i gameti».
A prima vista, un ragionevole argine etico alla mercificazione del corpo, che profana l’altruismo della genitorialità: agli occhi di molti non solo fare figli artificialmente, ma per di più scegliendosi il genitore biologico, pare la quintessenza della mancanza di senso del limite tipica dell’uomo contemporaneo.
Eppure.
La diffidenza verso gli sviluppi biotecnologici in campo riproduttivo si regge su due pilastri: non allontanarsi dalla legge di natura, e l’interesse del bambino.
Per quanto riguarda il primo, cominciamo con il riflettere sul senso evoluzionistico[2] della ricerca della bellezza nel partner: quello di tramandarla alla prole, perché questa vale principalmente[3] come indicatore di salute.
Il motivo per il quale nella fecondazione artificiale si cercano genitori biologici attraenti[4] è lo stesso di sempre: assicurare al figlio le migliori condizioni di partenza.
Anche dal punto di vista del nascituro – veniamo così al secondo pilastro – non vedo che vantaggi dal disporre di un corredo cromosomico che probabilmente darà una buona condizione fisica, e anche una migliore accoglienza da parte dei suoi simili.
Possiamo pensare che in passato non si potesse condizionare il passaggio del patrimonio genetico tra le generazioni, ma è vero l’opposto: gli esseri umani, così come gli altri animali, si sono sempre sforzati di unire il proprio DNA a quello più idoneo possibile. Noi tutti discendiamo da chi l’ha fatto meglio.
Selezionare i donatori, anche in base alle caratteristiche fisiche, non equivale insomma ad un piacere sessuale surrogato: nessun godimento dei sensi, nella fecondazione artificiale; solo i disagi fisici e psicologici di interventi medici dall’esito incerto.
Non dà certo l’idea del lussurioso, chi affronta tutto questo. Lo si fa per dare amore, e per riceverlo; forse anche per cancellare dalla propria vita quaranta inverni ritrovando, rispecchiata in una persona vicina, la propria gioventù; persino per cercare una forma di immortalità, passando il testimone della propria esistenza a chi si ama. Nessun’arroganza esistenziale, in questo, se non quella di chiunque si formi una famiglia.
Mi chiedo se mettere paletti immotivati non origini dalla volontà inconsapevole di far pagare una presunta dissolutezza morale a chi invece aspira semplicemente a poter dire, come tutti i genitori: «Questi sono i miei gioielli».
[1] Margherita de Bac. «Donazioni gratuite e no ai cataloghi» Le linee sulla fecondazione eterologa (intervista a Beatrice Lorenzin). Corriere della sera, 7 luglio 2014.
[2] Il riferimento è ad epoche ancestrali, nelle quali si sono cristallizzati nei nostri geni la maggior parte degli istinti, compresi quelli che influenzano il comportamento.
[3] Nei mammiferi la condizione fisica femminile riveste anche un’importanza immediata: è difatti fondamentale che la madre sia in grado di portare a termine con successo la gravidanza; da qui l’intepretazione biologica della maggior importanza conferita all’apparenza da parte dei maschi.
[4] Il discorso si può allargare dall’aspetto fisico ad altre doti, quali socialità e intelligenza.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.