ROMA La battaglia si combatterà al Tribunale civile. Perché dopo i sequestri delle cartelle cliniche e gli interrogatori, l’inchiesta sullo scambio degli embrioni all’ospedale Pertini di Roma va inesorabilmente verso l’archiviazione. Il vuoto normativo non ha consentito al procuratore aggiunto Leonardo Frisani e al pm Claudia Alberti di ipotizzare un reato a carico di chi, per errore, ha impiantato l’embrione fecondato di una coppia nell’utero di un’altra donna che tentava la fecondazione assistita.
Le verifiche del Nas dei carabinieri hanno rilevato soltanto lacune nell’organizzazione del Centro di Infertilità che, adesso, potrebbero portare, alla contestazione di sanzioni amministrative. Nulla di più. Sembra essere caduta anche l’ipotesi dell’esercizio abusivo del centro, perché il Pertini dispone di un’autorizzazione provvisoria, come previsto dalla legge. E così i genitori naturali aprono un altro fronte sperando di ottenere giustizia.
LA BIOLOGA La biologa che il 6 dicembre scorso avrebbe scambiato le provette ha sostenuto di non ricordare «anomalie» durante le operazioni di transfert di embrioni, effettuate, quella mattina, su cinque coppie. Una versione raccolta dai carabinieri dei Nas, diretti dal capitano Dario Praturlon, e già esaminata dai pm. E possibile che la dottoressa, non leggendo bene i cognomi scritti a mano sulla provetta, abbia impiantato gli embrioni della prima coppia nell’utero della donna sbagliata (ora è in attesa di due gemelli) senza rendersi conto dell’errore. Sembra però inverosimile che, al momento del secondo impianto, dopo aver chiamato l’altra aspirante mamma, la biologa e i suoi assistenti, per la seconda volta, non si siano resi conto di avere in mano la provetta sbagliata.
LE TESTIMONIANZE Intanto sono state ascoltate le prime aspiranti mamme sottoposte alla fecondazione quella mattina. L’unica che sarà risparmiata allo stress dell’interrogatorio è la signora in attesa dei gemelli non suoi. I genitori genetici dei piccoli, invece, sono stati ascoltati l’altra mattina. «Quel giorno non ci siamo resi conto di nulla. Ma ora che l’ospedale stesso ci ha dato le prove che i bimbi sono nostri percorreremo le strade necessarie, magari in sede civile».
LA DENUNCIA E stata sentita ieri la coppia che, assistita dall’avvocato Pietro Nicotera, ha fatto scoppiare il caso denunciando alla procura le anomalie. La coppia romana si sarebbe sottoposta alle operazioni di fecondazione il 4 dicembre, e, come accertato poi dai test del dna, non è rimasta coinvolta nello scambio. «Anche quel giorno c’è stata una situazione paradossale», ha ricordato la donna, 37 anni. «Sono stata chiamata in sala operatoria per l’impianto e dopo poco fatta riaccomodare fuori. «Scusi mi ha detto un’infermiera, c’è stato un errore. Era il turno di un’altra signora. E allora ho dovuto attendere ancora mezzora. Ricordo che anche in quel caso il cognome era simile. Non è ammissibile. Ho vissuto col terrore di essere la madre naturale di quei gemellini».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.