Aggiornamento indice di libertà di ricerca scientifica e autodeterminazione nel mondo

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Michael Beck

 Relazione paese – Canada:

Il Canada è attualmente uno dei pochi paesi al mondo che non pone alcuna restrizione legale all’aborto. Nel 1969, durante l’amministrazione liberale dell’ex primo ministro canadese Pierre Trudeau, il Canada approvò una legge che legalizzava l’aborto nei casi in cui una commissione di medici lo dichiarasse necessario per il benessere fisico e psichico della madre. Nel 1988, tuttavia, la Corte Suprema del Canada, nel processo R contro Morgentaler, stabilì che la legge del 1969 era incostituzionale in quanto violava il diritto della donna alla sicurezza della propria persona. Nonostante non vi siano restrizioni federali, le leggi provinciali variano e, secondo i sostenitori della libertà di scelta, l’accesso all’aborto rimane difficile nelle comunità rurali o isolate. Dal dicembre del 2012, Health Canada discute l’approvazione della pillola RU-486 e ad oggi (gennaio 2015) continua a rimandare la decisione sulla legalizzazione del farmaco. I leader liberali in Canada continuano a lottare per una legislazione pro-scelta.

Nel 2004, il Canada ha approvato la legge sulla procreazione assistita (Assisted Human Reproduction Act) per regolamentare la procreazione umana e la relativa ricerca in Canada. La legge è una delle più complete al mondo in materia di tecniche di procreazione, ma la Corte Suprema del Canada, nel 2010, ha stabilito che alcune parti della legge hanno ecceduto il potere legislativo del governo federale e sono state dichiarate incostituzionali. Molti sostengono che la legge abbia inoltre indirettamente contribuito a creare un mercato semi-nero per la procreazione assistita in Canada, e porta tutt’oggi molti genitori ad andare all’estero per la procreazione assistita. Per la legge federale, ad esempio, è reato penale acquistare sperma od ovuli da un donatore in Canada, ma è legale per i canadesi acquistare ovuli o sperma negli Stati Uniti. Inoltre, la supervisione dei servizi di fertilità nella maggior parte delle province è scarsa, se non nulla, e la qualità delle cliniche varia notevolmente. Nonostante le attuali carenze nell’ordinamento canadese, la donazione di ovuli e sperma è ammessa e gli accordi di maternità surrogata con FIV sono validi.

Sebbene le direttive anticipate siano valide, e i medici in Canada siano tenuti a rispettare il rifiuto di una terapia di sostegno vitale, l’eutanasia è in genere considerata un omicidio nel codice penale canadese, ed è quindi illegale. Nel febbraio del 2015, tuttavia, nel processo Carter contro Carter, la Corte Suprema ha annullato la legge canadese che vieta il suicidio assistito, dando ai canadesi costretti a sofferenze intollerabili e permanenti, se adulti e capaci di intendere e di volere, il diritto di richiedere l’aiuto di un medico per morire. Questa decisione avrà effetto a partire dal 2016. Inoltre, molte fonti rilevano che in Canada i medici praticano l’eutanasia passiva.

Nel 2006, il Canada ha approvato una legge che consente la ricerca sugli embrioni scartati dalle procedure di fecondazione in vitro, ma vieta la creazione di embrioni umani per la ricerca. Nel 2010 sono state emesse linee guida per la ricerca sulle cellule staminali umane, secondo le quali gli embrioni devono essere stati originariamente creati per fini riproduttivi, le persone dalle quali gli embrioni sono stati generati devono fornire il proprio consenso libero e informato alla ricerca illimitata sugli embrioni, e gli stessi non devono essere stati ottenuti da operazioni commerciali.

 

Ulteriori letture:

http://www.cbc.ca/news/politics/3-things-to-know-about-abortion-in-canada-1.2635269

http://www.theglobeandmail.com/life/health-and-fitness/health/we-need-to-talk-about-assisted-reproduction-in-canada/article22988791/

http://www.parl.gc.ca/Content/LOP/ResearchPublications/2010-68-e.htm

http://stemcellfoundation.ca/en/

Relazione paese – Svezia:

 L’aborto è stato regolamentato in Svezia per la prima volta con la legge sull’aborto del 1938. Negli anni la legge è stata oggetto di modifiche, delle quali la più recente, nel 1974, afferma che fino alla diciottesima settimana di gravidanza la scelta dell’aborto spetta unicamente alla donna, qualsiasi sia il motivo.  Dopo la diciottesima settimana, per ottenere l’aborto la donna ha bisogno del permesso del Consiglio nazionale per la salute e il benessere, che normalmente approva aborti tardivi nei casi in cui lo stato di salute della madre o del feto sia compromesso. Una volta che il feto è vitale (generalmente si considera tale a 22 settimane), l’aborto non è consentito. I cittadini svedesi si dicono favorevoli alla prevenzione di gravidanze indesiderate mediante l’uso di contraccettivi. Eppure, nonostante la promozione dei contraccettivi, studi del 2013 hanno dimostrato che i tassi di aborto svedesi continuano a crescere. Secondo il Pew Research Center, in Svezia l’aborto non è un argomento politicamente controverso.

