
Gentile Presidente Massimo Mauro,
ho avuto modo di leggere le Sue dichiarazioni nell’articolo a firma di Emanuela Vinai, pubblicato su Avvenire lo scorso 4 dicembre, dal titolo: “Percorsi di vita, non di scarto”.
Scrivete, come riportato sul vostro sito web, che «avete la mission di diventare il soggetto nazionale di riferimento per la tutela, l’assistenza, la cura dei malati di SLA»: una pretesa, questa, abbastanza pretestuosa ed utopistica visto che il pensiero individuale attraverso i secoli, nel mondo e a maggior ragione nella nostra nazione, non è stato mai simile, omogeneo ed uguale.
Ciò detto, mi sento in dovere morale e civico di obiettare la posizione dell’Associazione da Lei presieduta.
Non essendo il Gabibbo, né un berlusconiano (non lo sono mai stato), né un Vip e nemmeno un iscritto al Partito Radicale ma un esponente del Partito Democratico, fortunato altresì a Co-presiedere l’Associazione Luca Coscioni Le rispondo come segue.
Ho il culo (oltretutto) di essere malato di Sla e non di una qualsiasi; ho quella genetica, si chiama Sla2 e comincia a investire il tuo corpo già da piccolo. Degenerando di anno in anno.
I pensieri di una persona malata – sia essa di Sla o di altre malattie tragicamente invalidanti – sono molteplici, glielo garantisco. E non sempre conciliabili tra di loro.
Qualcuno, in un film del 1994 diretto da Robert Zemeckis, ha detto che «la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita». A me è capitato questo e giuro che è un po’ troppo amaro, persino per essere digerito.
Il Suo pensiero, oltre ad essere fazioso, è deplorevole perché guidato da un’imposizione ideologica: quella clericale, a cui invece io antepongo il libero arbitrio che è il potere di pensare, scegliere e agire da soli. Il libero arbitrio è accompagnato da infinite possibilità, da responsabilità e conseguenze.
Ciascuno scelga la propria strada, secondo la propria coscienza, senza subire imposizioni di false ideologie.
Sì alla vita, alle sue implicazioni pratiche e sì alla libertà di devozione verso di essa. Con l’ Associazione Luca Coscioni continuiamo e continueremo a chiedere ostinatamente di discutere e confrontarci su un tema cardine che a voi non desta preoccupazioni – la morte – dato che contate su un’altra vita parallela. Non siete voi di certo nel ruolo di poter giudicare, semmai quando ci ritroveremo di fronte a Dio sarà lui stesso a giudicare sulla nostra vita e sulle nostre scelte.
Anche Papa Bergoglio ha espresso di non essere nessuno per giudicare i gay.
Noi malati gravi e gravissimi non ci sentiamo inferiori agli omosessuali od altri individui. Di ogni genere.
Ricordo l’ultimo sussurro del Santo Padre Wojtyla che biasimò di lasciarlo andare alla casa del Padre, rifiutando la nutrizione artificiale adottata in tempo utile e continuativo.
Per non parlare, poi, anche del cardinal Martini, che fece, inoltre, la scelta di rifiutare qualsiasi accanimento terapeutico sul proprio corpo.
Le scelte ed opinioni di uomini e donne, quindi, torno a ribadire sono molteplici: cambiate «mission» e iniziamo a collaborare tra associazioni affinché le libertà dei malati vengano rispettate. Non imposte. Grazie

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.