«Se la Consulta togliesse il divieto saremmo in grado di ripartire da subito con la fecondazione eterologa», assicura Anna Pia Ferraretti, una pioniera delle tecniche di fecondazione assistita. Ginecologa, direttore clinico del Sismer di Bologna, presidente del registro europeo della società per la riproduzione e l’embriologia (Eshre).
Da un putto dl vista tecnico quindi non cl sarebbero problemi? «No, i centri italiani direi che sarebbero pronti da subito. Si tratta di procedure tutto sommato semplici. Le abbiamo eseguite fino al 2004, quando è entrata in vigore la Legge 40o. E da un punto dl vista normativo? «Ci sono le direttive europee che sono in vigore anche in Italia, perché l’Italia le ha già sottoscritte. Non si rischia di cadere nel Far West. In Europa è in vigore il divieto di commercializzazione dei gameti. Immagino però che andrebbero approvate delle nuove lince guida e mi auguro in tempi brevi. Ma intanto, per quanto riguarda la donazione del seme, non vedo problemi a ripartire subito. In tutta Europa esistono centri autorizzati che hanno delle banche db liquido seminale. Senza divieto quelle stesse banche potrebbero fornire il. seme ai centri italianio. E per la donazione di ovocltl? «Le scelte variano da paese a paese. In Francia, per esempio, la normativa è molto complessa, ogni donna infertile deve trovare una donatrice volontaria, che dona in forma anonima a un’altra donna.
In Spagna, possono esserci delle donatrici volontarie ed è previsto anche un rimborso. Regolare questi aspetti potrebbe richiedere un po’ di tempo. Però, nell’attesa, ci sono dei centri che hanno già degli ovociti congelati. Basterebbe il consenso alla donazione da parte delle pazienti che li hanno congelati. Il tutto nel rispetto delle direttive europee esistenti». Nel frattempo quante coppie Italiane vanno all’estero per Yeterologa? «Il dato minimo stimato è di 3-4mila coppie l’anno. C’è un fenomeno sociale che va considerato: c’è una generazione che ormai cerca figli dopo i 38-40 anni. E bisogna tenerne conto. E poi ci sono anche le donne che hanno fatto terapie oncologiche o che vanno in menopausa precoce, anche a vent’anni. Una su Mille circa.
E’ per loro che è nata la donazione di ovociti. Poi vedendo che funzionava è stata utilizza anche per le altre». Ma andare all’estero espone a rischi? «Con l’Eshre stiamo studiando il fenomeno della migrazione procreativa. In alcuni paesi come la Spagna, Gran Bretagna, Belgio, Repubblica Ceca c’è una regolamentazione precisa, i dati sono trasparenti, pubblici. In altri paesi, come la Russia o la Grecia, non c’è trasparenza, dipende dalla serietà del centro». Come si fa a scegliere? «Questo è un problema, nel 2004 addirittura sembrava che noi medici non potessimo neppure parlare di ovodonazione o dare un consiglio. Io se qualcuno me lo chiede spiego che in Spagna, per esempio, c’è una legge che regolamenta i centri, altrove no. Dopodiché ogni paziente prende i suoi contatti».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.