La maggior parte delle tecnologie di procreazione assistita in Svezia sono disciplinate dalla legge sull’integrità genetica del 2006 e da molte altre leggi e raccomandazioni generali del Consiglio nazionale per la salute e il benessere. Le coppie eterosessuali e lesbiche impossibilitate ad avere figli hanno diritto a un trattamento di fertilità, così come le donne single. Anche la donazione di ovuli e sperma e i trattamenti di FIV sono ammessi in Svezia. I donatori di ovuli e sperma non possono essere anonimi e i bambini concepiti da donatori hanno il diritto legale di accedere ai dati del donatore. In Svezia la maternità surrogata è illegale.

Nel 2010, il Consiglio nazionale svedese per la salute e il benessere ha chiarito che in Svezia l’eutanasia passiva è legale, consentendo ai medici di interrompere le terapie di sostegno vitale se il paziente lo richiede. In Svezia, tuttavia, l’eutanasia attiva è considerata illegale e equiparata ad un omicidio. La BBC, nel 2008, ha riportato i risultati di un sondaggio secondo i quali l’84% dei medici svedesi non prenderebbe mai in considerazione la possibilità di aiutare un paziente a morire, anche se fosse il paziente a richiederlo e fosse legale. In Svezia le direttive anticipate sono consentite.

Le cellule staminali embrionali umane possono essere derivate, e studiate, da embrioni FIV in eccesso e da trasferimento nucleare di cellule somatiche (SCNT). La legge del 1991 sulle attività riguardanti gli ovuli umani per fini di ricerca e trattamento consente la ricerca sugli embrioni fino a 14 giorni dopo la fecondazione. La legge sulle banche biologiche del 2002 (Biobanks in Medical Care Act) ha istituito una banca di cellule staminali nazionale. La legge sull’integrità genetica del 2005 consente la creazione di embrioni umani per la ricerca utilizzando il trasferimento nucleare di cellule somatiche. In Svezia, tuttavia, la clonazione riproduttiva è illegale.

 Ulteriori letture:

http://abortioninsweden.org/legislation-and-costs/

http://www.smer.se/wp-content/uploads/2013/03/Slutversion-sammanfattning-eng-Assisted-reproduction.pdf

http://www.eurostemcell.org/regulations/regulation-stem-cell-research-sweden

 Relazione paese – Danimarca:

 In Danimarca l’aborto è stato legalizzato pienamente nell’ottobre del 1973. Da allora una donna può sottoporsi ad aborto a condizione che la gravidanza non abbia superato le 12 settimane. Gli aborti devono essere eseguiti da un medico in un ospedale statale o comunale, o in una clinica collegata ad un ospedale. L’aborto può essere eseguito anche dopo la dodicesima settimana se la vita della donna o la sua salute sono in pericolo. In alcuni casi una donna può ottenere l’autorizzazione all’aborto dopo la dodicesima settimana se si trova in precarie condizioni socio-economiche, se è stato vittima di stupro, se vi è un rischio per la salute psichica del feto o rischio di difetti di nascita. Tale autorizzazione deve essere rilasciata da due medici e un funzionario del comune competente. L’Associazione danese per la pianificazione familiare fornisce al pubblico informazioni sulla salute sessuale, sulla gravidanza e sui metodi contraccettivi.

 La Danimarca è spesso lodata in Europa per l’ampio accesso a e disponibilità di trattamenti per la riproduzione artificiale. La legge danese n. 460 del giugno 1997 disciplina la riproduzione artificiale in relazione a cure mediche, diagnosi e ricerca. Nel 2006, la legge n. 535 ha modificato la legge del 1997 per consentire a donne single e coppie dello stesso sesso di avere accesso alle ART, per valutare le incompatibilità dei genitori e per prolungare il periodo di conservazione degli ovuli crioconservati da 2 a 5 anni. Nel 2004, la Danimarca ha legalizzato anche l’uso della diagnosi genetica pre-impianto in associazione con la fecondazione artificiale in casi relativi al trattamento di bambini affetti da malattie potenzialmente letali.

 Il suicidio medicalmente assistito e l’eutanasia attiva non sono specificamente illegali, ma l’assistenza medica alla morte può essere perseguita legalmente. In Danimarca la questione dell’eutanasia è periodicamente valutata e discussa. Il Parlamento danese, negli anni, ha istituito vari comitati etici che, finora, si sono detti sfavorevoli a leggi sull’eutanasia attiva. Nel maggio del 2012 è emerso che il comitato avrebbe avuto un acceso dibattito al riguardo. In Danimarca le direttive avanzate sono legali.

 Il governo danese consente la ricerca sulle cellule staminali con distruzione degli embrioni solo in caso di embrioni FIV “di ricambio” e solo fino a 14 giorni dopo la fecondazione. È vietata la derivazione di cellule staminali da trasferimento nucleare di cellule somatiche e ovuli animali non umani. Se – come sperano – inizieranno nel 2015, gli scienziati danesi diventeranno i primi in assoluto a condurre studi clinici di cellule staminali sugli esseri umani per cercare di curare pazienti affetti da sclerosi multipla.

 Relazione paese – Cina:

 I dati pubblicati nel 2013 dalla Commissione cinese per la salute e la pianificazione familiare indicano che ogni anno, in Cina, vengono eseguiti più di 13 milioni di aborti. In Cina l’aborto è legale ed è considerato un servizio governativo disponibile su richiesta per le donne, ma l’aborto per la selezione del sesso è illegale. In conformità con la politica del figlio unico per controllare la crescita della popolazione, anche la pianificazione famigliare e i contraccettivi sono legali e ampiamente diffusi in Cina. Anche se gli aborti forzati sono una violazione della legge cinese e non sono contemplati da alcuna politica ufficiale, vengono in realtà applicati dagli enti locali nell’ambito della politica del figlio unico.

