di Oreste Rossi
Deputato al Parlamento europeo, Italia
Grazie per l’invito. Ringrazio Niccolò (Rinaldi) e tutti voi, per questa possibilità, perché è importante, per noi parlamentari europei, ascoltare tutte le opinioni.
Ho ascoltato anche quelle della campagna di cui parlava prima il professore[1]: ognuno ha il diritto di esprimere il proprio pensiero. Siete estremamente preparati sia dal punto di vista tecnico che da quello scientifico e portate avanti iniziative che in buona parte condivido. Entrerei nel merito di punti per me più controversi, quelli che non posso sostenere per motivi personali ed etici. In primis, l’uso di cellule staminali ed embrioni. Credo non debbano essere utilizzati. Penso possano essere sostituite, in parte, dalle cellule staminali e dal cordone ombelicale, che possono essere usati in molti casi. Sicuramente si potrebbe anche promuovere l’utilizzo di cellule staminali, quindi non orientate, che si trovano invece nel liquido amniotico e oggi vengono buttate via, senza essere recuperate. Potremmo cercare di usarle come banche dati, anziché perderle.
Un altro punto su cui non mi trovate d’accordo è l’aborto, mentre per quanto riguarda l’autodeterminazione individuale in materia di cure sono d’accordo, ma con due limiti: uno è quando questa scelta crea pericolo per gli altri. Non posso pensare, come legislatore, di non rendere obbligatorio l’isolamento di persone pericolose. Pensiamo, ad esempio, a un malato di meningite: egli può anche rifiutare la cura, ma non deve essere pericoloso per chi gli è vicino e questo deve essere un limite. Una persona può rifiutare la cura ma non creare pericolo per gli altri.
Un’altra questione è quando si allargano le autodeterminazioni ai tutori di persone incapaci. Ciò mi spaventa molto. La persona disabile al 100% può essere sottoposta a eutanasia su scelta, magari, dei genitori o del tutore? Ritengo di no, il mio terrore è tornare a una nuova Sparta dove chi era disabile da piccolo veniva lanciato dal monte Taigete.
Queste sono le parti che critico del vostro manifesto. Il resto condivido in pieno: promuovere e aiutare la ricerca dovrebbe essere il punto di partenza delle norme europee perché aiutare la ricerca sia scientifica, sia sanitaria che tecnologica, significa combattere una crisi terribile: significa creare benessere, migliorare la vita delle persone, creare occupazione per rilanciare questa nostra Europa, ma anche aiutare gli altri grazie a chi fa ricerca. Sapere che milioni di bambini rischiano di morire perché non si possono utilizzare vaccini o medicine perché protette da copyright, mi terrorizza da legislatore.
Su questo bisognerebbe lavorare in modo massiccio, cercare di rendere le cure e le conoscenze universali, metterle a disposizione di tutti, al di là anche dei brevetti. Sono stato relatore della strategia decennale della Commissione europea sulle disabilità e ho collaborato con molti eurodeputati, tra cui la collega Taylor e abbiamo fatto, credo, un buon lavoro perché riteniamo che si debbano riconoscere pari dignità e diritti a tutti, in particolare a chi soffre.
Altro testo su cui ho lavorato, in questo caso come relatore ombra, è stato sulla sanità transfrontaliera, una tematica che interessa solo l’Europa, ma su cui oggi vi sono differenze enormi tra Stato e Stato. Se vogliamo pensare a un’Europa vera, unita, dobbiamo eliminare tali diversità.
In ultimo, sempre in collaborazione con la collega Taylor, sono stato relatore sulle infezioni ospedaliere. Le infezioni ospedaliere sono una piaga spaventosa in Europa, senza pensare nel resto del mondo, nei Paesi poveri. Ogni anno in Europa per infezioni prese durante i ricoveri o immediatamente dopo muoiono 40 mila cittadini, in realtà da 36 a 37 mila ogni anno per infezioni prese in ospedali della UE. Non voglio neanche immaginare cosa può succedere nei Paesi africani, a quei pochi che hanno accesso alle cure.
Personalmente, posso impegnarmi a spingere e aiutare tutto quello che può essere il finanziamento della ricerca, del Settimo Programma Quadro, con un occhio di riguardo particolare per quegli enti che lavorano non a scopo di lucro, che fanno ricerca perché credono di fare qualcosa di filantropico, di buono per il mondo e per il pubblico. Non dimentichiamo che quando il pubblico fa ricerca lo fa per dare un servizio, dall’università agli enti di ricerca. Stiamo attenti, invece, se i soldi sono pochi, a ciò di cui si parlava precedentemente. Se ce ne sono per tutti, per carità, ma facciamo attenzione a non dare troppi finanziamenti a chi lo fa per scopo di lucro. Aiutare chi utilizza quelle risorse solo per se stesso, per produrre qualcosa che gli porta lucro secondo me deve essere secondario rispetto ad aiutare color che invece fanno ricerca la fa per il bene dell’umanità.
Vi ringrazio perché credo che eventi come questi servano ai legislatori. Come sapete, in questo momento il Parlamento europeo non ha potere di iniziativa legislativa, è solo co-legislatore, ma dibattiti di questi tipo sono estremamente utili per cercare di lavorare al meglio.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.