Chi è Sibilla
Sibilla era una paziente oncologica, consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni, che da oltre 10 anni combatteva contro una patologia oncologica.
Nel luglio 2023 i medici accertavano l’irreversibilità e la fase terminale della patologia oncologica: Sibilla aveva un’aspettativa di vita inferiore ai tre mesi.
Così Sibilla, consapevole delle sue condizioni e non volendo arrivare ad uno stato di incoscienza totale, decideva di accedere all’aiuto alla morte volontaria e ad agosto inviava la richiesta di verifica delle condizioni di cui alla sentenza n. 242 del 2019 alla propria ASL e inoltre prendeva contatti con una clinica Svizzera, a cui inviava tutta la documentazione necessaria per ottenere la cosiddetta “luce verde”.
Perché la Svizzera
A fine agosto si riuniva il comitato etico territorialmente competente che, acquisita la documentazione medica aggiornata, confermava la presenza di tutti i requisiti indicati dalla Consulta per accedere all’aiuto alla morte volontaria e inviava apposita comunicazione interna all’Azienda Sanitaria.
Successivamente, e solo a seguito di una diffida dei legali di Sibilla, a metà settembre, la competente ASL procedeva alle opportune verifiche delle sue condizioni di salute. Secondo la commissione aziendale con i medici che hanno visitato la paziente e altri membri con altre competenze, Sibilla non possedeva tutti i requisiti per accedere all’aiuto alla morte volontaria in Italia: la ASL opponeva il proprio diniego perché dagli esami condotti non riteneva sussistente il requisito del trattamento di sostegno vitale.
In realtà Sibilla era dipendente da ossigenoterapia e da farmaci per il dolore che, se interrotti, avrebbero portato velocemente a una morte dolorosa. Inoltre, al diniego non erano neppure allegati la relazione medica della commissione multidisciplinare e neanche il parere del Comitato etico competente, documenti che erano stati richiesti dai legali.
Per questi motivi Sibilla, tramite i suoi legali, si opponeva al diniego della ASL. Opposizione che però non trovava alcun riscontro da parte dell’Azienda Sanitaria.
Sibilla, che nel frattempo aveva ottenuto la “luce verde” dalla Svizzera e visto il progressivo peggioramento delle sue condizioni, dato anche il parere negativo della competente ASL e non volendosi trovare in una situazione di incapacità, ha quindi deciso di autosomministrarsi il farmaco letale lontana da casa sua, dalla sua famiglia, e andarsene quindi in Svizzera.
In quest’ultimo viaggio Sibilla è stata accompagnata dal figlio, Vittorio, e da Marco Perduca già senatore radicale, dell’Associazione Luca Coscioni e iscritto all’Associazione Soccorso Civile.
Sibilla moriva il 31 ottobre 2023 come non avrebbe voluto, lontana dai suoi affetti, perché nonostante avesse dei trattamenti di sostegno vitale, in Italia le è stato negato in modo illegittimo e ingiustificato il diritto di autodeterminarsi nel suo fine vita.
Solamente in data 3 novembre (quando Sibilla era già morta), i suoi legali hanno ricevuto il parere del Comitato Etico che confermava la sussistenza per Sibilla dei requisiti indicati dalla Corte costituzionale mentre apprendevano dal verbale della Commissione Aziendale che questa non abbia potuto aderire al parere positivo del Comitato Etico in quanto riteneva che non vi fosse il trattamento di sostegno vitale e, addirittura, ‘che le condizioni attuali non sono coerenti con sofferenze fisiche intollerabili’.
L’autodenuncia
Il 7 novembre 2023 Vittorio, Marco Perduca e Marco Cappato si autodenunciavano presso il Comando dei Carabinieri di Roma, “Vittorio Veneto”, per l’aiuto fornito a Sibilla.
I primi due per averla accompagnata fino alla clinica svizzera, fornendole tutto l’aiuto necessario anche dal punto di vista fisico, viste le aumentate difficoltà a deambulare autonomamente e le difficoltà respiratorie di Sibilla; l’ultimo, in qualità di rappresentante legale dell’Associazione Soccorso Civile che ha organizzato e sostenuto il viaggio di Sibilla.
Non solo, ma il giorno successivo – l’8 novembre 2023 – presso la Polizia giudiziaria di Montecitorio, a Roma, si autodenunciavano anche il Sen. Ivan Scalfarotto, l’On. Riccardo Magi e Luigi Manconi, già senatore e Presidente della Commissione Diritti umani, e con loro nuovamente Marco Cappato in qualità di rappresentante legale di Soccorso Civile, per l’aiuto fornito nell’organizzazione dell’ultimo viaggio di Sibilla, tutti nella qualità di associati all’Associazione Soccorso Civile.
L’esposto contro la ASL Roma 1
Il 7 novembre, inoltre, sempre presso il Comando dei Carabinieri “Vittorio Veneto” a Roma la famiglia di Sibilla depositava un esposto contro la ASL Roma 1, per i reati di rifiuto d’atti d’ufficio e tortura e, solamente il figlio Vittorio, anche per il reato di violenza privata essendo stato costretto, a causa del diniego illegittimo della ASL, ad accompagnare la madre in Svizzera ed esponendosi, in tal modo, al rischio di essere condannato per l’aiuto al suicidio (art. 580 c.p.) che è punito con la reclusione da 5 a 12 anni.
— ultimo aggiornamento: 28 marzo 2025 –