 Le tecniche di procreazione assistita hanno cominciato ad essere disponibili in Cina a metà degli anni ’80, con il primo bambino nato da FIV a Taiwan nel 1985. I centri di ART in Cina offrono ai pazienti molte procedure, compresi trattamenti di FIV, crioconservazione degli ovociti, trasferimento selettivo dei singoli embrioni e diagnosi genetica pre-impianto, tutte procedure giuridicamente ammesse in tutto il paese. Sebbene in Cina, in generale, le ART siano legali, l’atmosfera sociale e culturale del paese, sommata alla politica del figlio unico, ha portato a restrizioni su alcune forme di ART, che rimane inaccessibile per molte coppie infertili.

 In Cina l’eutanasia è un reato penale, mentre e le direttive anticipate sono legali ma soggette a significative restrizioni. La cultura cinese, tradizionalmente, ritiene che la parola “morte” porti sfortuna, e i cinesi tendono dunque a non risparmiare alcuno sforzo estendere la vita di una persona cara con le migliori cure mediche disponibili, anche se essa è all’ultimo stadio di una malattia terminale. Un sondaggio del 2013, tuttavia, rivela che più di due terzi dei cinesi hanno una prospettiva aperta e tollerante nei confronti dell’eutanasia. Anche i medici in Cina, in termini generali, stanno iniziando ad essere maggiormente favorevoli alla pratica dell’eutanasia.

 In confronto ad altri paesi, la legislazione cinese in materia di ricerca sulle cellule staminali si può considerare permissiva. Ciò può essere dovuto al fatto che la maggior parte dei cittadini cinesi non attribuisce all’embrione alcun valore morale intrinseco. Infatti, secondo il Confucianesimo, una persona inizia a esistere alla nascita. Ciononostante, il governo ha iniziato ad attuare alcune normative in virtù del crescente interesse al riguardo. Nel 2003, il Ministero della Scienza e della Tecnologia, in collaborazione con il Ministero della Salute, ha emanato linee guida etiche per la ricerca sulle cellule staminali embrionali umane. Le linee guida stabiliscono che gli embrioni per la ricerca devono provenire solamente da embrioni sovrannumerari della FIV, le cellule fetali da aborti accidentali spontanei o selezionati volontariamente, i blastocisti separati partenogeneticamente ottenuti con SCNT e le cellule germinali donate volontariamente.

 Ulteriori letture:

http://www.chinadaily.com.cn/china/2013-12/31/content_17206128.htm

http://knowledge.ckgsb.edu.cn/2014/05/05/technology/stem-cell-research-in-china-regenerative-economics/

 Relazione paese – India:

 La disciplina dell’aborto in India si può ricondurre alla legge sull’interruzione medica della gravidanza (MTP), promulgata nel 1971. Le gravidanze non superiori a 12 settimane possono essere interrotte sulla base del parere di un unico medico in buona fede, mentre le gravidanze tra le 12 e le 20 settimane richiedono il parere di due medici. Sebbene l’MTP non consenta interruzioni di gravidanza dopo 20 settimane, nell’ottobre del 2014 è stato proposto al Parlamento indiano di consentire l’aborto fino a 24 settimane di gravidanza. Malgrado l’aborto sia legale in India, si stima che due terzi degli aborti eseguiti nel paese siano rischiosi per la salute, effettuati illegalmente in casa e/o da levatrici. Il bilancio annuale delle donne vittime di aborti è 4.600. Un accesso migliore e più sicuro non è ancora diffuso in India, soprattutto per le donne che abitano le zone rurali del paese.

 Nel 2010, il Ministero indiano della salute e del benessere della famiglia ha elaborato un disegno di legge per disciplinare le tecnologie di riproduzione assistita (ART). Il testo, tuttavia, continua ad essere ripresentato in Parlamento ogni anno. In India la maternità surrogata commerciale è legale e applicabile mediante contratti. Nel 2012, uno studio patrocinato dalle Nazioni Unite ha stimato che il business della maternità surrogata in India genera più di 400 milioni di dollari all’anno e che in tutto il paese esistono più di 3.000 cliniche di fertilità. Nel 2005, il Consiglio indiano per la ricerca medica ha pubblicato linee guida sulle ART, che trattano l’importanza e la necessità della maternità surrogata.

 La Corte Suprema indiana, nel 2011, aveva stabilito che l’eutanasia passiva è consentita mediante l’interruzione del sostegno vitale a pazienti in stato vegetativo permanente. La sentenza è stata emessa nell’ambito del caso di Aruna Shanaug, in stato vegetativo da 37 anni in un ospedale indiano. Recentemente, nel dicembre del 2014, il governo indiano ha approvato e convalidato la sentenza sull’eutanasia passiva. L’eutanasia attiva, così come le direttive anticipate, è illegale.

