Alcune considerazioni

Marco Pannella

di Marco Pannella*

 

Leader, Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito

Buonasera. Mi viene adesso in mente che si può dire “buonasera”, con questa semplicità dopo che un nuovo personaggio – un personaggio nuovo – ha ridato una sua gravità – proprio per la leggerezza con la quale la propone – al “buongiorno”, al “buonasera”. È Papa Bergoglio, che riesce in questo modo a salutarsi e salutarci.

Vi ringrazio di avermi dato questa opportunità di espormi e quindi, ancora una volta, di rischiare di deludere i pochi che si attendono da me, puntualmente, delle capacità creative anche attraverso la parola. Il tempo sarà, anche per motivi obiettivi esterni, poco.

Dico subito che il ricordo, la memoria di quello che in qualche modo ha consentito, ha preparato, ha concepito questo modo di stare assieme e gli obiettivi per stare assieme, la dobbiamo in modo particolare – è chiaro – a Luca Coscioni, che lo ha concepito nella sua vita, nella sua opera, nella sua parola. Credo – è una mia interpretazione – che la scienza ci aiuti sempre di più a comprendere come il “concepire” sia il modo più certo anche di “procreare”. Concepire… Nella religione troviamo delle riprove: la Concezione, l’Immacolata Concezione, la concezione “pura”. Però, credo che tutto questo ci consenta di dire anche che il concepimento continuo, che è nella ricerca del sapere, nella ricerca della scienza – il poiein della scienza, – ha anche una affinità con il poiein della poesia.

Chi sta presiedendo in questo momento, Niccolò Rinaldi, è uno che è immerso nella fitta politica istituzionale. Non credo sia solo per caso che questa sera abbia preso spunto da Pico della Mirandola, perché anche nei colloqui personali – e non “privati”, perché non sono privati di nulla – da lui vengono spesso queste incursioni e annessioni che sono o potrebbero essere molto spesso filosofiche, teologiche. Spesso c’è rapporto fra l’assoluto e l’uomo che interroga – o fra questi e l’assoluto che risponde.

Marco Cappato l’ha detto: è vero, abbiamo concepito – con lui, con i compagni, in quella fucina che è stata, e spero continui a essere, il Partito Radicale – l’utilità e la possibilità di questo convivere, la convenienza di questa convivenza in difesa della ricerca, della libertà di scienza attraverso chi, in primo luogo, la pratica e ne conosce quindi la fatica, le speranze e quello che abbiamo dinanzi.

Pensate che in questo momento siamo circa mille iscritti al Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito; che complessivamente la “galassia Radicale” – con l’Associazione Luca Coscioni, Nessuno Tocchi Caino, l’ERA (Esperanto Radikala Asocio, la nostra organizzazione che si occupa della lingua esperanto ecc.) – organizza formalmente qualche migliaia di persone nell’universo, nel mondo – e non ha eletti. Marco è Consigliere Comunale a Milano, io non lo sono nemmeno più – sono stato una volta Consigliere municipale, non sono più nemmeno questo. Ci troviamo a dovere ammettere, a dover cogliere questa occasione per dirvi: guardate, noi per primi dobbiamo sentire quanta responsabilità e quanto dovere di dissipazione c’è, sotto alcuni aspetti, nel nostro essere “minimi”… È indubbio quello che Marco Cappato ha ricordato: cioè il rapporto che c’è fra qualcosa di noi, Luca Coscioni e questo presente – non solo della nostra aula, ma questo presente di oggi, del quale discutiamo.

È un presente nel quale – lo ringrazio, mi pare sia stato proprio Marco a farlo – si ricorda che in modo particolare da qualche decennio noi operiamo e cerchiamo nel modo più serio, per quello che ci è possibile, di fare i conti con quello che ritenevamo incombente già quarant’anni fa: esplicitamente incombente. Sono cresciuto con Ignazio Silone – con lui ho avuto alcune avventure e venture – e allora si parlava del comunismo reale, delle utopie reali, e credo che da trenta-quarant’anni siamo sempre molto attenti a questo incedere, che a nostro parere è rovinoso: lo abbiamo chiamato “la peste italiana”, la peste della “democrazia reale”.

Per fare un esempio, oggi la rivincita storica – che ci pare di vedere comparire da tempo e che forse riguarda almeno 160 dei 193 Stati membri dell’ONU – della Ragion di Stato contro lo Stato di Diritto riporta anche agli alti luoghi dei nostri sentimenti, presentimenti di un tempo, sentimenti e amori… Per quelli della mia generazione o prima della mia generazione, sono stati Parigi, la Francia, anche magari la Terza Repubblica; poi, nel corso della mia vita, della vita dei miei coetanei sono divenuti Londra e Washington. Ebbene questi alti luoghi sono nostri, lo ripeto; con un’appendice – così ricordiamo le cose spiacevoli – oltre che Londra e Washington: Gerusalemme.

Voglio davvero concludere presto, quindi sono qui per dirvi che ci stiamo muovendo in un momento nel quale ci sembra che la prima, grossa, urgenza – anche attraverso una parte meno esplorata negli ultimi decenni – siano i rischi che possono venire dalle logiche del potere e di un tipo di potere contro la libertà di ricerca, degli investimenti – la ricerca è investire intelligenza in questo. Oggi dobbiamo dire quanto sia sintomatico – quasi di una bellezza poetica, tremenda – il fatto che siamo in una tale situazione… Se il nuovo leader della Cina andasse da Obama, quest’ultimo avrebbe un ottimo argomento (che temo gli sia congeniale), perché potrebbe dire: “Ma perché non concedete molta più democrazia al vostro popolo? Tanto, guardate qui, possiamo creare una “bomba”, con una capacità tecnologica tale che può consentire non solo di “conoscere” 150 milioni di persone in ogni attimo e in ogni forma della loro vita, ma anche fare di questo qualcosa che diventa ricerca compiuta”. Si è trovato qualcosa di immenso.

