di Tonio Borg
Commissario Europeo per la Salute e la Politica dei Consumatori
Ministro Bonino,
Onorevoli Deputati del Parlamento europeo,
Signore e Signori,
sono molto lieto di avere l’opportunità di partecipare a questo importante evento sulla libertà di ricerca scientifica. Vorrei ringraziare l’onorevole Niccolò Rinaldi, la professoressa Simona Giordano e Marco Cappato per il gentile invito che mi hanno rivolto.
Oggi ci troviamo qui a discutere di scienza, di ricerca e della necessità di una ricerca libera. Cos’è la scienza e a cosa serve? Che benefici possono trarne i cittadini? Sono colpito dal parterre di eminenti scienziati qui presenti che potranno illustrarci il loro parere sull’argomento.
Dal mio punto di vista, se c’è un ambito di ricerca che può apportare benefici diretti agli europei, è quello della ricerca medica. I progressi nella scienza e nella ricerca medica producono nuovi trattamenti, nuovi farmaci, una sanità migliore, il che si traduce in una più alta qualità della vita e in un aumento dell’aspettativa di vita. Tali progressi possono fare la differenza tra la vita e la morte. Pensiamo all’HIV/AIDS. Fino a un paio di decenni fa, contrarre il virus significava incorrere in una condanna a morte. Oggi, grazie ai progressi scientifici, non è più così. Grazie alla ricerca scientifica le persone vivono sempre più a lungo; gradualmente si arriverà a una società in cui essere “vecchi” sarà la norma e non l’eccezione.
Il comparto della salute è trainato dalla ricerca e dall’innovazione scientifica. La ricerca medica e le politiche sanitarie sono discipline strettamente legate e interdipendenti. La ricerca e l’innovazione medica, insieme alle scienze della salute, consentono a noi politici di “tradurre” il sapere scientifico in politiche sanitarie, in modo tale che i cittadini ne traggano beneficio; che vivano cioè più a lungo e godano di una salute migliore. L’intento della Commissione europea è quello di assicurarsi che le politiche sanitarie facciano fruttare al meglio i possibili benefici derivanti dalla ricerca e dall’innovazione medica. Ecco perché la ricerca collegata alla salute è al primo posto nei programmi di ricerca dell’Unione Europea ed ecco anche perché aspiriamo a instaurare strette sinergie tra ricerca e politica sanitaria. A mio avviso la salute riveste un ruolo centrale nel nostro modello sociale, nella nostra politica in materia di ricerca e istruzione, nonché nella nostra politica economica e nel nostro modello di welfare. La Commissione europea, pertanto, tratta i temi legati alla salute in modo orizzontale e integrato, così da promuovere sinergie ed effetti moltiplicatori ovunque sia possibile.
Vorrei ora citare alcune delle questioni più cruciali che ci troviamo davanti e illustrare le azioni che stiamo intraprendendo per affrontarle. La salute è un tema che attrae sempre maggiore attenzione, nell’Unione europea come nel resto del mondo. Abbiamo di fronte a noi sfide enormi: l’invecchiamento della popolazione, l’aumento di patologie croniche, la crescita della domanda di sanità, le attese sempre più alte dei cittadini. L’insieme di questi e altri fattori pone i sistemi sanitari degli Stati membri sotto una pressione crescente. Il continuo sviluppo di sapere in ambito medico e la messa a punto di tecnologie innovative possono aiutarci a far fronte a queste sfide. A tal fine abbiamo bisogno anche di un’industria farmaceutica e sanitaria che sia competitiva.
Da politici, tuttavia, dobbiamo anche conoscere il costo della scienza e dell’innovazione. È motivo di grande preoccupazione constatare che, per la prima volta dopo vari decenni, la spesa sanitaria sta diminuendo in molti Stati membri dell’Ue, perlopiù a causa della necessità di ridurre la spesa pubblica in genere. I sistemi sanitari in Europa assorbono circa il 15% di tutte le spese governative. Se non cambierà nulla, la percentuale è destinata a crescere di quasi un terzo nel 2060. Com’è ovvio, un incremento simile non sarebbe sostenibile.
C’è però anche il rovescio della medaglia: la salute è in sé un valore, un mattone necessario a costruire una società migliore e più prospera. Le nostre azioni e reazioni non devono essere palliativi utili nel breve periodo, ma devono puntare a modelli affidabili, efficienti e sostenibili, che promuovano e traggano il meglio da soluzioni innovative.