 L’India è molto progressista in termini di ricerca sulle cellule staminali, che è finanziata in ambito tanto pubblico quanto privato. Le linee guida per la ricerca sulle cellule staminali vengono emesse dal Dipartimento di Biotecnologie (DBT) e dal Consiglio indiano per la ricerca medica (ICMR). Secondo le linee guida, le terapie con cellule staminali sono ancora proibite nonostante l’approccio piuttosto liberale alla relativa ricerca. L’uso di preembrioni umani a fini sperimentali è legale, così come la derivazione di nuove linee di hESC da SCNT ed embrioni sovrannumerari.

 Ulteriori letture:

http://irssh.com/yahoo_site_admin/assets/docs/18_IRSSH-392-V4N1.321102751.pdf

http://www.businessinsider.in/Stem-CellResearch-In-India-Surges-Ahead/articleshow/40278445.cms

 

Relazione paese – Singapore

 A Singapore, l’aborto è legale e disponibile su richiesta durante le prime 24 settimane di gravidanza. La legge sull’aborto di Singapore, originariamente emanata nel 1974 ma successivamente modificata, non definisce un limite di età per l’aborto e non richiede che i minori abbiano il consenso dei genitori. La legge impone che, prima di eseguire la procedura, le donne si sottopongano alla breve consulenza di un consulente qualificato presso una clinica accreditata per aborti. Dopo la consulenza è obbligatorio un periodo di attesa di 48 ore. Alla consulenza e al periodo di attesa obbligatorio si accredita una diminuzione del numero degli aborti eseguiti a Singapore da quando l’aborto fu legalizzato nel 1974. Inoltre, le donne di Singapore hanno a disposizione molti servizi di pianificazione familiare, tra cui varie hotline. Anche i farmaci contraccettivi d’emergenza sono legali e facilmente reperibili.

 La normativa in materia di tecnologie di procreazione assistita a Singapore si è recentemente evoluta in virtù della legge sui bambini (Status of Children Act) approvata nel 2013. La legge afferma che una donna che porta in grembo un bambino va considerata madre legale dello stesso, e delinea vari scenari di paternità. I critici, però, sostengono la necessità di una legge più completa, poiché quella attuale non affronta molte questioni chiave delle ART, quali il congelamento degli ovociti o la maternità surrogata all’estero. A Singapore le procedure di procreazione assistita possono essere eseguite solo su donne sposate (non nubili o coppie dello stesso sesso) e con il consenso del marito. Le donne, inoltre, non possono aver superato i 45 anni di età.

 Nel maggio del 1996, il Parlamento di Singapore ha approvato la legge Advance Medical Directive (AMD), legalizzando così le direttive anticipate di trattamento. La legge è stata estesa al fine di tutelare e legalizzare la pratica dell’eutanasia passiva. L’eutanasia attiva, tuttavia, continua rimane illegale a Singapore. Nell’autunno del 2014, l’Istituto di studi politici ha condotto un dibattito aperto chiedendo alla popolazione se per Singapore fosse giunto il momento di prendere in considerazione un disegno di legge sul diritto alla morte: solo il 34,5% dei partecipanti a risposto affermativamente.

 A Singapore l’uso di cellule staminali embrionali umane è legale sia per scopi terapeutici che di ricerca, nella misura in cui non superino i 14 giorni dal concepimento. Nel 2006, il New York Times ha definito Singapore un “rifugio” per la ricerca sulle cellule staminali alla luce delle sue leggi liberali e dei finanziamenti del governo al settore. Nel 2000, Singapore ha avviato un’iniziativa per diversificare e rafforzare la propria economia investendo nelle biotecnologie. Il paese, da allora, ha attirato molte aziende farmaceutiche e persino scienziati americani, accorsi per approfittare degli incentivi fiscali e dei finanziamenti governativi.

 Relazione paese – Nuova Zelanda:

 Ogni anno, in Nuova Zelanda, circa 15.000 donne interrompono la gravidanza. L’aborto è legale se la donna incinta è in pericolo di vita, se ha problemi di salute fisica o psichica, ovvero se vi è un rischio per il feto. In caso contrario, ai sensi del Crimes Act del 1961, l’aborto in Nuova Zelanda è considerato un reato. Se una donna richiede l’aborto dopo la dodicesima settimana di gestazione, esso deve essere eseguito presso una “istituzione autorizzata”. L’aborto, inoltre, deve essere approvato da due medici, uno dei quali deve essere ginecologo od ostetrico. Un’altra legge approvata nel paese è quella del 1977 riguardante la contraccezione, la sterilizzazione e l’aborto, che ha istituito il Comitato di vigilanza sull’aborto, il quale relaziona al Parlamento. Il comitato vigila sulla qualità dei servizi di aborto e sui centri che li offrono, e monitora le procedure da adottare per richiederlo. Alle donne sono forniti anche contraccettivi d’emergenza e servizi di consulenza.

 Nel 2004, il Parlamento neozelandese ha approvato lo Human Assisted Reproductive Technology Act, legge che espone le linee guida da seguire per sottoporsi legalmente a procedure di procreazione assistita, compresa la tutela della salute e del benessere delle donne e dei bambini coinvolti. Secondo tale legge, la selezione del sesso è illegale. Anche la maternità surrogata commerciale è illegale in Nuova Zelanda, ma la maternità surrogata non commerciale, motivata da ragioni di compassione, è legale. Per diventare una madre surrogata, una donna deve presentare una domanda al Comitato etico nazionale per la tecnologia di procreazione assistita (ECRAT), che prenderà in esame ciascun caso. Il congelamento di embrioni e ovociti è legale, e le ART sono accessibili anche a donne single e coppie dello stesso sesso.