Ebbene, oggi abbiamo di nuovo il problema: ed è questa la prossima battaglia che riteniamo di fare all’ONU. È stato ricordato, un po’ abbiamo avuto a che fare con alcune novità di questo tipo: l’istituzione del Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Yugoslavia (1993), poi del Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda (1994), cammino che ha portato all’istituzione nel 1998 della Corte Penale Internazionale. Ero un po’ commosso quando a Londra gli studenti, quelli che con noi volevano la verità – grazie alla Commissione Chilcot – sulla storia del ruolo britannico nella guerra in Iraq e su Tony Blair, non gli dicevano “morte”, ma “liar”, bugiardo; mi ha commosso il fatto che così, alla base, venisse fuori, in nome di un tribunale in qualche misura sconosciuto, questo grido di piazza degli studenti – lì non c’è la pena di morte – che era un segnale.

Abbiamo avuto nel frattempo anche altri miracoli all’ Assemblea Generale dell’ONU: la moratoria universale sulla pena di morte, la messa al bando universale, l’anno scorso, delle mutilazioni genitali femminili. Adesso siamo abbastanza folli da far sì che io abbia proposto e propongo al mio Partito due nuove battaglie per i Diritti Umani. La prima affinché la specie umana abbia una sua lingua e linguaggio: parlo della specie umana. Sappiamo che le altre specie animali hanno il loro linguaggio, un linguaggio di specie. Credo che dopo gli esperimenti – esperanto ed altro – proclamare questo diritto è l’unico modo per salvare le centinaia di lingue e di linguaggi che in questa logica assolutamente – alcuni direbbero liberista, non io – di disordine, il mercato rischia di far scomparire, con logiche feroci; centinaia di linguaggi, quando basterebbe un linguaggio della specie. L’altra battaglia è per il diritto alla verità. Vi annuncio le battaglie sulle quali conto davvero sull’aiuto loro, vostro, perché ho fiducia in chi fa ricerca, scienza. Le due cose si comunicano.

Prima diandarsene dal Parlamento Europeo, Marco Cappato fece approvare una cosa di una straordinaria importanza – e c’è chi sa come raramente io dica: “Ma com’è possibile?”. Il Parlamento europeo ha stabilito che nella difesa dello Stato di Diritto e dei Diritti Umani – che sono la legge, la legalità, il diritto positivo di oggi, proclamato – la nonviolenza è l’arma la più appropriata per far affermare diritto, libertà, Stato di Diritto, Diritti Umani. Si disse che si sarebbe incaricato il Consiglio, la Commissione, l’Unione Europea, di sostenere la ricerca su questo tema; da allora ad oggi non c’è stata una lira inserita in uno qualsiasi dei bilanci. Queste sono “piccole” cose, ma – credo che dobbiamo riuscire a farcela – c’è un nesso enorme con la comunità che voi siete. Quando penso ad ogni minima scoperta che arriva ho questo senso dell’Infinito : “Sconfinati silenzi di là da quella… piccola scoperta… io nel pensier mi fingo”. Lo sento, è fondamentale, ed è bene, ma dobbiamo stare attenti.

Nelle prossime settimane avremo finalmente la traduzione del Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi in edizione cinese, andremo in Cina perché ritengo che nel Manifesto c’è una proposta che lì forse può essere attuale, in base a fatti che noi scopriamo per quanto riguarda la ricerca, proprio lì in mezzo a quel miliardo e mezzo di persone. Siamo pazzi e quindi, come vedete, questa è la prossima tappa.

L’altra è quella di affrontare il diritto alla verità – non mi piace la parola, ma è già incardinato – il “diritto alla conoscenza” di quello che “Cesare” fa, ma forse oggi invece un “Pietro” (che non su quella “pietra” fa quello che che gli si è attribuito) può stare a preannunciarci – con la parola, la forza del sapere, la forza del ricercare il sapere, dello “sconfinato silenzio” di là da quello che c’è – il concepire. Il concepimento che è la scienza, è la ricerca. Ho insomma un elemento, non dico di ottimismo, ma di speranza: oggi spero in Pietro, quando il Cesare è quello delle catacombe e il Pietro non è quello di San Pietro. Non dimentichiamo: Francesco voleva essere sepolto nella sua sorella terra, con la sorella acqua, i suoi gli hanno eretto subito un’immensa cattedrale.

Può essere un sintomo che oggi da Pietro, dalla riva destra del nostro Tevere – nostro, di noi italofoni – forse può venire più speranza, più forza, più religiosità – quindi anticlericale, anti-esclusivismi, anti-teismi – che i teismi si sono sbranata o rischiano di sbranare. La ricerca della verità, della costruzione della verità, quella della scienza, della conoscenza che non è più il diavolo che ti propone il sapere, ma il sapere che diventa amore, amicizia e forza… Voi ne siete i costruttori e per questo sono un “politicante”, un “politico interessato”. E proprio perché sono interessato conto molto su di voi e vi sono molto grato. Continuiamo la ricerca. Qualcuno pensa: “Itaca non basta, ci vuole l’America, ci vogliono le Indie…”. Beh, anche quello, la ricerca nell’Atlantico, la ricerca di Ulisse, la ricerca della quale sentivamo parlare alle scuole elementari un tempo, è quella splendida realtà alla quale occorre dare corpo: voi che gli date corpo siete, anche se non ne avete, speranza. Grazie!

 

 

 *testo non rivisto dall’autore

 

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.