
Dalla Svizzera, meta di tante coppie italiane per accedere a tecniche di fecondazione medicalmente assistite vietate nel nostro Paese, oggi una notizia positiva in materia di diagnosi cliniche preimpianto.
Come riferisce l’Adnkronos, l’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) spiega che l’Esecutivo ha previsto una modifica dell’articolo 119 della Costituzione federale, relativa alla medicina riproduttiva e all’ingegneria genetica in ambito umano, precisando che, una volta eseguita la diagnosi preimpianto, i genitori potranno utilizzare a fini riproduttivi solo gli embrioni che non presentano i geni ‘malati’.
In Italia invece tanti malati aspettano che il Parlamento adegui la legge sulla procreazione medicalmente assistita all’articolo 8 della Carta EDU, perché la Corte EDU ha condannato il nostro Paese in virtù del divieto di accesso alla fecondazione assistita per cui le coppie fertili non possono procedere con la diagnosi preimpianto.
Occorre sottolineare che anche per le coppie infertili vi sono ostacoli nell’accesso alla PGD, poiché nelle strutture pubbliche tale indagini non sono eseguite non per un divieto ma per limiti di politiche aziendali.
C’è da chiedersi se questo Parlamento riuscirà a rispondere alle richiesta dei cittadini che vogliono avere una famiglia con bambini, senza essere costretti ad andare all’estero per avere dei figli, a causa di divieti che non hanno fondamento scientifico o giuridico.
Gli stessi divieti che l’Europa ci chiede di rimuovere ma che dopo quattro mesi dalla decisione definitiva della corte EDU non vedono l’inizio di nessun lavoro parlamentare.
Siamo pronti ad attivare le giurisdizioni nazionali affinché, in forza di sentenza della Corte EDU, sia consentito alle coppie fertili portatrici di patologie genetiche di poter evitare la trasmissione della loro malattia ai figli.
Se all’estero si modificano le leggi in base all’evoluzione sociale e scientifica, nel nostro Paese non siamo in grado di rispettare neanche i moniti che vengono dall’Europa. Ormai per il rispetto dei diritti civili occorre espatriare: per concepire, per avere una morte degna, per far rispettare le scelte familiari, per mettere su famiglia ormai si va oltre confine. Siamo un Paese da ‘diritti incivili’.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.