 Sia l’eutanasia passiva che quella attiva sono attualmente illegali in Nuova Zelanda, ma è possibile fare ricorso alle direttive anticipate. Ai sensi del Crimes Act 1961, è illegale “favorire e agevolare il suicidio”. Nonostante la severità della normativa contro l’eutanasia, alcuni rilievi suggeriscono che gode di un considerevole sostegno pubblico. Sondaggi condotti sia dalla Massey University che dalla Voluntary Euthanasia Society nel 2008 dimostrano che oltre il 70% dei neozelandesi sostiene l’eutanasia, in particolare se eseguita da un medico. Nel 1995 e ancora nel 2003, disegni di legge sul diritto alla morte dignitosa sono stati bocciati dal Parlamento neozelandese.

 La normativa consente solamente la ricerca su cellule staminali embrionali importate. Nel novembre del 2005, il Ministero della Salute ha pubblicato le linee guida per la ricerca sulle cellule staminali e ha esposto le questioni etiche sollevate dalla ricerca sulle hESC. Le linee guida sottopongono i ricercatori a rigide linee guida, tra cui una valutazione etica obbligatoria delle applicazioni della ricerca.

 Ulteriori letture:

http://www.stuff.co.nz/national/health/10155612/Is-abortion-law-due-for-a-shakeup

http://www.msi.govt.nz/assets/MSI/MoRST-Archive/Futurewatch-Stem-Cell-Report.pdf

 

Relazione paese – Sud Africa:

Il Sudafrica, rispetto ad altri paesi, dispone di leggi molto liberali sull’aborto in virtù della legge del 1996 sull’interruzione della gravidanza. La legge consente l’aborto su richiesta fino alla dodicesima settimana di gravidanza per donne di qualsiasi età, in determinate circostanze dalla tredicesima alla ventesima settimana, e solo per gravi motivi di salute dopo la ventesima settimana.  La consultazione con i genitori, per le minori di 18 anni, e con il coniuge, se sposate o in un rapporto duraturo, è consigliata, ma non giuridicamente obbligatoria. L’aborto può essere eseguito gratuitamente presso alcuni ospedali pubblici o cliniche. La legalizzazione dell’aborto ha portato a una diminuzione dei decessi per aborti clandestini, fino al 1996 un serio problema in Sud Africa, ma le morti a seguito di aborto sono ancora considerate numerose. Nel 2010, il Consiglio sudafricano di ricerca medica ha riscontrato che il 50% degli aborti intrapresi da ragazze di età compresa tra i 13 e i 19 anni vengono eseguiti al di fuori di ospedali e cliniche. Inoltre, secondo una relazione della rivista Reproductive Health, il 30% delle donne nel paese pensa che l’aborto sia illegale.

 Tutte le donne sudafricane, generalmente, hanno accesso alla fecondazione artificiale e alle ART, e la maternità surrogata altruistica è riconosciuta e accessibile a tutte le coppie, comprese le coppie dello stesso sesso. Il concepimento di ovuli e sperma è disciplinato dalla legge sui tessuti umani del 1983, che consente la donazione di ovuli e sperma, e dalla legge sui bambini del 2005, emanata per tutelare tutti i bambini, compresi quelli concepiti tramite donazione e maternità surrogata. La selezione del sesso non è esplicitamente illegale, ma le linee guida rilasciate dal Consiglio sudafricano di ricerca medica definiscono non etica la selezione del sesso mediante l’uso della tecnologia.

 Sia l’eutanasia attiva che quella passiva sono illegali in Sud Africa. Il dibattito sulla sua eventuale legalizzazione va avanti da oltre 15 anni, da quando – cioè – il presidente Nelson Mandela incaricò la Commissione di diritto del Sud Africa di studiare le decisioni di fine vita. Lo studio ha portato a una proposta sulla decisione di fine vita, presentata al Parlamento nel 2000 e ferma da allora. Ad oggi non è ancora stata discussa o aperta al dibattito pubblico.

 La legge sui tessuti umani tratta anche la ricerca sugli embrioni in Sud Africa. Il capitolo 8 della legge nazionale sulla sanità, tuttavia, è destinato a sostituire tale legge per quanto concerne la ricerca sulle cellule staminali. Il capitolo 8 permetterà al Ministro della Salute di consentire che embrioni non più vecchi di 14 giorni possano essere utilizzati a scopo di ricerca. Le linee guida del Consiglio sudafricano di ricerca medica sconsigliano la creazione di embrioni al solo scopo di ricerca. I tribunali sudafricani hanno stabilito che il disegno di legge sui diritti (Bill of Rights) non è applicabile al nascituro, il che alimenta il dibattito sull’autonomia degli scienziati nel campo della ricerca sulle cellule staminali.

