Fecondazione eterologa, a che prezzo?

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Chiara Lalli

Dopo la sentenza della Corte costituzionale dello scorso aprile la fecondazione eterologa non è più vietata. Le Regioni, tra ritardi e polemiche, stanno finalmente regolandone l’applicazione. Alcune, come la Lombardia, sembrano intenzionate a renderla il più inaccessibile possibile. «“Il Nuovo Centrodestra – sostiene il consigliere di Ncd Stefano Carugo – non può che essere soddisfatto dalla delibera approvata, un provvedimento che contiene tutti i punti da noi richiesti, dalla limitazione alle coppie eterosessuali al non inserimento nei Lea, e che pone al centro i diritti dei più fragili e indifesi: i bambini. In Lombardia non assisteremo a nessun tipo di deriva eugenetica […] e non diventeremo il gametificio d’Italia”» (Ncd, sì tutte nostre richieste; Lega, figli non sono diritto, ANSA, 12 settembre). Questo è solo uno dei commenti fantasiosi dopo la delibera della giunta regionale sulla fecondazione eterologa. «Il capogruppo della Lega Nord, Massimiliano Romeo, – si legge poi nel comunicato – ringrazia l’assessore Mario Mantovani (FI) per il lavoro fatto sul tema in Conferenza delle Regioni, “dove sono state poste alcune condizioni di grande rilevanza quali il no a pratiche di tipo eugenetico o il limitare l’accesso alle coppie eterosessuali: ringrazio inoltre l’assessore e il governatore Maroni per aver deciso, con la delibera odierna, di non incentivare l’utilizzo della fecondazione eterologa, i figli non sono un diritto ma un dono”. Di una delibera “equilibrata e giusta”, parla il capogruppo di Fdi, Riccardo De Corato, che aggiunge di vedervi “a dimostrazione che la Regione Lombardia non voleva ostacolare ciecamente l’eterologa ma solo normarla con attenzione”». Se la limitazione alle coppie eterosessuali è imposta dalla legge e – per quanto discutibile – non può essere modificata da una delibera, sulle altre modalità d’acceso la Lombardia ha scelto la strada peggiore, ben lontana dall’equità. Difficile forse aspettarsi altro da chi commenta con espressioni come «deriva eugenetica», «gametificio» o manifesta entusiasmo per «non incentivare l’utilizzo della fecondazione eterologa». Pensiero davvero curioso, quest’ultimo, a proposito di qualcosa che non è vietato (purtroppo, aggiungerebbe Carugo e i suoi sodali). Siccome non possiamo evitare di rendere accessibile l’eterologa, la renderemo il meno accessibile possibile. Non vogliono «ostacolare ciecamente» l’eterologa, ma guardandola come si guarderebbe un abominio divenuto legale.

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