Non è entrato nel merito Giorgio Napolitano quando ieri ha condannato il silenzio delle Camere sui temi di bioetica, ma il merito si conosce bene. E si sa che sul fine vita, sulla ricerca scientifica ma anche sulla fecondazione assistita o perfino sui diritti civili i partiti preferiscono girare la testa e rinviare di legislatura in legislatura. Una pratica che ha creato maggioranze trasversali e che dai temi etici arriva fino all’emergenza-carceri, all’amnistia e indulto, su cui pure il capo dello Stato aveva inviato alle Camere (lo scorso autunno) il suo primo messaggio. Ieri invece ha puntato l’indice sulle questioni di bioetica su cui siamo tra i Paesi europei più arretrati dal punto di vista legislativo.«Il silenzio osservato negli ultimi tempi dal Parlamento non può costituire un atteggiamento soddisfacente rispetto a problemi la cui complessità e acutezza continua a essere largamente avvertita». Napolitano lo ha detto ricevendo una delegazione del Comitato nazionale di bioetica presieduto da Francesco Paolo Casavola che nell’incontro ha messo in luce come i progressi scientifici e l’evoluzione della vita mettano sul tavolo questioni nuove per le persone e per la società. Questioni su cui – appunto – il Parlamento preferisce il “buio” o delegare ai tribunali. Lo spiega bene Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, quando dice che «il richiamo di Napolitano ha un fondamento “popolare” nel senso che su testamento biologico o ricerca scientifica ci sia ormai nel Paese una maggioranza sociale di cui la maggioranza politica in Parlamento non si occupa». In realtà già nel zoo6, da poco eletto al Quirinale, Napolitano seguì da vicino e con attenzione la vicenda Welby e invitò il Parlamento a discutere del fine vita, appello che ha ripetuto qualche mese fa dopo aver ricevuto una lettera-appello di Carlo Troilo fatta insieme ai familiari di Mario Monicelli e Carlo Lizzani. E Cappato ricorda che «lo scorso 13 settembre, ormai io mesi fa, è stata presentata una proposta di legge di iniziativa popolare sull’eutanasia legale, la sospensione delle terapie e il testamento biologico. Non solo non si è aperta una discussione ma non è stata fatta nemmeno un’audizione». Dalla parte opposta, c’è chi – in qualche modo – rivendica il silenzio del Parlamento come scelta non-divisiva. Maurizio Sacconi, per esempio, capogruppo di Ncd al Senato si augura che «le espressioni attribuite a Napolitano non significhino sollecitazione al Parlamento affinché deliberi sui temi eticamente sensibili producendo divisioni nella nazione sui principi stessi sui quali è stata fondata, prima ancora della nascita dello Stato unitario, poi recepiti dalla Costituzione». Ma Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, ricorda invece che qualche tentativo si fece anche se senza alcun esito: «Non voglio alimentare polemiche ma ricordo che qualche anno fa si tentò di affrontare con un decreto questa materia e che questo decreto non vide mai la luce». Tra chi provò a produrre un cambiamento c’è Barbara Pollastrini, Pd: «Illuminanti le parole di Napolitano. Governi e Parlamento non possono sottrarsi al dovere di dare norme su materie significative della nostra modernità». Una proposta per rompere il silenzio viene da Cappato: «Visto che Renzi si caratterizza per il suo rapporto diretto con il popolo, si occupi di temi che ormai hanno un largo consenso nell’opinione pubblica e separi la maggioranza politica dalla maggioranza che potrebbe formarsi in Parlamento sulla bioetica».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.