 Ulteriori letture:

http://allafrica.com/stories/201402131596.html

http://www.sajbl.org.za/index.php/sajbl/article/view/171/171

 

Relazione paese – Francia:

 A partire dall’agosto del 2014, allo scopo di aumentare la parità di genere nel paese, in Francia l’aborto è stato reso legale durante le prime 12 settimane di gravidanza su semplice richiesta della donna. In precedenza, per ottenere l’aborto, una donna aveva bisogno di una motivazione medica. L’aborto in fasi successive della gravidanza è ammesso se due medici attestano che l’aborto sarà eseguito per evitare un “grave danno permanente” alla salute fisica o psichica della donna e/o del bambino. In Francia è consuetudine programmare l’aborto una settimana dopo la richiesta della paziente. La Francia, inoltre, è stato il primo paese a legalizzare l’uso della pillola RU-486 nel 1988 e si stima che un quarto degli aborti francesi, oggi, siano effettuati con questo farmaco. Dati del 2009 suggeriscono che il tasso di aborto in Francia è di 17,4 aborti ogni 1000 donne di età compresa tra i 15 e i 44 anni.

 Diverse leggi e decreti disciplinano l’uso delle ART in Francia. Una è la legge sulla bioetica del 2004, che sostiene con forza il rispetto per la dignità di un embrione umano, il rispetto per tutte le fasi della vita e il rispetto dei diritti umani. La legge conferisce all’Agenzia di biomedicina anche la responsabilità di regolamentare la FIV e le altre forme di ART, assieme all’aborto e alla ricerca sulle cellule staminali. Le norme francesi pongono limiti all’accesso alla FIV, limitandone l’uso a coppie sposate eterosessuali che abbiano convissuto per almeno due anni. Tuttavia, nel settembre del 2014, il massimo tribunale civile del paese, la Corte di Cassazione, ha stabilito che i bambini concepiti da FIV possono essere adottati da coppie dello stesso sesso. Inoltre, ai sensi della legge sulla bioetica del 2004, la crioconservazione di embrioni e ovociti è legale.

 L’eutanasia in Francia è una questione attuale e in continua evoluzione. Nel marzo del 2015, la Francia ha approvato una legge che dà ai medici la possibilità di mettere i malati terminali in una condizione di “sonno profondo” fino alla morte. Sebbene alcuni non categorizzino completamente la norma come una forma di eutanasia, molti concordano sul fatto che sia un passo verso la sua legalizzazione. I sondaggi indicano che 8 francesi su 10 sono favorevoli all’eutanasia. D’altra parte, la Francia ha una forte presenza di cattolici conservatori che temono questa nuova legge e sono contro l’eutanasia in generale. Il presidente François Hollande si sta impegnando per fare in modo che i malati terminali affetti da dolori “insopportabili” possano “beneficiare dell’assistenza medica per finire la propria vita con dignità” Con il suo programma politico, e molti cittadini a favore dell’eutanasia, si possono prevedere nuove leggi in materia di fine vita nel prossimo futuro.

 La citata legge sulla bioetica del 2004 contiene anche disposizioni in merito di ricerca sugli embrioni. Essa vieta la creazione di embrioni a fini di ricerca. Tuttavia, la ricerca può essere condotta in tre situazioni differenti, e tutte tre prevedono che l’embrione sia generato mediante FIV. In primo luogo, la ricerca può essere condotta su embrioni “di riserva” non usati da parte dei genitori, a condizione che i genitori forniscano il proprio consenso scritto. In secondo luogo, la ricerca può essere condotta su embrioni inadatti per l’impianto. In terzo luogo, la ricerca può essere condotta su embrioni inadatti alla conservazione o che presentano deformità rilevate mediante diagnosi pre-impianto.

 

Ulteriori letture:

http://thinkprogress.org/health/2014/08/06/3468135/france-gender-equality-law/

http://www.federa.org.pl/dokumenty_pdf/invitro/jbf_European_laws_governing_in_vitro_fertilization%5B2%5D.pdf (include altri paesi europei oltre alla Francia)

 

Relazione paese – Israele

 In Israele l’aborto è legale in determinate circostanze, nei limiti stabiliti dalle clausole 3120321 del codice penale del 1977. Tali circostanze includono le donne sposate, le donne di età superiore ai 40 anni o sotto i 17 (l’età minima per sposarsi in Israele), i rapporti incestuosi, lo stupro, i difetti di nascita, i rischi di salute e/o il rischio di morte della madre. In alcune di queste circostanze, è lo stato a pagare per l’aborto. Indipendentemente dal motivo, l’aborto deve essere approvato da un comitato per l’interruzione della gravidanza. Esistono 41 di questi centri negli ospedali israeliani. I comitati sono composti da tre membri: due medici e un assistente sociale. Se il feto è oltre le 24 settimane di vita, sei diversi comitati devono pronunciarsi in merito alla richiesta di aborto. I medici e le donne che, rispettivamente, eseguono e ottengono illegalmente l’aborto senza l’approvazione di un comitato sono perseguibili penalmente, eventualità che si stima rappresentare circa la metà degli aborti effettuati in Israele.

 Israele è molto liberale in termini di regolamentazione delle tecniche di procreazione assistita. Il servizio sanitario nazionale, obbligatorio per tutti i cittadini israeliani, copre quasi tutti i trattamenti di fertilità. Le donne single e le coppie del stesso sesso hanno accesso alle ART, e i costi della FIV sono interamente sovvenzionati fino alla nascita di due bambini. La donazione si embrioni e sperma, nonché gli accordi di maternità surrogata, sono tutti giuridicamente ammessi in Israele. Si veda il secondo link tra le “Ulteriori letture” per una spiegazione dettagliata, aggiornata al 2012, delle norme e delle politiche vigenti in Israele in materia di procreazione.

