Eutanasia, Cappato: “Unica ragione contro indagine è paura della conoscenza”

[inline:1]Le foto della manifestazione
(rilasciate con licenza Creative Commons)

Dichiarazione di Marco Cappato, segretario Associazione Coscioni e deputato europeo radicale

Da nessuna parte nel nostro ordinamento è compresa la parola “eutanasia”. Da questo punto di vista è assolutamente improprio da parte del Presidente Mimmo Lucà affermare che l’eutanasia è un reato e che il Parlamento non può raccogliere informazioni su questo. Quello che con Piergiorgio Welby e con la sua petizione chiediamo è una grande indagine sociale sulla morte all’italiana che dovrà includere tutti gli aspetti che riguardano: sia l’assistenza, sia la disponibilità di cure palliative (vergognosamente carenti nel nostro Paese) sia l’effettivo rispetto del diritto costituzionalmente garantito a interrompere trattamenti sanitari, sia gli oltre mille suicidi (fonte ISTAT 2004) di malati terminali che sono stati abbandonati dallo stato italiano alla loro disperazione.

L’indagine conoscitiva è necessaria proprio per il fatto che le pratiche concretamente messe in atto di fronte a condizioni di malattia e dolore estreme sono confinate nella clandestinità in contrasto con i diritti fondamentali della persona. Facciamo presente al Presidente Lucà che la forma dell’indagine anonima è stata adottata già in Olanda e in altri paesi. Non vi è dunque alcuna ragione formale e sostanziale, altra che la paura della partitocrazia italiana nei confronti del tabù eutanasia, per non procedere all’indagine conoscitiva da noi proposta.