
“Le Monde” dedica un’ampia inchiesta alla legge sul fine vita che ha appena superato con larga maggioranza un primo voto dell’Assemblea Nazionale.
[QUI GLI ARTICOLI IN ORIGNALE]
La legge reca le firme di Jean Leonetti, un deputato UMP già autore della legge sul “laisser mourir” che porta il suo none e che è in vigore dal 2005, e di Alain Clayes (PS).
Quattro osservazioni sul metodo, prima di riferire sul contenuto della inchiesta:
1) La legge nasce dalla esigenza, avvertita da molti, di fare un passo avanti rispetto alla “Loi Leonetti” e dalla promessa del presidente Hollande di legalizzare l’eutanasia. Essendo una legge “bipartisan”, essa si colloca a metà strada fra il “laisser mourir” e l’eutanasia, lasciando al Parlamento l’ultima parola sugli esiti finali della dialettica politica.
2) Prima di affidare ai due deputati l’incarico di stendere un progetto di legge, Hollande e i suoi ministri hanno dato vita ad una vastissima consultazione popolare, durata due anni ed estesa a tutto il paese, per avere un quadro della opinione pubblica francese.
3) Una volta arrivata alla Assemblea Nazionale, la legge è stata immediatamente calendarizzata per le due giornate dell’11 e 12 marzo, con voto finale.
4) Non solo tutta la stampa (compresi i programmi televisivi e radiofonici (TG, GR e approfondimento) hanno trattato del tema tutti i giorni e in modo approfondito, ma il più autorevole dei quotidiani francesi, “Le Monde”, ha dedicato un supplemento di otto pagine al tema, sentendo pareri delle personalità più qualificate a discutere – da posizioni diverse e spesso opposte – del’argomento. E’ una cosa che “Le Monde” fa spesso quando un tema importante diventa particolarmente attuale. Un paio di anni fa, ad esempio dedicò un inserto della stessa ampiezza al tema dell’Alzheimer. Ancora oggi, se si vuol parlare di strategie per affrontare “il flagello del secolo”, si trovano in quelle pagine notizie e proposte di soluzione di enorme interesse.
Mi sono soffermato un pò di più sul quarto punto perché come giornalista e come militante dei diritti civili avverto un senso di vergogna quando guardo alla stampa francese e poi alla nostra, che di questi temi parla solo se ci sono fatti di cronaca clamorosi (ad esempio, il suicidio di una persona famosa) e quando invece affronta “a freddo” il problema lo fa per lo più schierandosi da una parte e non dando spazio alle ragioni dell’altra.
Ma ecco una sintesi degli articoli.
1) Una intervista con Régis Aubry, presidente dell’Osservatorio nazionale sul fine vita e altri esperti. Aubry esamina alcuni dei punti più controversi della legge, a partire dalla “sedazione profonda e continua”: essa, sostiene – placa le sofferenze, permettendo però al medico di continuare a valutare lo stato del paziente. Ma questo “non accelera il decesso”. Aubry nega che la sospensione della alimentazione e idratazione artificiali provochi sofferenze: “Dopo una anestesia generale – chiede – qualcuno ricorda di avere avuto fame o sete?”. Il deputato socialista Gérard Sebaoun ritiene invece che non si debba consentire, nel caso di questa legge, l’obiezione di coscienza: sarebbe come riconoscere che la legge ha una finalità eutanasica”.
2) Un articolo di Emmanuel Hirsch, docente di etica medica, molto problematico. Hirsch non si sbilancia ma sottolinea come sia essenziale assicurare il massimo della assistenza, medica ed affettiva, ai malati non guaribili perché essi possono essere indotti a chiedere la sedazione terminale perché spinti da “circostanze indegne e insopportabili del loro vissuto”.
3) Un articolo di due famosi medici (un rianimatore neonatale e un oncologo) secondo i quali il dovere primo dei medici è di non provocare la morte. Da questo punto di vista, appare preoccupante, nella legge, il concetto di “direttive anticipate vincolanti”, che metterebbero in crisi la relazione di fiducia fra medici e pazienti, rischiando di portare da una forma di “eutanasia mascherata”.
4) Un articolo degli otto medici che si sono succeduti, dal 1993, alla presidenza della società francese di cure palliative. Gli otto sostengono che la legge è equilibrata, si impegnano ad appoggiarla nel suo iter parlamentare e apprezzano in particolare l’impegno di Hollande a garantire, anche con appositi stanziamenti e con la nascita di nuove filiere universitarie specializzate, il rafforzamento del sistema di cure palliative. D’altro lato, gli otto concordano sul fatto che le DAT debbano essere vincolanti, salvo che esse appaiano “manifestamente infondate”. In tal caso il rifiuto di procedere alla sedazione dovrà comunque essere giustificato per iscritto e valutato da una commissione di medici.
5) Un articolo di cinque alti dignitari rappresentanti le tre grandi religioni monoteiste. Essi concordano nell’affermare che “niente può giustificare la decisone di dare la morte”.
6) L’intervista con una donna, Fabienne Bidaux, che da anni lotta con un cancro e le sue metastasi e che infine ha deciso di andare a morire in Svizzera. “E’ perché amo la vita e la rispetto che voglio morire in questo modo” – dice Fabienne. E aggiunge: “Paradossalmente Dignitas, l’associazione che provocherà la mia morte, mi ha salvato la vita: sapere che esisteva questa soluzione mi ha permesso di vivere questi ultimi mesi con gioia e leggerezza”.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.