Caso Pertini: “Gli embrioni scambiati? Non c’entra la legge 40, è malasanità”

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Espresso.it
Lara Crinò

E’ un caso unico, di cui “non esistono analoghi nella giurisprudenza italiana”; un caso penoso e che fa discutere il Paese, quello degli “embrioni scambiati” all’Ospedale Pertini di Roma. Due coppie si sono rivolte al centro per la procreazione assistita del nosocomio romano. Per errore, a ciascuna donna sono stati impiantati due embrioni dell’altra. In un caso, gli embrioni hanno attecchito; nell’altro no. La signora rimasta incinta di due gemelli, arrivata al punto della gravidanza in cui si fanno accertamenti per individuare eventuali anomalie genetiche, ha scoperto che i bambini che porta in grembo non sono ‘biologicamente’ suoi. Dopo vari accertamenti, qualche giorno fa è stata individuata la coppia dei genitori biologici, poi informati dall’ospedale della situazione.

Una situazione complessa, che giunge a pochi giorni dalla sentenza della Consulta che fa cadere il divieto di fecondazione eterologa incluso nella legge 40, e che però con quel divieto ha in realtà nulla a che fare. Mentre ha molto a che fare, spiega la giurista Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni per la liberta’ di ricerca scientifica, con la malasanità.

“In questi giorni, la sentenza della Consulta e il racconto di questo caso si sono ‘incrociati’ sui media. Ma non bisogna confondere le acque. Qui non si tratta né di fecondazione eterologa né del divieto che ci siamo battuti per far cadere, ma di fecondazione omologa, che la legge 40/04 disciplina (all’articolo 10, lettera d) e per la quale esistono precise linee guida, protocolli di sicurezza conformi alle direttive europee che il nostro Paese ha recepito dal 2007. Qui si tratta di un mancato rispetto dei codici di sicurezza che dovrebbero essere garantiti a chi si rivolge a un centro per la procreazione assistita e che non sono stati rispettati: tracciabilità di cellule, gameti ed embrioni secondo procedure standard. Tutto il Lazio, e qui c’è la responsabilità della Regione non è in linea con la verifica dei requisiti tecnico-scientifici e organizzativi delle strutture”.

In effetti, come sottolinea Gallo, andando sul sito del registro nazionale PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) risulta che ‘La Regione Lazio non ha ancora emanato le autorizzazioni dei centri per l’applicazione di tecniche di PMA – legge 40/2004’. Un gravissimo caso di malasanità (come quello, recente, degli embrioni distrutti all’ospedale romano San Filippo Neri) che si prospetta come un vero e proprio rebus causato dalla mancata applicazione delle norme in vigore.

“Questa situazione è una fattispecie che non è prevista dalla legge” continua Gallo, né si potrebbe prevedere di riempire il vuoto con una norma apposita. Secondo molti giuristi, in Italia il figlio è della madre che lo partorisce. Ma secondo Gallo c’è un’altra possibilità. Che i genitori biologici alla nascita dei gemelli possano reclamarli “appellandosi alla nuovo articolo 240 del codice civile, il quale richiama il primo comma dell’art. 239 cc. L’ipotesi che ricorre è quella di ‘sostituzione di neonato’. Secondo l’art. 248 questa azione può essere esercitata da qualsiasi interessato e, quindi, anche dai genitori biologici”.

La soluzione, che non è certo priva di implicazioni per le due famiglie coinvolte, è la stessa prospettata dal legale della struttura ospedaliera. Ma, conclude Gallo, “situazioni del genere semplicemente non devono accadere. Non serve tirare in ballo il fattore dell’errore umano. Un Paese deve poter garantire a chi affronta il percorso della procreazione assistita che gli verranno impiantati i propri gameti o, in caso di fecondazione eterologa, quelli che sono stati prescelti per loro. L’idea della casualità e dell’errore non è tollerabile”.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.