 Il codice penale israeliano vieta di causare la morte di un’altra persona, e proibisce specificatamente di accorciarla. L’eutanasia passiva, generalmente, è vietata anche dalla legge ebraica. Analogamente ad altri paesi, in passato Israele ha istituito commissioni, come la Commissione Steinberg nel 2006, per valutare se l’eutanasia debba essere considerata legale in determinate circostanze. Nel dicembre del 2014, un tribunale israeliano ha approvato l’eutanasia passiva per un malato terminale di SLA, la prima sentenza di questo genere nel paese. Nel giugno del 2014 è stato presentato un disegno di legge per rendere legale il suicidio assistito per malati terminali. Approvato dal comitato ministeriale israeliano, il disegno di legge dovrà però probabilmente fare i conti con la resistenza dei conservatori in Parlamento.

 Israele, inoltre, ha un po’ attenuato le norme in materia di ricerca con le cellule staminali. In Israele 18 aziende, nel 2013, sviluppavano o commercializzavano trattamenti a base di cellule staminali. Tre di queste sviluppano terapie con cellule staminali prodotte da cellule staminali embrionali umane.

 Ulteriori letture:

http://www.loc.gov/law/help/il-reproduction-and-abortion/israel.php

http://www.loc.gov/law/help/israel_2012-007460_IL_FINAL.pdf

http://www.haaretz.com/news/features/stem-cell-research-is-blooming-in-israel.premium-1.515396

 

 Relazione paese – Argentina

 In Argentina l’aborto è consentito solo quando la vita o la salute della donna sono in pericolo, come stabilito dalla Corte Suprema nel marzo del 2012. Al di là di questa sentenza, l’aborto è illegale secondo il codice penale argentino. In Argentina molti si stanno battendo in favore di norme meno severe sull’aborto, e varie organizzazioni hanno lanciato una campagna nazionale per il diritto di aborto. Recentemente vari disegni di legge sono stati presentati e discussi alla Commissione giustizia penale del Congresso al fine di legalizzare l’aborto, l’ultimo nel novembre del 2014.

 La grande influenza della Chiesa cattolica in Argentina e l’ampio divario tra ricchi e poveri ha un notevole influsso sulla regolamentazione delle tecnologie di procreazione assistita, così come su quella – sopra descritta – dell’aborto. In molti paesi dell’America Latina, tra cui l’Argentina, i poveri non hanno accesso alle ART, e tali tecnologie non sono disponibili in molti ospedali pubblici. L’OMS segnala che nel paese, a causa di questa situazione, vi è un diffuso senso di discriminazione e risentimento. Tuttavia, la donazione di embrioni e sperma è ammessa, e sia le donne single che le coppie dello stesso sesso hanno accesso alle ART.

 Nel maggio del 2012 il Senato argentino ha approvato una legge sulla “morte dignitosa”, dando ai malati terminali e alle loro famiglie più voce in capitolo nelle decisioni di fine vita. In altre parole, i pazienti che stanno morendo o sono affetti da malattie incurabili possono rifiutare le terapie di sostegno vitale. In Argentina, dunque, l’eutanasia passiva è legale, così come le direttive anticipate. L’eutanasia attiva, però, rimane illegale.

 In Argentina sono numerosi i ricercatori impegnati nella ricerca sulle cellule staminali presso istituzioni pubbliche e private. La legge sui trapianti e la legge sulla medicina espongono le linee guida per il trattamento degli embrioni umani ai fini della ricerca scientifica. L’uso di preembrioni umani a scopo sperimentale, generalmente, è una procedura accettabile.

Ulteriori letture:

http://www.cnn.com/2012/03/14/world/americas/argentina-abortions/

http://www.bbc.com/news/world-latin-america-18016902

 Relazione paese – Svizzera

 Dal 2002, in Svizzera l’aborto è legale durante il primo trimestre di gravidanza, a condizione che una donna riceva una consulenza prima di sottoporvisi. Gli svizzeri hanno notoriamente un tasso di aborto molto basso rispetto ad altri paesi. Nel 2011, il tasso era di 6,8 aborti per ogni 1000 donne tra i 15 e i 44 anni. L’ampio accesso alla contraccezione (dal 2002 la pillola del giorno dopo è autorizzata senza prescrizione medica), i servizi di pianificazione familiare e gli alti livelli socio-economici contribuiscono al basso tasso di aborto. Dopo il primo trimestre, l’aborto è consentito per motivi di salute, compreso il rischio di grave disagio psichico.

 La maggior parte delle tecnologie di riproduzione assistita in Svizzera è disciplinata dalla legge federale del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita. La legge specifica che solo le coppie sposate possono avere accesso a tali tecnologie. Mentre la FIV e la donazione di ovuli e sperma sono ammesse, gli accordi di maternità surrogata non sono consentiti.

 In Svizzera l’eutanasia attiva e passiva sono legalmente vietate. Nel 1942, tuttavia, la Svizzera ha legalmente ammesso il suicidio assistito per motivazioni di altruismo, e lo considera reato solamente se il movente è egoistico. Non è reato nemmeno se è personale non medico ad operare il suicidio assistito, il che rende la Svizzera l’unico paese al mondo ad avere una legge di fine vita che non richieda il coinvolgimento di un medico. Il paese, per di più, è noto per il “turismo del suicidio”, in quanto il destinatario del suicidio assistito non deve essere cittadino svizzero.