Finora il settore sanitario ha poggiato sull’innovazione, e l’innovazione sarà determinante anche in futuro. Le nuove tecnologie in ambito sanitario e i nuovi farmaci hanno il potenziale di:
– accrescere l’efficienza e la sostenibilità dei sistemi sanitari;
– migliorare la qualità e l’accessibilità della sanità;
– favorire sistemi sanitari centrati sul paziente.
Conveniamo tutti circa la necessità di erogare servizi sanitari sicuri e di qualità per tutti.
C’è dunque da chiedersi: com’è possibile raggiungere quest’obiettivo senza aumentare la spesa sanitaria? La risposta è che anziché spendere di più, dobbiamo spendere meglio.
Questa conseguenza inevitabile impone coordinamento, una maggiore attenzione sull’efficienza dei costi sanitari e sulla prevenzione, una maggiore promozione di stili di vita più sani, nonché lo sviluppo di tecnologie migliori e la promozione della ricerca e dell’innovazione.
Come ho già detto, la salute è un valore in sé. Non sorprende, quindi, che il nostro quadro regolatorio in materia di salute sia volto a garantire l’accesso universale a una sanità e a servizi di qualità, la libertà di scelta e l’emancipazione del paziente, il controllo e la prevenzione efficace delle patologie. Per citare solo alcuni esempi in tal senso: si pensi alle iniziative recenti in materia di diritti dei pazienti nella sanità transfrontaliera, alla revisione continua della legislazione sugli studi clinici e alla recente decisione in risposta alle minacce alla sanità transfrontaliera.
Le nostre azioni non si fermano qui. La partnership europea per l’innovazione sul tema “Invecchiare rimanendo attivi e in buona salute” è un ottimo esempio di come far leva su soluzioni innovative dettate dalla domanda in ambito sanitario migliorando al contempo la salute e la qualità della vita delle persone. Questo partenariato riunisce circa mille portatori d’interesse al fine di attuare azioni che spaziano dalla ricerca sull’invecchiamento all’applicazione di soluzioni in ambito sanitario. I partecipanti alla partenariato stanno attuando soluzioni innovative e concrete volte al raggiungimento dell’obiettivo di allungare di due anni la vita in salute media dei cittadini europei entro il 2020.
Vorrei ora tornare su uno dei temi che ho sollevato all’inizio del mio intervento: la libertà di ricerca. Uno dei fattori che limitano la libertà di ricerca è l’assenza di un quadro regolatorio appropriato che possa agevolare l’assorbimento dei risultati delle ricerche entro le politiche sanitarie. Tutti noi comprendiamo l’importanza di questo punto e sono certo che la nostra discussione odierna vi dedicherà molta attenzione.
Chiaramente è necessario monitorare a monte e con costanza gli sviluppi in materia di ricerca e innovazione, al fine di fornire il quadro regolatorio necessario a facilitare la traduzione dei risultati delle ricerche in politiche. Un esempio in tal senso è rappresentato dalla nostra proposta di revisione della direttiva sugli studi clinici. Gli studi clinici sono un elemento indispensabile nello sviluppo e nel miglioramento dei prodotti medicinali. Il numero di studi clinici condotti nell’Unione europea è diminuito di oltre il 20% negli ultimi cinque anni. Allo stesso tempo, alla legislazione europea in materia di studi clinici (in vigore dal 2004) viene mossa la critica di aver accresciuto gli oneri amministrativi. A luglio 2012, pertanto, la Commissione ha adottato una proposta di revisione di questa legislazione, con l’intento di rendere più competitiva la realizzazione di studi clinici in Europa, salvaguardando al contempo la sicurezza e i diritti dei pazienti e l’affidabilità dei dati. Le regole proposte manterrebbero alto il livello della protezione dei pazienti, ridurrebbero la burocrazia e agevolerebbero gli studi multinazionali, che sono essenziali, ad esempio, nella ricerca sulle malattie rare o per sviluppare farmaci personalizzati. Dobbiamo far sì che l’Europa sia un luogo attraente per la ricerca clinica, dove la sanità pubblica e l’innovazione pongano i pazienti al centro delle nostre azioni.
Signore e signori, vorrei concludere esprimendo il mio pieno sostegno all’iniziativa di questo Congresso per la libertà di ricerca scientifica in favore della ricerca e l’istruzione in materia di salute, con il proposito di colmare il divario tra la ricerca medica e le politiche sanitarie. Vi auguro un dibattito positivo e fruttuoso. Grazie.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.