In Svizzera, la ricerca sulle staminali embrionali è regolamentata dalla legge federale del 2003, che disciplina la ricerca comprendente le cellule staminali embrionali. La legge consente che gli embrioni sovrannumerari della FIV vengano utilizzati per la ricerca. Essi, tuttavia, sono soggetti a stringenti condizioni di licenza e al consenso della coppia interessata. La legge, inoltre, permette l’importazione di linee di cellule staminali embrionali a scopo di ricerca. Non è consentito, invece, creare embrioni esclusivamente per fini di ricerca.

 Ulteriori letture:

http://www.swissinfo.ch/eng/fertility-matters_the-secret-of-switzerland-s-low-abortion-rate/33585760

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1125125/

http://www.eurostemcell.org/regulations/regulation-stem-cell-research-switzerland

 Relazione paese – Vietnam

 In Vietnam l’aborto è legale fino a 22 settimane del concepimento. Affinché l’aborto sia eseguito, la donna deve presentare un modulo di autorizzazione firmato che attesti che lei è responsabile per eventuali rischi derivanti dalla procedura di aborto. In alcuni casi, è richiesto che un membro della famiglia certifichi il modulo di autorizzazione. Il tasso di aborto in Vietnam è notoriamente molto elevato, motivo per cui il governo ha proposto leggi mirate a diminuirne il numero. Nel 2013, ad esempio, è stata elaborata una legge secondo la quale l’aborto è consentito solamente se la salute del bambino o della madre è a rischio. Il risultato dell’iter di approvazione di questa legge non è noto. Inoltre, la pillola RU-486 e la pianificazione familiare sono facilmente reperibili in Vietnam.

 

Il Vietnam promuove le tecnologie di procreazione assistita consentendo per legge la donazione di sperma, ovociti ed embrioni, nonché i trattamenti di FIV. Le donne single hanno accesso alle ART, mentre non vi hanno accesso le coppie dello stesso sesso. Secondo una concezione profondamente radicata nella cultura vietnamita, il grembo è il luogo in cui si crea la parentela. Tale concezione è nota come “grembo-centrismo”. La normativa del paese, di conseguenza, assegna la custodia legale di qualsiasi bambino concepito mediante ART alla donna che lo porta in gestazione e lo dà alla luce. Gli accordi di maternità surrogata non sono giuridicamente validi.

In Vietnam sono vietate tutte le forme di eutanasia.

 Oltre a leggi conservatrici sul fine vita, il Vietnam non dispone di leggi molto liberali in materia di ricerca con cellule staminali embrionali. Non vi è alcuna legge specifica che consenta la ricerca sulle cellule staminali embrionali, ma tale ricerca non è espressamente vietata ed è praticata nel paese. Come in molti altri paesi, la clonazione terapeutica e la clonazione riproduttiva sono espressamente vietate.

 Ulteriori letture:

http://tuoitrenews.vn/society/27563/abortion-among-young-vietnamese-and-untold-stories-distressing-consequences

 

Relazione paese – Portogallo

 Nel 2007, il Portogallo ha liberalizzato le leggi sull’aborto. L’aborto può essere eseguito su richiesta se la gravidanza non ha superato la decima settimana, con un periodo di attesa di tre giorni per tutti gli aborti. Il Portogallo ha una forte tradizione cattolica e, malgrado l’aborto sia legale, molti medici si rifiutano di eseguirlo. L’aborto è legale anche in fasi successive per motivi specifici, tra cui rischi per la salute della donna e lo stupro, ma l’aborto oltre le 24 settimane è illegale. Statistiche del 2010 indicano che il tasso è di 9,0 aborti per ogni 100 donne di età compresa tra 15 e i 44 anni.

 La legislazione portoghese rimane piuttosto conservatrice in materia di tecnologie di riproduzione assistita. Il rapporto tra bambini e donne in Portogallo è ben al di sotto del tasso di sostituzione della popolazione di 2.1. Dati del 2008 mostrano che il tasso è di 1,49 figli per donna. Tuttavia, il numero di bambini nati tramite ART è molto basso. Gli accordi di maternità surrogata non sono in uso, e la donazione di sperma e ovuli è consentita ma non diffusa. Le coppie dello stesso sesso e le donne single non hanno accesso alle ART.

 In Portogallo l’eutanasia attiva e passiva sono illegali. Nel marzo del 2015, tuttavia, il Presidente dell’associazione bioetica portoghese ha affermato che è legale mettere i pazienti terminali in stato di sedazione profonda e continua, come prevede la legge approvata in Francia nel marzo del 2015. Dal 2000, i medici portoghesi si dicono pubblicamente aperti all’eutanasia.

 In Portogallo la ricerca sulle cellule staminali è limitata all’uso di embrioni congelati o sovrannumerari, mentre è reato per chiunque creare embrioni a scopo di ricerca. Licenze e approvazioni per la ricerca vengono fornite dal Consiglio nazionale portoghese per la procreazione medicalmente assistita.

 Ulteriori letture:

http://www.wbez.org/episode-segments/2011-08-10/here-there-portugal-abortion-legal-many-doctors-refuse-perform-them-9005

http://www.theportugalnews.com/news/deep-sleep-not-euthanasia-is-allowed/34376

http://www.eurostemcell.org/regulations/regulation-stem-cell-research-portugal